Poetry Break- una donna moderna e tormentata: Antonia Pozzi

La puntata del 15 marzo è dedicata a una voce molto interessante della poesia italiana, un'autrice che fino a pochi anni fa era sconosciuta a tanti. Vissuta nella prima parte del secolo scorso, Antonia Pozzi (1912-1938) ha avuto una vita breve ma molto intensa. Infatti a soli ventisei anni si tolse la vita con un'overdose di barbiturici. Una fine che ricorda molto alcune giovani popstar maledette dei giorni nostri, scomparse troppo presto, come Amy Winehouse o Kurt Cobain. Giovane nobildonna milanese, si ribellò ben presto alla famiglia coltivando amori anticonformisti ( tra cui quello con il suo docente di latino e greco), contrastati dal severo padre, e tre grandi passioni: la letteratura, la fotografia e la montagna lombarda, fonte di grande ispirazione e luogo dove trovava pace la sua anima inquieta.

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Un'italianista che la conobbe all'università disse che “il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull'orlo degli abissi. Era un'ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare. La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili”

Di Antonia Pozzi, recentemente riscoperta in Italia ( è anche uscito l'anno scorso un film “Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa. Antonia Pozzi (1912-1938)”  di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania.

Della sua poesia, forte, libera e piena di spirituale ardore ho scelto questa lirica letta dalla bellissima voce di Anna Rosa Zanelli

 

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.
Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

( Antonia Pozzi)

Questa poesia è stata citata da Eugenio Montale come esempio di purezza di suono e nettezza di immagine. Antonia Pozzi nella sua tesi di laurea su Gustave Flaubert termina con una citazione dallo scrittore francese.  «Noi siamo soli, Soli, come il Beduino nel deserto. Bisogna che ci copriamo il viso, che ci stringiamo nei mantelli e che ci gettiamo a testa bassa nell'uragano>>

A questa poesia ho pensato di abbinare la canzone “Halleluja” scritta da Leonard Cohen e cantata da diversi interpreti tra cui ho scelto Jeff Buckley, che forse ne ha cantato la versione più celebre e che condivide con Antonia il destino di essere morto troppo presto, a soli trent'anni nel 1997

Il testo recita:

 

Beh, la tua fede era forte ma avevi bisogno di prove

L'Avevi vista fare il bagno sul tetto

La sua bellezza e la luce della luna tutto intorno

E lei ti ha legato alla sua sedia della cucina

Ha rotto il tuo trono e ti ha tagliato i capelli

E dalle tue labbra ti strappo l'Hallelujah…

 

Tre anime: quella di Antonia, quella di Leonard Cohen e di Jeff Buckley rivolte al mistero di Dio e dell'universo, in un canto, in una poesia, in un atto di fede. Magia della poesia e della musica!

 

Vi aspetto alla prossima!

 

 

 

 

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