Chiusura Sosta Forzata, don Rigoldi: “Peccato perdere metodo di rieducazione”

 Don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per minorenni “Beccaria” di Milano, è stato ospite nel pomeriggio a Piacenza, venerdì 17 aprile, per presentare e discutere del suo ultimo libro: “Non amate troppo Dio, la felicità è anche di questa terra”. Ad affiancarlo, all’auditorium Sant’Ilario dove si è tenuto l’incontro con il pubblico, gli assessori comunali Tiziana Albasi e Stefano Cugini, il garante per i diritti delle persone private della libertà Alberto Gromi e la giornalista Patrizia Soffientini. 
Il dibattito è stata l’occasione per affrontare i temi del disagio giovanile, dell’educazione e della fiducia nelle nuove generazioni, a partire dalla testimonianza di don Rigoldi che, nel 1972, scelse e ottenne di prestare servizio come assistente spirituale accanto ai giovani detenuti, fondando, l’anno successivo, l’associazione Comunità Nuova e, nel 1999, la Onlus Bambini in Romania. “Il contesto in cui crescono i giovani incide sulla loro formazione. Ecco perché molti si perdono. Mancano punti di riferimento, adulti consapevoli e padri che sappiano indirizzare” ha detto, aggiungendo: “I ragazzi sono nuovi alla vita e imparano dagli adulti che gli stanno attorno: la famiglia, la scuola ma anche i nuovi mezzi di comunicazione e spesso manca una guida e soprattutto la relazione con l’altro. Anche gli insegnanti hanno una grossa responsabilità perché dovrebbero cercare di costruire un dialogo. A scuola dovrebbero insegnare l’amore”.

Cittadino benemerito di Milano e Cavaliere della Repubblica, insignito della laurea honoris causa dell’Università degli Studi di Milano in Comunicazione pubblica e d’impresa, don Gino Rigoldi è autore di numerosi volumi incentrati sulla solidarietà e sulla vicinanza ai più deboli. Anche per questo ha sentito di esprimersi sulla chiusura di “Sosta Forzata”, il giornale del carcere di Piacenza: “E’ un peccato perché ogni forma di dialogo e conoscenza può essere uno sfogo importante per un detenuto e anche una forma di rieducazione”.

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