Tubercolosi, un caso tra i profughi “piacentini”. L’Asl: nessun altro contagio

Tubercolosi tra i profughi africani appena arrivati a Piacenza. Si tratta di un giovane della Costa d'Avorio che in questo momento si trova ricoverato nel reparto Malattie infettive dell'Ospedale di Piacenza. Dovrà curarsi ma le sue condizioni sono buone, fanno sapere dall'Ausl piacentina che ci tiene anche a precisare che nessun altro degli immigrati arrivati in città con l'ultima "ondata" (sono 15 in tutto) è risultato positivo alle analisi e nemmeno gli operatori sanitari che li hanno accolti risultano contagiati. La macchina dei controlli ha dunque funzionato: è bastato riscontrare i sintomi tipici della Tbc (tosse e febbre alta) per far scattare le analisi e per raggiungere in tempi rapidi la diagnosi evitando così altri casi. 

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"Il precoce riconoscimento del caso – scrive l'Ausl in una nota – è stato reso possibile grazie alla collaborazione che l'ambulatorio Immigrati dell'Ausl di Piacenza (che fa capo al reparto di Malattie infettive dell'ospedale di Piacenza) ha attivato dal marzo 2014 con la Prefettura di Piacenza. Come da indicazione regionali, infatti, tutti migranti richiedenti asilo trasferiti nella nostra Provincia vengono abitualmente sottoposti a visita e screening per le principale malattie infettive e successivamente avviati a un percorso di vaccinazioni dedicato. 
Come accade in tutti i casi di diagnosi di tubercolosi è stato attivato il protocollo per l'individuazione dei contatti a rischio con inchiesta epidemiologica eseguita dal Dipartimento di Sanità pubblica. I 14 migranti che hanno viaggiato con il paziente e il personale di accompagnamento sono stati quindi sottoposti a controlli. La Pneumologia, anche sulla base della documentazione clinica dei centri dove erano stati precedentemente accolti i migranti, ha effettuato le indagini cliniche necessarie. Dai primi accertamenti non sono emerse altre situazioni a rischio.
Nella provincia di Piacenza si registrano normalmente tra 30 e 35 casi all'anno. Questo è il primo caso che interessa direttamente o indirettamente un migrante . reso atto che la accoglienza dei migranti interessa la nostra provincia da diversi anni si può affermare che nn si ravvisa un rischio specifico.
La tubercolosi è una malattia contagiosa causata da un batterio, il Mycobacterium tuberculosis o bacillo di Koch, che si trasmette per via aerea (tramite saliva, starnuto o colpo di tosse). Non necessariamente tutte le persone contagiate dal batterio della Tbc si ammalano. Si calcola che solo il 10-15% delle persone infettate dal batterio potrà sviluppare la malattia nel corso della sua vita. 
Solamente le persone che sono state in stretto contatto, per periodi prolungati e in ambienti chiusi e scarsamente ventilati con un malato colpito da tubercolosi polmonare aperta e bgacillifera, possono essere contagiati e ammalarsi. La trasmissione del bacillo all'aria aperta o in occasione di contatti rapidi o distanti è eccezionale.
La tubercolosi polmonare può essere considerata contagiosa quando il batterio è presente nell'escreato e può essere visibile all'esame microscopico diretto. Al contrario, la sola positività dell'esame colturale non è sinonimo di contagiosità.
I sintomi della Tbc sono tosse, febbre, sudorazioni, perdita di peso e dolore toracico. La diagnosi precoce per la presenza di Mycobacterium è quella effettuata a livello microscopico sull'espettorato della persona.
La tubercolosi è una malattia fortemente associata alle condizioni in cui vivono le persone. L'abbassamento delle difese immunitarie è il fattore principale per lo sviluppo della malattia tubercolare e può dipendere dal fatto di vivere in condizioni igieniche molto scarse e di soffrire di uno stato di malnutrizione e cattive condizioni generali di salute.
La terapia, efficace nel quasi 100 per cento dei casi, è costituita da un'associazione di almeno quattro antibiotici che devono essere assunti per un periodo non inferiore ai sei mesi e che di norma rendono il paziente non più contagioso nel giro di pochi giorni". 

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