Morì per emorragia, le infermiere: “Intervento senza alcuna complicazione”

"Fu una canonica operazione di peritonite alla quale il paziente reagì in modo del tutto normale. Non vi furono perdite di sangue e l'intervento si svolse in assoluta tranquillità". Così le infermiere professionali intervenute come testimoni della difesa nel processo a carico di sette medici piacentini, tra cui diversi chirurghi, sei dei quali accusati di omicidio colposo e uno di omissioni d'atti di ufficio. Nell'udienza odierna (9 luglio) celebrata di fronte al collegio presieduto dal giudice Italo Ghitti, le infermiere hanno riferito della loro partecipazione all'intervento nei confronti di un piacentino di 55 anni, deceduto all'Ospedale Guglielmo da Saliceto (Piacenza) alla fine del gennaio 2013 per un'emorragia provocata dal "diverticolo di Meckel" (anomalia del tubo digerente). I testi hanno spiegato come il primo intervento sul paziente iniziò poco prima delle 22 e che "non diede vita a particolari complicazioni". "Come accade nella prassi subito dopo l'operazione, terminata alle 00,20, il paziente venne tenuto in osservazione prima di essere riportato in Reparto. I valori erano del tutto normali" hanno detto, aggiungendo "che dop l'operazione gli furono somministrati degli antidolorifici come si è soliti fare in casi analoghi". In base alla ricostruzione dell'accaduto fu durante quella nottata che le condizioni del paziente precipitarono e costrinsero i medici di turno, quelli reperibili e  parte dell'equipe infermieristica ad essere richiamati in servizio. L'emorragia si rivelò tuttavia fatale nonostante il disperato tentativo dei medici di rianimarlo. Il collegio ha poi rinviato il processo al prossimo primo ottombre per ascoltare ulteriori testimoni.

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