Sponde e argini allo stato brado, l’Arda rimane “una bomba a orologeria”

 E’ stato definito “una bomba a orologeria” dal presidente del Consorzio di Bonifica, Fausto Zermani, durante l’assemblea pubblica che si era svolta a Roncaglia. Parliamo del torrente Arda, che fortunatamente lo scorso 14 settembre scorso non è esondato solo grazie alla diga di Mignano, che è stata chiusa per tempo e ha scongiurato il disastro che invece si è registrato in Valtrebbia e Valnure.

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Ma il pericolo appare incombente, anche a causa delle sponde e degli argini, che sono lasciati allo stato brado, come potete vedere nelle foto in allegato e scattate da alcuni cittadini di Cortemaggiore. 
Per questo il sindaco del Comune magiostrino, Gabriele Girometta, è tornato a lanciare l’allarme e a chiedere alla Regione di intervenire: “I problemi sono sempre quelli che portarono alle esondazioni di inizio aprile nella frazione di San Martino. In seguito abbiamo avuto un incontro con l’assessore regionale Paola Gazzolo e con gli enti preposti dove erano state fatte delle promesse ma ad oggi nessuna è ancora stata rispettata. Ora, però, si avvicina la stagione invernale, e l’Emilia Romagna dovrebbe mettere a disposizione risorse per mettere in sicurezza il torrente. Non si può aspettare che arrivino le alluvioni”. 

L’Arda nasce a circa 1250 metri di quota dalle pendici del Monte Lama, non lontano dalla località Teruzzi, nell'Appennino piacentino, sullo spartiacque dei comuni di Morfasso e Bardi. Dopo circa 15 km è sbarrato da una diga artificiale, che da origine ad uno specchio d'acqua, denominato Lago di Mignano, un tempo utilizzato come fonte di energia idroelettrica ma che attualmente ha solo la funzione di riserva idrica. Il torrente lambisce Lugagnano e Castellarquato, quindi sbocca in pianura, dove attraversa i Comuni di Fiorenzuola, Cortemaggiore e Villanova sull'Arda. Insomma, tutti paesi molto popolati e che sono a rischio alluvione se nessuno penserà di intervenire. 

Lo ha confermato lo stesso primo cittadino Girometta: “Quello che è accaduto in Valnure poteva succedere anche qui. Nella diga il 14 settembre scorso entravano 270 metri cubi al secondo di acqua, quando la portata massima dell’Arda in queste condizioni è sui 65, mentre invece dovrebbe essere almeno sugli 80. Senza diga avremmo contato i danni. Spero che la Regione si faccia carico di mettere i soldi a disposizione per gli interventi. Prima di tutto per pulire le sponde e mettere in sicurezza gli argini, poi per costruire le casse di espansione. Poi c’è anche un problema con la filiera dell’emergenza: dall’inizio del 2015 abbiamo avuto 91 allerte meteo, però senza che siano chiare sui rischi che corriamo di volta in volta. Sfido chiunque a verificare se nell’ultimo anno abbiamo avuto 91 momenti di forte rischio? Per l’Arda la frequenza delle esondazioni è ogni 5 anni, non ogni 500, per cui il rischio è rilevante”.

Lo aveva spiegato, come abbiamo ricordato, il presidente del Consorzio di Bonifica, Fausto Zermani: “Dobbiamo rivedere il rapporto delle popolazioni che vivono sui fiumi e la natura. Ormai siamo in un ecosistema artificiale, visto che abbiamo costruito in zone che prima erano il letto dei bacini e questi non fanno altro che tentare di riprendersi quello che era loro. Va bene pensare a fiumi salvaguardati dal punto di vista ambientale ma vanno puliti, curati ed è necessario sburocratizzare tutte le procedure per poterlo fare, premiando anche quei cittadini che intendono farlo di loro iniziativa o per interessi privati. Basta regolamentare". E aveva poi messo in guardia: "Oggi parliamo di Trebbia e Nure, ma l'Arda e la diga di Mignano, con quest’ultima che da 40 anni assolve un compito straordinaro e non suo, sono una bomba a orologeria"

FOTI (FDI-AN): "QUALI MISURE REGIONE PER MESSA IN SICUREZZA VAL D'ARDA?

“Anche di recente – con una pubblica presa di posizione – il sindaco di Villanova sull'Arda ha rivolto un appello affinché si mantenga alta l'attenzione sulle criticità idrogeologiche della Val d'Arda. Il sindaco ha reso noto, altresì, di avere inviato al riguardo una lettera all'assessore regionale Paola Gazzolo, al Servizio tecnico dei bacini e affluenti del Po della Regione Emilia Romagna, ad Aipo e al prefetto di Piacenza volta a rappresentare la situazione attuale della zona e la necessità d'interventi per evitare che in futuro fatti drammatici – quali quelli verificatisi recentemente in Val Nure e in Val Trebbia – non si ripetano anche in Val d'Arda”. Lo scrive Tommaso Foti (Fdi-An) in una interpellanza al Presidente Bonaccini.

"La situazione che si può determinare in caso di sfavorevoli eventi atmosferici lungo l'asta dell'Arda – sostiene il consigliere regionale di Fratelli d'Italia – è conosciuta e risaputa da tutti. Così come altrettanto noti sono gli interventi necessari per una messa in sicurezza dei territori in questione:  rinforzo delle arginature che in alcuni punti risultano insufficienti; realizzazione di casse di espansione previste a suo tempo a monte di Fiorenzuola; manutenzione dell'alveo che ora è con presenza di vegetazione spontanea a volte anche di dimensione importante, anche seccaginosa, che determina un forte rallentamento del deflusso delle acque; ripristino di cedimenti spondali causati dal repentino innalzamento del livello delle acque e successivo abbassamento; interventi sul ponte di Villanova, che costituisce un vero e proprio collo di bottiglia, un restringimento dello spazio di scorrimento a guisa di clessidra".
Foti chiede, quindi, alla Giunta Regionale se, alla luce della detta situazione, "ben nota sia agli uffici tecnici della Regione sia all'assessore competente per materia", la Regione abbia assunto "auspicabili iniziative al riguardo, quali esse siano e quali finanziamenti sono stati specificatamente destinati".
Il consigliere di Fratelli d'Italia chiede anche "se e quali risultati sono stati conseguiti per ottenere dal Governo, segnatamente dal ministero dell'Ambiente, i fondi necessari – quantificati in circa 2,5 milioni di euro – per finanziare i lavori di messa in sicurezza generale del torrente Arda".

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