Spaccio in città, chiesti fino a 5 anni di carcere. Le difese: mancano prove

Da un minimo di 4 mesi di reclusione a un massimo di 5 anni. Queste le richieste formulate dal piemme Antonio Colonna nel processo sull’inchiesta della polizia Bunker, operazione antidroga che tra l’agosto del 2009 e il giugno del 2010 portò l’allora squadra narcotici della questura di Piacenza a indagare a piede libero una decina di stranieri per detenzione ai fini di spaccio. Il procedimento con rito abbreviato che si sta celebrando di fronte al giudice Adele Savastano riguarda sei imputati: quattro albanesi, un marocchino e un italiano. Secondo la procura, che per le indagini si è avvalsa in modo massiccio delle intercettazioni telefoniche, un clan di albanesi era riuscito a radicare sul territorio piacentino una fiorente attività di spaccio di droga che serviva clienti piacentini e non solo: cocaina, hascisc e marijuana. La rete si sarebbe avvalsa di corrieri e pusher di varie nazionalità. Agli imputati vengono contestati diversi episodi di cessione di droga con quantitativi differenti.

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Tre albanesi, per i quali sono arrivate richieste di 5 anni, di un anno e di 2 anni, sono difesi dall’avvocato Maria Elena Concarotti; 4 anni e 6 mesi per un altro albanese difeso dall’avvocato Alida Liardi; 4 mesi per un italiano assistito dall’avvocato Carlo Bonino; e un anno e 8 mesi per un marocchino difeso dall’avvocato Stefano Lavelli. Per i rispettivi clienti le difese hanno chiesto l’assoluzione convinte che “non sussistano le prove del reato di spaccio”. La sentenza è fissata per il 12 febbraio.

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