Jobs Act alla luce dei dati della Provincia. Taddei (Pd) risponde ai sindacati

Jobs Act sotto la lente d'ingrandimento nell'incontro che si è svolto questo pomeriggio nella sede dell'ex circoscrizione 3 in via Martiri della Resistenza e che ha visto come protagonista Filippo Taddei, responsabile Economia e lavoro del Pd, pronto a illustrare le linee guida del provvedimento entrato in vigore a marzo di fronte ai rappresentanti sindacali e del mondo imprenditoriale. Un'occasione anche per fare il punto sui dati dell'osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia di Piacenza che hanno trovato letture contrastanti.

I dati della Provincia in breve 

Nei due mesi dall'introduzione del Jobs Act, gli avviamenti al lavoro con forme di contratto a tempo indeterminato sono 865 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un saldo percentuale pari al +62%, mentre i contratti a tempo determinato hanno subito una riduzione percentuale del 10%. Il 43% dei nuovi contratti a tempo indeterminato avviamenti nel primo semestre del 2015 riguarda poi giovani sotto i 35 anni, con un incremento del 5% rispetto all'anno precedente. Mentre, per quanto riguarda le nuove assunzioni, il saldo complessivo nel primo semestre del 2015 rispetto al 2014 è di 547 unità, di cui però una parte importante (275) è costituita da contratti di tirocinio.

Il dibattito tra Pd e i sindacati

C'è però da essere fiduciosi secondo Taddei, che ha ribadito la bontà del provvedimento nel favorire stabilizzazione per i lavoratori precari e nuove assunzioni: L'obiettivo del Jobs Act è duplice – ha spiegato. “Favorire la creazione di lavoro senza chiedere sacrifici ai lavoratori e creare buon lavoro: in Italia il lavoro stabile ha un grande vantaggio, quello di trasferire molte più competenze ai lavoratori, dargli condizioni lavorative migliori e migliorare la loro produttività. Dal punto di vista dell'occupazione giovanile abbiamo cercato una soluzione attraverso l'introduzione di più flessibilità in uscita. Se consentiamo alle imprese di avere qualche margine di flessibilità in più in uscita è probabile che quella flessibilità verrà compensata in nuovi posti di lavoro per i giovani”.
Non dello stesso parere Gianluca Zilocchi, segretario della Cgil, che ha ravvisato diversi elementi di criticità nel provvedimento: “Ci troviamo di fronte a una semplice trasformazione da alcune tipologie contrattuali ad altre, senza un sostanziale aumento dell'occupazione. Il modello proposto è quello di un contratto a monetizzazioni crescenti che non conserva le garanzie di un tempo. Nella provincia di Piacenza il travaso dal tempo determinato a quello indeterminato è di circa mille unità, ma il saldo occupazionale resta pressoché invariato”.
Più ottimista Marina Molinari di Cisl che commenta: “Non è con un decreto che modifica le forme contrattuali che si creano nuovi posti di lavoro, ma si danno comunque segnali come quello della forte centralità del tempo indeterminato come forma prevalente di lavoro”.
A fargli eco Giovanni Struzzola dell'Unione Commercianti: “E' un provvedimento con cui si guarda ai giovani e al futuro del mondo del lavoro. Quel che manca ancora è incidere sulla riduzione del costo del lavoro, vero responsabile della difficoltà a creare nuova occupazione”.
Dal punto di vista dei datori di lavoro – ha aggiunto Giuseppe Cella di Confindustria – con questo provvedimento si aiutano le piccole e medie imprese la cui preoccupazione era porre termine a un rapporto di lavoro in caso di difficoltà. In quel caso si apriva una fase di giudizio che significava incertezza dei costi e rischio di chiusura a causa delle sentenze. Nella riforma vediamo un segno di cambiamento che va nella giusta direzione. Non si creeranno nuovi posti di lavoro semplicemente dando incentivi o cancellando l'art.18, ma certamente siamo di fornte a un'inversione di tendenza rispetto agli anni passati. La strada è tracciata, ora occorre completarla”.   
 

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