Economia

Anche Coldiretti piacentina alla protesta del Brennero: “Dal prosciutto alla mozzarella, l’invasione silenziosa che soffoca il Made in Italy”

Dalle cosce di prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi legati alla guerra in Iran. 

È l’allarme lanciato dai diecimila agricoltori della Coldiretti giunti al Brennero da tutte le regioni italiane insieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo. 

Al Brennero presente anche una delegazione di soci dell’Emilia-Romagna guidati dal Presidente regionale di Coldiretti, Luca Cotti e dal Direttore, Marco Allaria Olivieri, in rappresentanza degli imprenditori agricoli della regione. Tra loro 150 soci di Coldiretti Piacenza con il direttore Roberto Gallizioli.

Un prodotto simbolo sono le cagliate. Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”. Dal valico altoatesino transita anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro.
Ma ci sono anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali.

Ma il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. Soprattutto dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. Le patate seguono a ruota: 857mila tonnellate di kg fresche più 337mila congelate, per un totale di 1,91 milioni, pronte per purè, fritti e piatti tradizionali. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate, il pomodoro trasformato (256mila tonnellate) dà corpo a sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane, mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce.

La difesa del lavoro delle imprese agricole passa dunque in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale, che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”. 

Nonostante i progressi ottenuti grazie alle battaglie sulla trasparenza condotte in questi anni dalla Coldiretti, una parte significativa della spesa resta ancora anonima: pane, biscotti, prodotti derivati dai cereali, legumi in scatola, preparazioni gastronomiche, surgelati (esclusi i prodotti ittici) come frutta, verdura e piatti pronti, e piatti nei menù al ristorante, ovoprodotti, sughi complessi, succhi, marmellate, patatine, sottoli, zucchero, gelati, oli vegetali e numerosi alimenti multi ingrediente non riportano ancora l’origine in etichetta. Una zona d’ombra che continua a favorire inganni nei confronti dei consumatori. Per questo Coldiretti chiede una legge europea che renda obbligatoria l’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione.

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