Annuario diocesano 2024 dedicato a don Beotti. Crisi di vocazioni, il vescovo: “Dobbiamo ripensare alla diocesi in modo nuovo” – AUDIO

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Annuario diocesano dedicato a don Beotti, scelta quasi doverosa dopo la beatificazione del 30 settembre scorso. Ma la pubblicazione dell’annuario è anche l’occasione per scattare una fotografia della diocesi piacentina. I sacerdoti vanno da un’età di 29 anni a 102 anni. Ma permane il forte calo delle vocazioni: un solo nuovo sacerdote sarà ordinato quest’anno e la metà dei religiosi attuali ha circa 70 anni. “La struttura della diocesi va ripensata”, ha detto il vescovo monsignor Adriano Cevolotto.

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È dedicato al nuovo beato don Giuseppe Beotti l’Annuario diocesano 2024, uscito come supplemento del settimanale Il Nuovo Giornale. La pubblicazione, che si può acquistare alla Libreria Berti di via Legnano a Piacenza, offre una panoramica sulle persone e le strutture della diocesi, dalla Curia vescovile ai Vicariati, dalle Comunità pastorali alle parrocchie, dai sacerdoti ai diaconi permanenti, dai religiosi al mondo delle associazioni e movimenti ecclesiali.

La pubblicazione è stata realizzata, come negli scorsi anni, grazie al sostegno, in particolare, della Banca di Piacenza.

Perché don Beotti

Don Beotti, giovane parroco di Sidolo di Bardi, fu ucciso dai nazisti il 20 luglio 1944. L’introduzione all’Annuario ripercorre alcuni tratti della sua personalità e spiritualità grazie alla Lettera pastorale del vescovo mons. Adriano Cevolotto “Camminava con loro”, alla breve biografia del sacerdote a cura del postulatore della causa di beatificazione mons. Massimo Cassola (il testo venne letto in Cattedrale il 30 settembre 2023) e all’omelia, sempre della messa di beatificazione, del cardinal Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero vaticano delle cause dei santi. L’ottica con cui si guarda a don Beotti è capire che cosa questa esperienza di santità, come quella vissuta dal vescovo Scalabrini, canonizzato nel 2022, dice alla comunità cristiana e alla società di oggi.

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Da Borgonovo a Sidolo

Giuseppe – sottolineava mons. Cassola – “sente da adolescente la chiamata al sacerdozio e da subito, a causa delle difficoltà di salute ed economiche, capisce che questa scelta impone anche dolore. Impara a sorridere davanti a tutto quello che potrebbe sembrare difficile o impossibile. Affronta in pace i ricoveri in ospedale, la malattia ai polmoni, dovrà stendere la mano all’elemosina per pagare la retta annuale del Seminario. Tutti questi «abbassamenti» non lo scoraggiano, ma lo confermano della verità della sua chiamata a seguire Gesù debole e povero”.

Quando dalla popolosa Borgonovo giunge parroco a Sidolo nel 1940, si scontra con “l’esiguità e la semplicità della popolazione che gli imposero di ridimensionarsi, di moderare le sue aspettative, di attaccarsi più alla preghiera e all’invocazione che ai risultati materiali. Diventa un uomo di Dio, diventa «preghiera»”. Questo stile di generosità di cuore animato dalla fede lo condurrà poi al martirio.

Da Emmaus a don Beotti

“La vicenda del beato don Beotti – afferma mons. Cevolotto nella Lettera pastorale – è un esempio di chi è passato oltre la cronaca di quella stagione di guerra e di violenza. Egli si svincolò dalla logica della contrapposizione, del tutto giustificabile, e superò la preoccupazione di salvare la propria vita”. Il Vescovo nella sua Lettera rilegge la vita di don Beotti alla luce dell’episodio evangelico dell’incontro tra i due discepoli di Emmaus e Gesù. L’episodio accompagna la diocesi e l’intera Chiesa italiana nel Cammino sinodale verso il Giubileo del 2025. “La vita di don Beotti – appunta mons. Cevolotto – è diventata eucaristia: prolungamento del dono di Gesù in quella notte di tradimento. Gesù, il Risorto, in questo giovane sacerdote, ha spezzato e offerto il pane manifestando così in modo evidente che abitava quel tempo tragico”.

“Dagli Archivi”: occhi puntati sul 1924

Fra le novità dell’edizione 2024 dell’Annuario, la presentazione degli Uffici pastorali a livello regionale con i loro responsabili e l’elenco dei Vescovi di Piacenza e Bobbio prima e dopo l’unificazione delle due diocesi avvenuta nel 1989.

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La sezione finale, “Dagli Archivi”, è curata da Pietro Scottini, direttore degli Archivi storici diocesani. Grazie al Bollettino ufficiale della Curia vescovile del 1924, vengono messi in luce due eventi di un secolo fa che hanno lasciato un’impronta significativa nella storia della diocesi. La nomina ad arcivescovo di Genova del piacentino mons. Francesco Sidoli, e l’Editto legato alla causa di beatificazione di Madre Rosa Gattorno, fondatrice delle Figlie di Sant’Anna con Casa Madre a Piacenza.

L’età media dei sacerdoti è di 69,9 anni

L’attuale presbiterio piacentino annovera, oltre al vescovo mons. Adriano Cevolotto e all’emerito mons. Gianni Ambrosio, 169 sacerdoti diocesani (erano 177 a fine 2022). Il sacerdote più giovane ha 29 anni e i due più anziani 102; l’età media dei nostri preti è di 69,9 anni. Tra questi 169 presbiteri, due sono in missione e 11 sono residenti in altre diocesi. A supporto del clero locale ci sono 15 sacerdoti provenienti da altre diocesi e 8 sacerdoti religiosi con incarichi di cura di anime.

La diocesi, articolata in 7 vicariati, 38 Comunità pastorali e 418 parrocchie, vede la presenza di 55 diaconi permanenti con un’età media di 71,3 anni. I due diaconi più giovani hanno 48 anni, mentre il più anziano ne ha 92. Sette sono le comunità religiose maschili e diciassette quelle femminili.

Anche quest’anno purtroppo la Diocesi si deve confrontare con un calo di vocazioni, in linea purtroppo con gli anni scorsi. Quest’anno solo un sacerdote sarà ordinato, e si tratta del primo sacerdote da due anni a questa parte. “Se teniamo presente che circa la metà dei sacerdoti risulta avere 70 anni, ci rendiamo conto del fatto che dobbiamo prepararci in vista degli anni a venire”, commenta il vescovo Adriano Cevolotto. “Non possiamo pensare di mantenere invariati i compiti alla luce di una carenza di sacerdoti così marcata. Abbiamo la necessità di ripensare il ruolo di altre figure, come i diaconi permanenti”.

“E’ una situazione che chiede di essere affrontata con criteri nuovi. Già dalla prima visita pastorale è emerso che ci sono degli ambiti che vanno pensati e ripensati in modo nuovo. Da questo punto di vista è un invito alla creatività, a pensare in modo nuovo rispetto agli anni passati”.

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