Aprire una conversazione sui grandi temi della guerra e della pace, interrogandosi anche oggi sul significato di guerra giusta e pace giusta, attraverso una prospettiva religiosa. È questo uno degli obiettivi del libro di Andrea Gagliarducci che sarà presentato all’Aula Magna del Seminario Vescovile di Piacenza (via Scalabrini, 67) in un incontro aperto al pubblico previsto per mercoledì 7 ottobre alle ore 18.30.
Al centro della riflessione c’è il ruolo della religione, che secondo l’autore negli ultimi anni è stata in qualche modo messa ai margini della storia, nonostante il dato religioso continui a essere presente e significativo. Io penso debba essere rimesso al centro del villaggio in qualche modo – spiega Gagliarducci.
Sì, c’è molta difficoltà a orientarsi anche all’interno della Chiesa Cattolica ma il punto è sostanzialmente che la Chiesa con la sua dottrina sociale ha sempre avuto una prospettiva molto ampia. I principi sono lì, sono presenti, sono forse poco applicati e poco conosciuti. In particolare si è parlato molto di cercare di aggiornare i principi, io non credo ci sia bisogno di questo, ma c’è bisogno però di applicarli e di conoscerli, e questa conoscenza si è un po’ diluita mel tempo.
La presentazione del libro “Un ordine mondiale senza Dio? La Chiesa, la guerra, la pace, i diritti” è proposta dala Sezione di Piacenza dell’UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti. Seguirà dibattito in presenza dell’autore Andrea Gagliarducci, giornalista vaticanista.
E’ necessaria questa dimensione, perché la religione è quello che le persone sono. Gagliarducci ricorda che negli anni 90 c’era questa frase di Alastair Campbell, il celebre e influente direttore della comunicazione dell’allora Primo Ministro britannico Tony Blair. Diceva “Noi non ci occupiamo di Dio”, ma poi ci furono gli attentati in Tanzania, l’11 settembre, gli attentati di Londra, gli attentati di Madrid, tutti a matrice religiosa. Se vediamo anche quello che sta succedendo in terra santa ha una sorta di matrice religiosa, o quello che succede in Ucraina. Le religioni vanno messe all’interno di un percorso perché altrimenti semplicemente abbiamo tante paci sporche, ma non abbiamo comunità che possono costruire questa pace.
Sì è un argomento che mette timore anche se probabilmente non dovrebbe darlo. E’ un cambio tecnologico evidente. Il problema diventa se noi diamo alla tecnologia la responsabilità di conoscere tutto. In questo anche le religioni hanno questa capacità di andare al di là dei soli dati. C’è un’idea molto base che è quella che la bestia ha un numero e questi sono numeri, noi dobbiamo tornare invece a guardare le persone, se le mettiamo al centro è molto più semplice gestire i dati.
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