“Due milioni di euro di incentivi sono un’opportunità, ma non bastano gli annunci: le regole devono incontrare le esigenze reali delle imprese delle nostre vallate”.
È la posizione di Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, dopo la segnalazione ricevuta da un imprenditore di Ottone sul bando regionale per l’assunzione di lavoratori nei territori montani e nelle aree interne, approvato con deliberazione della Giunta n. 1630 del 28 settembre 2026.
“L’impresa mi ha riferito di essere passata da quattro a sette dipendenti, con tre assunzioni effettuate tra settembre e ottobre. I rapporti sono attualmente a termine, con l’intenzione di trasformarli in rapporti stabili dopo una fase di formazione. Due lavoratori, secondo quanto riferito, avevano lasciato volontariamente il precedente impiego; il terzo proveniva da un’attività autonoma cessata”.
Il bando prevede incentivi per assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato, ma richiede anche che il lavoratore abbia perso involontariamente un precedente posto a tempo indeterminato e non si sia successivamente rioccupato stabilmente.
“Sulla base delle informazioni ricevute, le tre assunzioni rischiano quindi di non soddisfare questo requisito. Non si tratta di un’esclusione formalmente pronunciata dalla Regione, ma di una criticità concreta da chiarire”.
“Sostenere chi ha perso involontariamente il lavoro è giusto. Ma non può essere l’unica risposta al problema occupazionale della montagna. Un posto di lavoro stabile a Ottone resta prezioso anche se chi viene assunto proviene da dimissioni volontarie, da un contratto a termine o da un’attività autonoma”.
“Ho predisposto un’interrogazione a risposta scritta e una richiesta di accesso agli atti per conoscere i criteri adottati e le valutazioni effettuate. Chiedo alla Giunta di considerare uno strumento complementare per incentivare la nuova occupazione stabile nei territori montani, senza sottrarre risorse al reinserimento dei lavoratori che hanno perso il posto”.
“La montagna non si ripopola con le formule dei bandi, ma con attività che restano aperte, persone che lavorano e famiglie che possono continuare a viverci. Se una piccola impresa trova tre persone disposte a lavorare in Alta Val Trebbia, la politica dovrebbe chiedersi come accompagnarla, non soltanto in quale casella amministrativa collocarle”.
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