La Croce Rossa piacentina tra le macerie: “Ancora scosse, e la gente ha paura”

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“Ho vissuto due guerre, cosa vuole che sia per me un terremoto”. Sono le parole che una donna di 95 anni, sfollata a causa del sisma, ha rivolto a Pilade Cortellazzi, vicepresidente della Croce Rossa di Piacenza. Cortellazzi in queste ore si trova a Balzo di Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno, a 900 metri sul livello del mare. Insieme a quattro colleghi è partito da Piacenza e si è unito alla colonna della Croce Rossa dell’Emilia Romagna che in tutto conta una cinquantina di volontari. Obiettivo portare il proprio aiuto alle popolazioni colpite dalla terribile calamità. “Ci siamo uniti alla delegazione della Protezione Civile regionale, in tutto circa 150 volontari. Siamo arrivati in nottata a San Benedetto del Tronto e subito abbiamo avuto le prime difficoltà. Siamo dotati di mezzi pesanti dal momento che siamo stati incaricati di portare bagni, generatori e attrezzature ingombranti: per questo motivo abbiamo dovuto aspettare le prime luci dell’alba per portare il materiale a destinazione. Inoltre parliamo di strade di montagna strette e tortuose: abbiamo dovuto lasciare a valle i mezzi pesanti e abbiamo proceduto poco per volta. Questo lascia intendere come anche il portare soccorso, in queste zone, sia parecchio difficile”.

 

Qual è la vostra missione?

“Il nostro compito ora è allestire un campo accoglienza per i terremotati, stiamo montando le tende all’interno di un campeggio che abbiamo attrezzato per distribuire pasti. Il problema è che le scosse continuano: stamattina all’alba intorno alle 5 e una seconda nel primo pomeriggio. La gente comprensibilmente ha paura e anche quelle persone che hanno la casa agibile chiedono di dormire in tenda perché giustamente non si fidano”.

 

Come stanno reagendo le persone del posto?

“Le persone reagiscono in modo estremamente differente, da chi si abbatte a chi si sforza di sorridere rimboccandosi le maniche. Da una parte abbiamo conosciuto una coppia di anziani coniugi che si rifiutano di abbandonare la propria casa e simbolicamente hanno scelto di dormire in auto ai piedi dell’abitazione. Dall’altra ci è capitato di pranzare insieme a una donna di 95 anni che ci ha detto: ‘Ho vissuto due guerre, cosa vuole che sia per me un terremoto’. In generale però, ripeto, il problema più grave è rappresentato dalle continue scosse che impediscono alle persone di ritrovare almeno la tranquillità”.

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