Profughi, dopo la protesta porte aperte della struttura: ecco come vivono

AGGIORNAMENTO – Corte Bossina, appena fuori città, sulla strada Caorsana, direzione Cortemaggiore. E’ qui, in un cascinale dall’ aspetto apparentemente normale, all’ esterno, che sono alloggiate 53 persone. Si tratta di profughi provenienti da Bangladesh, Mali, Nigeria, Congo, Guinea Bissau.

Raggiungiamo la struttura percorrendo una stradina sterrata e piena di buche che diventano pozzanghere a causa della pioggia battente che accompagna il nostro tragitto.

I rifugiati ci accolgono mostrandoci le condizioni in cui vivono. Al piano di sotto è freddo, i termosifoni sono appena tiepidi e non bastano a scaldare gli ambienti.

Qui ci sono dei banchi ed una lavagna, un’ aula improvvisata in cui gli ospiti della struttura seguono dei corsi di lingua italiana ma con poco successo, a giudicare dalle difficoltà che hanno a esprimersi nella nostra lingua. Quindi dobbiamo cercare di farci capire in francese, per quel po’ che ci ricordiamo da reminiscenze scolastiche.

Una TV è sintonizzata su RaiSport e trasmette una partita che nessuno sta guardando. Una sola TV per 53 persone ci dicono appena facciamo il nostro ingresso nella struttura. Al piano di sopra, l’ aria è un po’ più calda ma è un’ aria viziata. I letti sono stipati in stanze dove dormono 8, 10 o 12 persone, l’ illuminazione è scarsa e ci sono ovunque piatti di pasta avanzata.

Mangiare ogni giorno pasta, a pranzo e cena non va loro bene, chiedono del riso e una quantità maggiore di cibo. Uno di loro ci mostra un contenitore con delle polpette quadrate, fatte con carne macinata. Quella quantità deve bastare per 53 persone.

Fuori dalla struttura ci sono alcune biciclette e ci dicono che con quelle condizioni diventa complicato dover raggiungere, per esempio, l' ospedale in caso di necessità.

Le docce e i servizi igienici insufficienti sono un altro dei problemi, con l’ acqua calda che manca. Molti di loro dormono senza lenzuola, con una coperta estiva e su un cuscino sporco, con la federa strappata. Lamentano, tra le altre cose, anche l’ assenza di internet, un modo in più per poter comunicare con le loro famiglie lontane, rimaste nei paesi di origine.                       

Nico Genovese 


Si è svolta questa mattina la protesta di una cinquantina di profughi, per la maggior parte alloggiati in località Corte Bossina a Le Mose, proprio davanti al palazzo della Prefettura. I richiedenti asilo, come in passato, sono tornati a manifestare per chiedere, a quanto pare, maggiore chiarezza sul loro futuro e sulla possibilità del rinnovo dei documenti che gli servirebbero per poter circolare sul suolo italiano. Un sit in pacifico, che non ha lasciato indifferente i funzionari della Prefettura, che infatti hanno avviato le trattative. Gli stranieri, provenienti da vari paesi, inoltre lamentano varie mancanze nella gestione della struttura. Sono 51 e da mesi "viviamo con gli stessi vestiti, che ci hanno dato all'arrivo". Non solo, visto che hanno segnalato anche di avere a disposizione "solo un bagno per tutti, con le conseguenze che potete immaginare, oltre al cibo che vi viene proposto, che non è adeguato alle esigenze delle varie nazionalità". Insomma, l'esposto di Marco Colosimo, che questa mattina si è presentato in Procura proprio per vederci chiaro sulla gestione delle strutture di accoglienza, sembra essere arrivato proprio nel momento di massima tensione di questi migranti. 

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