Minori contesi, nascosti all’estero, scomparsi: oltre 200 casi da inizio anno

Utilizzare (termine non scelto a caso) i figli per ferire e colpire il coniuge da cui ci si sta separando. Una pratica purtroppo sempre più diffusa, un istinto più che una pratica forse, certamente una strategia che vede lo stesso figlio come unica e vera vittima. Perché i bambini sono spugne e assorbono tutto alla perfezione, e questo genere di ferite non fa eccezione. Quando si creano situazioni di questo tipo la prima a intervenire è la Sezione Minori della Divisione Anticrimine della Questura di Piacenza, rappresentata dall’ispettore Michele Mauro e dall’Assistente Capo Maria Pilone: quando emerge una situazione delicata e problematica gli agenti intervengono nel tentativo di comprendere la reale portata della situazione, capire le condizioni in cui è costretto a vivere il figlio minorenne, raccogliere il malessere che si viene a creare tra i due coniugi e che spesso trova sfogo in querele e denunce: “Il nostro primo compito è cercare di riportare alla ragione i due genitori, far capire loro che la vera vittima della guerra tra padre e madre è il figlio. Spesso i coniugi si fermano a riflettere su questo aspetto, magari aiutati anche da avvocati che mettono l’umanità al primo posto. Spesso invece le situazioni critiche sono talmente incancrenite che i due genitori non si smuovono dalle loro posizioni in cui si sono arroccati” racconta l’ispettore Mauro. Da inizio anno sono già 50 i casi che la Sezione Minori ha dovuto seguire, il 42% dei quali si è chiuso tra le mura della Questura, con i genitori convinti a ritirare denunce e querele e decisi a iniziare una fase di dialogo mettendo da parte le urla e le ripicche, se non altro per il bene dei propri figli. Se la situazione non si sblocca subentrano i servizi sociali e nei casi più gravi la Procura dei Minori di Bologna.

Ma vi sono altri casi in cui il genitore decide di farsi giustizia da sé, prende a forza i figli e li porta all’estero, magari nel Paese d’origine: a Piacenza sono stati 15 i casi del genere dal 2012, con figli minorenni condotti a forza in Polonia, Albania, Germania, Olanda. O al contrario, genitori che hanno condotto qui in Italia i figli, lontano dalla madre o dal padre, da Paesi come Ecuador, Polonia e Santo Domingo: quattro i casi attualmente gestiti dai funzionari della questura. "Sono casi difficili da risolvere perché agire da un Paese all’altro richiede processi complicati, entrano in gioco i consolati e anche se ci si trova di fronte al reato di sottrazione di minore non è semplice coinvolgere soggetti come l’Interpol. Almeno all’inizio ci si deve accontentare di avere notizie dei propri figli, al massimo vederli per un breve arco di tempo, e da questo punto di vista sono preziosi enti come il Telefono Azzurro che agisce contando su un network di associazioni simili e che molto spesso riesce a entrare in contatto con il minorenne”. Le vicende seguite recentemente dalla Sezione Minori di Piacenza sono le più varie. In un caso una madre albanese e le due bambine di 7 e 8 anni vessate da un marito e padre violento erano state aiutate dai Servizi Sociali e condotte in una struttura protetta. Il padre, dopo aver scoperto il loro alloggio, ha letteralmente rapito le figlie e le ha condotte in Albania. In questo caso si parla di un genitore potenzialmente pericoloso che ha costretto le figlie a una vita disagiata e ai margini della società: ma niente, la macchina burocratica è insensibile.

Altro caso di cui gli agenti della Sezione Minori si devono occupare riguarda i minorenni scomparsi. Ragazzi stranieri, alloggiati in centri di accoglienza, che improvvisamente lasciano le strutture che li ospitano e spariscono: nove i casi da inizio anno, ragazzi afgani, polacchi, etiopi che hanno fatto perdere le proprie tracce, nella speranza, forse, di raggiungere altri Paesi.

In totale, da inizio anno, la Sezione Minori si è occupata di 214 minorenni e di 850 pratiche mirate alla soluzione dei casi.

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