Unioni civili e Ddl Cirinnà, la manifestazione “sveglia” arriva a Piacenza

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 “Non si può più essere contrari ai diritti civili: immaginatevi una manifestazione contro i diritti dei cittadini italiani ebrei”. E’ sicuramente una provocazione, però è anche attraverso frasi come questa che si sta svolgendo un dibattiti sempre più infuocato sul disegno di legge Cirinnà, che verrà discusso a breve in Senato. Per questo il 23 gennaio si ritroveranno in Piazza Duomo a Piacenza gli aderenti de l.'A.T.Omo. Arcigay Piacenza, Agedo e Famiglie Arcobaleno, insieme ad Amnesty International e Unione degli Studenti, per chiedere uguaglianza di diritti per la sfera Lgbt. #SVEGLIATITALIA, questo il titolo, sarà una mobilitazione che vedrà coinvolte 50 piazze italiane e anche in città ci saranno interventi, testimonianze e un flashmob. “È importante esserci per far sentire la nostra voce” ha voluto spronare Davide Bombini, consigliere de l’A.T.Omo. Arcigay.

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Il quale ha continuato: “Sarà una mobilitazione a pochi giorni dalla discussione del Ddl Cirinnà, che non è la nostra legge, vorrei ricordarlo, ma sarà utile a presidiare quanto avverrà in Senato. Siamo in contatto con alcuni amministratori locali, per chiedere gesti simbolici, però importanti, come istituire il registro delle coppie di fatto o un tavolo provinciale contro le discriminazioni su base omofobica. Per questo sarà importante partecipare, affinché finalmente si smuova qualcosa, visto che nel Piacentino siamo indietro rispetto ad altre realtà. L’invito è quindi per il 23 gennaio alle 15 in piazza Duomo e chiediamo di portare una sveglia, meglio se una di quelle vecchie che fanno molto rumore, per partecipare a un divertente flash mob”.

IL DDL CIRINNA' – Al Senato arriva il cosidetto Ddl Cirinnà bis che recepisce alcune modifiche suggerite dalle audizioni dei costituzionalisti e dal lavoro di elaborazione degli ultimi mesi. Il progetto di legge è composto da due Capi: nel primo viene trattato il tema delle unioni civili formate da persone dello stesso sesso, nel secondo invece viene trattato il tema della famiglia di fatto, che è formata naturalmente anche da persone di sesso diverso. Unioni civili per le coppie omosessuali Nel primo Capo si introduce per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale tutelata ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione. Non quindi un’apertura al matrimonio egualitario, ma ,con la sua approvazione, le coppie composte da persone dello stesso sesso, qualificate come "specifiche formazioni sociali", potranno usufruire del nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile. Secondo il disegno di legge si potrà costituire un’unione civile fra persone dello stesso sesso con una dichiarazione dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, in presenza di due testimoni. I soggetti dell’unione potranno scegliere il regime patrimoniale e la loro residenza; potranno anche decidere di assumere un cognome comune. Di fatto la legge inserisce nel diritto di famiglia un nuovo istituto, diverso dal matrimonio, ma che si può equiparare al matrimonio per diritti e doveri, che si applica solo alle coppie gay. Non possono contrarre l’unione civile persone già sposate o che hanno già contratto un’unione civile; persone a cui è stata riconosciuta un’infermità mentale; oppure persone che sono tra loro parenti. Con l’unione civile tra persone dello stesso sesso, “le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenuti a contribuire ai bisogni comuni”. Il testo estende ogni diritto sociale e previdenziale previsto per gli sposati anche ai gay che si uniranno civilmente, quindi anche la pensione di reversibilità. Per sciogliere l’unione civile si deve ricorrere al divorzio. Cosa succederà alle adozioni? L’articolo più controverso è quello che riguarda stepchild adoption (articolo 5, vale a dire l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner). Questo articolo permette l’adozione cosiddetta “non legittimante” del figlio del o della partner. Nel progetto di legge viene esclusa l’applicabilità dell’istituto dell’adozione legittimante: per le coppie dello stesso sesso unite civilmente non sarà possibile, quindi, adottare dei bambini che non siano già figli di uno dei o delle componenti della coppia. E’ un particolare tipo di adozione tale per cui, fra l’altro, chi adotta non acquista diritti successori nei confronti dell’adottato, ma assume tutti i doveri che incombono sul genitore nei riguardi del figlio. Convivenze di fatto Nel secondo capo della legge si parla invece del riconoscimento della convivenza di fatto sia tra coppie di omosessuali sia tra coppie di eterosessuali. La convivenza di fatto viene riconosciuta alla coppie di maggiorenni che vivono insieme e che non hanno contratto matrimonio o unione civile. I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi in caso di malattia, di carcere o di morte di uno dei due coniugi. Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Nel caso di morte di uno dei due conviventi che ha anche la proprietà della casa di convivenza comune, il coniuge superstite ha il diritto di stare nella casa. E inoltre in caso di morte il coniuge superstite ha il diritto di succedere all’altro coniuge nel contratto d’affitto. I conviventi possono stipulare un contratto di convivenza per regolare le questioni patrimoniali tra di loro. Il contratto di convivenza può essere sciolto per accordo delle parti, per recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra uno dei conviventi. In caso di scioglimento del contratto di convivenza il giudice può riconoscere a uno dei due conviventi il diritto agli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

 

LA NOTA DEL PARLAMENTARE PD MARCO BERGONZI SUL DDL CIRINNÀ

Il 26 gennaio prossimo l'aula del Senato esaminerà il ddl sulle unioni civili, vorremmo in proposito esprimere alcune convinzioni.

Siamo convinti dell'esigenza di garantire e normare i diritti e i doveri delle coppie omosessuali e questo non solo per ottemperare ai rilievi della Corte di giustizia europea e della corte costituzionale, ma perché riteniamo doveroso e opportuno un intervento legislativo che metta fine ai troppi ritardi e rinvii accumulatisi nel tempo.

È apprezzabile che il PD abbia riconosciuto trattarsi di materia eticamente sensibile sulla quale un partito plurale non può che conferire libertà di voto ai propri parlamentari. Come, del resto, è stabilito a chiare lettere nello statuto del PD. Ciononostante, ferma restando tale soluzione "di ultima istanza", proprio in quanto animati da spirito unitario e senso di responsabilità, non ci rassegniamo alla divisione. Il nostro auspicio e il nostro impegno sono tesi alla ricerca, sino all'estremo limite, di una mediazione alta e condivisa dentro il PD.

Un passo importante, in tale direzione, lo si è fatto nel definire le unioni civili come "formazioni sociali specifiche". Tuttavia, per assicurare coerenza logica e normativa a tale opzione concepita allo scopo di marcare la differenza rispetto alla famiglia naturale fondata sul matrimonio ex art. 29 Cost., è nostra convinzione che, sul testo in esame, si debbano apportare alcuni correttivi.

In particolare chiediamo:

1) una riformulazione giuridicamente più coerente degli art. 2, 3 e 4 che eviti i rimandi pedissequi alle norme del Codice civile sul matrimonio ivi considerato nella sua accezione costituzionale, sanando così le contraddizioni e ambiguità ora presenti;

2) che, in premessa, il riferimento all'art. 2 della Costituzione sia reso esplicito;

3) che l'art. 5 che introduce la cosiddetta "stepchild adoption" sia stralciato e rinviato ad una riforma più organica degli istituti paragenitoriali, ovvero sostituito con soluzioni normative che, nel garantire piena tutela ai diritti dei minori, evitino di legittimare o incentivare comportamenti gravemente antigiuridici.

Lo ribadiamo: ci anima uno spirito unitario, la tensione a realizzare, per quanto possibile, un consenso largo, non solo nel PD, nella maggioranza che sostiene il governo, e nel parlamento, ma soprattutto nel paese. È dovere del legislatore, in tema di diritti civili, farsi carico dell'obiettivo di non lacerare il paese, e di evitare che le leggi al riguardo subiscano cambiamenti ad ogni avvicendamento delle maggioranza politiche. In breve, ci si deve dotare di uno spirito largo e di uno sguardo lungo.

 

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