Profugo morto in Trebbia, oltre alla tragedia il nodo delle pratiche funerarie

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Si chiamava Dieme Yancouba, 23 anni, originario del Senegal, il ragazzo morto ieri dopo un tragico tuffo nel fiume Trebbia a Marsaglia. Dieme faceva parte del gruppo di profughi ospitati nella comunità di Corte Brugnatella. Ora l’amministrazione è al lavoro per capire come gestire le pratiche funerarie, situazione non facile considerata la condizione giuridica della vittima: “E’ una problematica nuova per noi – spiega il sindaco di Corte Brugnatella Stefano Gnecchi – e proprio in queste ore sono in contatto con il gestore della struttura ospitante Francesco Rossi e con la Prefettura per capire come muoversi in casi simili. L’Ufficio Anagrafe non ha ancora ricevuto alcuna richiesta di certificato di morte, né richiesta per il funerale o per la restituzione della salma. Sappiamo che tempo fa era accaduto un fatto simile in provincia di Lodi, in quel caso il Comune aveva anticipato le spese per il rimpatrio della salma e la famiglia aveva restituito la quota al Comune. In questo caso non so se possiamo lavorare in questo senso. Non sappiamo nemmeno le volontà del ragazzo deceduto, non sappiamo chi sia la sua famiglia, se ha una famiglia”.

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Dal 2006 ad oggi, le tragedie del Trebbia

 

Il primo cittadino si è recato personalmente ieri sul luogo della tragedia e si dice scosso per quanto avvenuto. Il 23enne aveva inoltrato richiesta per il permesso di soggiorno, desiderava regolarizzare la propria posizione e trovare lavoro per potersi fare una vita. Dieme aveva raggiunto l’Italia a bordo del classico “barcone” ed è morto in una pozzanghera d’acqua per una tragica fatalità: non sapeva nuotare, ma ha voluto comunque tentare quel tuffo che ha interrotto per sempre la sua vita. 

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