Maggiore diffusione dei defibrillatori, lavoro integrato fra sanità, innovazione tecnologica, volontariato, scuola, associazioni sportive. Introduzione della settimana regionale “Viva!”, dedicata alla sensibilizzazione dei cittadini, sostegno a programmi di formazione e ricerca, percorsi di riabilitazione per chi sopravvive a un arresto cardiaco, potenziamento degli strumenti per monitorare i risultati delle politiche regionali e migliorarle nel tempo. Obiettivo: rendere l’Emilia-Romagna un punto di riferimento nella lotta all’arresto cardiaco extraospedaliero attraverso una rete di intervento più efficiente e il coinvolgimento attivo dei cittadini nella prevenzione.
Sono i punti di forza del progetto di legge “Disciplina del sistema regionale integrato per la gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero e per la promozione della prevenzione collettiva, delle tecnologie e della partecipazione della comunità” a firma dei consiglieri regionali Gian Carlo Muzzarelli (Partito democratico) e Giovanni Gordini (Civici) approvato all’unanimità dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.
Il sostegno bipartisan al provvedimento è stato evidente fin dalle parole del relatore di maggioranza Giovanni Gordini (Civici) e di quello di minoranza Luca Pestelli (Fratelli d’Italia) ed è stato confermato nelle successive dichiarazioni dei rappresentanti di tutti i gruppi consigliari intervenuti nel dibattito in Assemblea legislativa. Soddisfazione per l’approvazione della legga è stato espresso anche dall’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Parliamo di interventi concreti per la vita delle persone. Siamo di fronte a una legge su cui rilevo una consonanza di intenti: il sistema è ben strutturato, ma vogliamo ulteriormente migliorarlo”.
Il progetto di legge mette ordine alle tante iniziative già esistenti e le riunisce in un’unica strategia regionale. Prevede il potenziamento della rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE), il loro monitoraggio costante, il rafforzamento del Registro regionale degli arresti cardiaci extraospedalieri (RACER), della piattaforma digitale DAE respondER e un coordinamento stabile fra aziende sanitarie, sistema 118, Terzo settore, scuole e associazioni sportive.
Grande attenzione è riservata anche ai più giovani, con programmi di prevenzione della morte cardiaca improvvisa nelle scuole, screening dedicati, coinvolgimento della medicina dello sport e percorsi specifici rivolti a ragazze e ragazzi. La proposta, inoltre, dedica un’attenzione particolare alla medicina di genere, promuovendo la formazione degli operatori sanitari e una maggiore consapevolezza sul fatto che le malattie cardiovascolari nelle donne possono manifestarsi con sintomi differenti rispetto agli uomini e richiedono percorsi diagnostici e terapeutici sempre più mirati. Un approccio che punta a superare modelli costruiti prevalentemente sulla ricerca clinica condotta sulla popolazione maschile, contribuendo a garantire cure più appropriate ed efficaci anche per le donne. La proposta, poi, riconosce il ruolo fondamentale del volontariato e del Terzo settore nella formazione dei cittadini e nella costruzione di una rete di primo soccorso sempre più diffusa.
«La nuova legge regionale sulla cardioprotezione rappresenta un passo importante, ma non possiamo limitarci a contare quanti defibrillatori vengono installati sul territorio. Dobbiamo sapere quanti siano realmente funzionanti, quanti siano accessibili ventiquattr’ore su ventiquattro, quanti siano sottoposti a manutenzione e quanti possano essere individuati immediatamente da un cittadino durante un’emergenza. Un defibrillatore che non funziona, che è stato danneggiato o che nessuno riesce a trovare in tempo rischia di essere inutile proprio quando dovrebbe salvare una vita».
È quanto dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, intervenuto oggi in Assemblea legislativa durante la discussione del progetto di legge sulla gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero.
«La cardioprotezione non si realizza con gli annunci o con una semplice banca dati. Occorre garantire che ogni dispositivo sia efficiente, che le informazioni sulla sua disponibilità siano costantemente aggiornate e che esistano responsabilità precise per la manutenzione e il ripristino in caso di guasti o vandalismi. Non è accettabile che un cittadino possa essere indirizzato verso un defibrillatore segnalato come disponibile e poi scoprire che non è utilizzabile».
Tagliaferri richiama l’esperienza piacentina: «Quando ero sindaco di San Giorgio Piacentino promossi l’installazione di defibrillatori sul territorio, convinto che la prevenzione e la tempestività dei soccorsi dovessero diventare una responsabilità condivisa. Da allora ho continuato a occuparmi di cardioprotezione anche attraverso iniziative e atti in Regione. Piacenza, grazie allo straordinario lavoro dell’associazione Progetto Vita, rappresenta un’esperienza di riferimento nella diffusione dei DAE, nella loro accessibilità e nella formazione dei cittadini».
«Ma non basta installare i dispositivi. Servono sistemi di telecontrollo capaci di segnalare tempestivamente anomalie e malfunzionamenti, verifiche periodiche, teche accessibili e una segnaletica chiara. La Regione deve inoltre sostenere i Comuni, soprattutto quelli più piccoli e montani, affinché i cittadini possano conoscere facilmente la posizione dei defibrillatori».
Il consigliere affronta anche il tema della catena del soccorso: «Ho chiesto particolare attenzione al funzionamento del Numero Unico di Emergenza 112 e al coordinamento con il 118. In caso di arresto cardiaco ogni secondo è prezioso e occorre verificare che i passaggi tra le centrali operative siano organizzati per ridurre al minimo i tempi di intervento. Servono dati trasparenti sui tempi di risposta, sui trasferimenti delle chiamate e sull’attivazione effettiva dei soccorsi».
«Proprio ieri abbiamo appreso del salvataggio di una diciannovenne tedesca colpita da arresto cardiaco a Cesena, grazie al lavoro coordinato del 118 Romagna Soccorso, dell’ospedale Bufalini, di Villa Maria Cecilia e del Sant’Orsola di Bologna. A questi professionisti va il nostro riconoscimento: è la dimostrazione concreta delle competenze presenti nella nostra sanità e dell’importanza di una rete di emergenza efficiente».
Tagliaferri esprime inoltre pieno sostegno agli ordini del giorno presentati dai colleghi di Fratelli d’Italia Luca Pestelli e Nicola Marcello: «Il primo richiama la necessità di migliorare la connettività e l’affidabilità dell’applicazione DAE respondER, soprattutto nelle aree montane e isolate. Il secondo affronta un tema di grande sensibilità: garantire ai cittadini che intervengono volontariamente per salvare una vita la possibilità di ricevere, gratuitamente e nel rispetto della riservatezza, un sostegno psicologico dopo un’esperienza che può essere profondamente traumatica».
«Non possiamo chiedere ai cittadini di diventare parte attiva della catena del soccorso e poi lasciarli soli quando l’emergenza è terminata», sottolinea Tagliaferri.
«La nuova legge deve essere un punto di partenza, non un traguardo da celebrare. La vera cardioprotezione si misura nelle vite salvate, nella tempestività dei soccorsi e nella capacità di garantire dispositivi funzionanti e accessibili in ogni territorio dell’Emilia-Romagna. Su questo continueremo a vigilare, perché la sicurezza dei cittadini non può fermarsi alle dichiarazioni di principio», conclude Tagliaferri.
L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, nella seduta di mercoledì 21 ottobre, ha approvato la nuova legge per la gestione integrata dell’arresto cardiaco extraospedaliero e la promozione della prevenzione. “È un risultato importante – commenta il consigliere regionale piacentino Luca Quintavalla (Pd) – frutto di un lavoro condiviso con il collega e medico Giovanni Gordini, relatore di maggioranza, e di un confronto che ha saputo raccogliere un significativo consenso trasversale. Con questa legge vogliamo costruire una Regione sempre più cardioprotetta: più defibrillatori accessibili e monitorati, maggiore formazione dei cittadini, coinvolgimento delle scuole, delle associazioni sportive, del volontariato e del Terzo settore, nuove iniziative di prevenzione e una rete più coordinata tra sanità e comunità”.
“In questo percorso – prosegue Quintavalla – Piacenza rappresenta un’eccellenza a livello regionale e nazionale. Da anni, grazie a Progetto Vita e al lavoro straordinario della dottoressa Daniela Aschieri, direttrice scientifica del progetto, il nostro territorio dimostra che la defibrillazione precoce e il coinvolgimento attivo dei cittadini possono fare davvero la differenza. Il valore di questa legge è anche questo: trasformare le esperienze che funzionano in una strategia regionale, mettendo in rete competenze sanitarie, innovazione, volontariato e partecipazione dei cittadini”.
“Piacenza ha dimostrato, quando ancora la defibrillazione precoce era un’intuizione sostenuta da pochi, che coinvolgere i cittadini e mettere a disposizione i defibrillatori può fare la differenza tra la vita e la morte. Oggi, con il progetto di legge sull’arresto cardiaco extraospedaliero, abbiamo l’opportunità di valorizzare questa esperienza pionieristica e metterla al servizio di tutta l’Emilia-Romagna”.
Lo ha dichiarato il consigliere regionale del Partito democratico Lodovico Albasi, intervenendo in Assemblea legislativa nella discussione sul progetto di legge promosso dai consiglieri Gian Carlo Muzzarelli e Giovanni Gordini per la gestione dell’arresto cardiaco extraospedaliero. “Il legame con Piacenza è particolarmente significativo. Nel 1998, con Progetto Vita, il territorio piacentino ha avviato un’esperienza innovativa di defibrillazione precoce di comunità, sviluppando un modello che ha coinvolto cittadini, volontari, forze dell’ordine, scuole e associazioni in una rete coordinata di soccorso. Un’intuizione che ha anticipato la consapevolezza fondamentale che per salvare più persone non basta avere un sistema sanitario efficiente, occorre che anche la comunità sia preparata a intervenire”.
“Questa esperienza rappresenta un patrimonio che la Regione deve saper riconoscere e valorizzare. Il territorio di Piacenza ha accumulato negli anni competenze, capacità organizzative e dati che possono contribuire a migliorare le politiche regionali, dalla diffusione dei defibrillatori alla formazione dei cittadini, fino alla valutazione dei risultati degli interventi. Non si tratta soltanto di ricordare una storia importante, ma di utilizzare concretamente ciò che ha funzionato per rafforzare la rete di cardioprotezione in tutte le province”.
“Per questo è importante il fatto che la nuova legge favorisca la collaborazione tra il sistema sanitario regionale, le associazioni, il mondo scientifico e le realtà territoriali che hanno maturato esperienze significative. In questo quadro, Progetto Vita può dare un contributo prezioso anche allo sviluppo del registro regionale degli arresti cardiaci, mettendo a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze e favorendo la raccolta e l’analisi di dati utili a migliorare la sopravvivenza e gli esiti dei pazienti”.
“Un’attenzione particolare va riservata anche ai giovani e alle scuole. Diffondere fin dall’età scolastica la conoscenza delle manovre salvavita, insegnare a riconoscere un arresto cardiaco e far conoscere il ruolo del defibrillatore significa costruire una comunità più consapevole e pronta ad aiutare. Anche in questo ambito, il modello Progetto Vita Ragazzi può rappresentare un riferimento importante da valorizzare e sviluppare a livello regionale”.
“L’obiettivo è fare in modo che l’esperienza maturata a Piacenza non resti patrimonio di un solo territorio, ma diventi una risorsa per tutta l’Emilia-Romagna. La nuova legge può offrire l’occasione per dare continuità a quel percorso pionieristico, sostenere la collaborazione scientifica e organizzativa e rafforzare una rete in cui istituzioni, sanità e cittadini lavorino insieme. Perché ogni persona soccorsa tempestivamente è una possibilità in più di salvare una vita”.
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