Politica

Ausl, Bardasi in consiglio comunale: “Siamo ai primi posti in Italia”. A maggio la nuova Belvedere: “Venti posti letto per pazienti non gravi e gli ospedali saranno alleggeriti”

Agli inizi di maggio sarà inaugurata la nuova casa della comunità Belvedere. Lo annuncia Paola Bardasi, direttore generale dell’Ausl, ospite del consiglio comunale per un’audizione. L’intervento di Bardasi si è aperto con una disamina dei principali punti di forza e delle principali sfide in programma per i prossimi mesi.

Carenza d’organico, costi crescenti e sottofinanziamento

“Il contesto dal quale partiamo non è cambiato sostanzialmente rispetto a dieci mesi fa quando ci siamo visti ed è un contesto nel quale sicuramente la fanno da padroni l’invecchiamento, la cronicità, la crisi demografica, il sottofinanziamento della spesa sanitaria che ancora una volta ci vede rispetto ai paesi dell’Ocse al penultimo posto per l’incidenza sul PIL”, ha detto Bardasi. Il direttore generale ha poi puntato il dito contro “i costi crescenti di cure che vengono messe a disposizione, tecnologie, farmaci, la carenza di personale in tutta l’Italia, soprattutto infermieristico, in generale personale sanitario, l’emergenza della carenza di infermieri è effettivamente una problematica di grande rilevanza e quindi ci muoviamo sempre e ci siamo mossi in questo anno in un panorama nel quale le condizioni rispetto a dieci mesi fa non sono cambiate”.

Emilia-Romagna esempio virtuoso

Ancora una volta, e questa è una notizia positiva, la Regione Emilia-Romagna è sul podio, al terzo posto dell’analisi che ha fatto la Corte dei Conti. Parliamo dell’analisi del 2024 sulle regioni benchmark, cioè le regioni che hanno con una griglia di punteggi trasparenti, qualificati. Individua le tre regioni sulle quali appunto ci sono le migliori pratiche e la Regione Emilia-Romagna ancora una volta è tra le prime tre”.

“Non ci siamo certamente mossi in un contesto semplice, è un contesto estremamente complesso, è un contesto nel quale ogni giorno il quotidiano è caratterizzato da tanto lavoro di tutti, spesso silenzioso ma costante. Ma non ci nascondiamo che essere tra i tre migliori in un quadro nel quale comunque le condizioni sono quelle generali di complessità e di criticità non è che ci soddisfa e non è neppure che sottacciamo le criticità che si incontrano quotidianamente rispetto ad erogare le prestazioni del servizio sanitario pubblico.

Le aree da migliorare

“Quindi ci sono tante aree sulle quali dobbiamo migliorare come azienda, dobbiamo certamente migliorare come sistema. Dai controlli, dalla presa in carico, sicuramente da un miglioramento dell’assistenza domiciliare che, anche se ci vede più elevati rispetto al livello nazionale, non ci accontenta. Perché noi abbiamo una popolazione anziana, una popolazione da seguire verso la quale andare”.

I progetti PNRR

“Questo è l’anno nel quale mettiamo a terra (non solo noi ma l’Italia tutta) gli ultimi investimenti più importanti del PNRR. E cominciamo rapidamente proprio da questo e cioè dal potenziamento dell’assistenza territoriale intesa come gli investimenti strutturali del PNRR, le tecnologie, le strumentazioni e le riqualificazioni. Questo è l’anno in cui dovremo evidenziare i risultati concreti sulle strutture, sulle tecnologie che devono essere funzionali e funzionanti a maggio del 2026”.

“Maggio del 2026 praticamente è tra tre mesi. Rispetto alle deadline originarie ci è stato sottratto, tra virgolette, un mese perché inizialmente le strutture dovevano essere funzionali e funzionanti entro il mese di giugno. Qui in particolare noi abbiamo varie strutture da rendere funzionali e funzionanti. A Piacenza città abbiamo la struttura più grande e probabilmente la più bella di tutte quelle della regione perché è quella che viene ricostruita da zero, quella che ha probabilmente le metrature più importanti, 3000 metri quadrati e che è la casa della comunità Belvedere.

La casa della comunità Belvedere

“Che cosa avrà questa struttura di particolare? Intanto una struttura molto grande, 3000 metri quadrati a disposizione con ambulatori, ambulatori di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta che troveranno lì le loro forme aggregative. Sono forme contrattuali che danno un servizio H24 alla popolazione attraverso una turnazione e un gruppo appunto di questi medici e pediatri di libera scelta. Avrà ambulatori specialistici, avrà un PUA (punto unico di accesso) insieme al Comune perché questa casa della comunità dovrà essere il luogo nel quale la comunità con il tempo dovrà trovare altre risposte oltre a quella sanitaria e a quella sociale e quindi questo punto unico di accesso ha questa sostanziale finalità”.

“Ma soprattutto con questa struttura vedrà la luce la prima tipologia di posti letto di Osco (Ospedali di comunità). Parliamo di 20 posti letto qui a Piacenza: sono posti letto che in questa provincia non ci sono, non ci sono stati mai fino ad oggi ma che sono un po’ una consuetudine nelle altre province della regione Emilia-Romagna e sono molto importanti. Complessivamente sulla provincia nel 2026 ne apriremo 60, 20 per distretto”.

“Questi posti letto rappresentano quel luogo di cura nel quale possono andare le persone che non hanno un livello di gravità particolarmente elevata quindi non hanno bisogno di un’assistenza medica per acuti o anche per lungo degenti ma hanno bisogno di un posto di sollievo, hanno bisogno di riprendersi perché magari al domicilio hanno una situazione che non gli consente di essere seguiti, hanno bisogno di un periodo di osservazione certamente infermieristico, infatti sono posti a gestione infermieristica e con la presenza quotidiana di un medico per un certo numero di ore al giorno”.

“Ecco questi posti, dall’esperienza che io posso portare perché ho aperto i primi a Ferrara nel 2015, hanno rappresentato veramente un polmone molto importante per fare defluire dagli ospedali quei casi che non hanno nessun bisogno di occupare un posto letto per acuti lasciando lo spazio a chi veramente ha bisogno di cure più specifiche e più intense”.

Perrucci (Pd): “Un sistema solido, ma attenzione ai tempi d’attesa”

“Il servizio sanitario dell’Emilia-Romagna è riconosciuto a livello nazionale come uno dei sistemi più solidi, capace di coniugare efficienza, innovazione e attenzione alle persone. In questo contesto anche la città di Piacenza e la nostra Ausl rappresentano una realtà di valore grazie alla professionalità degli operatori sanitari, alla rete dei servizi territoriali ospedalieri e a un impegno costante nel garantire cure appropriate e accessibili. Nella consapevolezza di questa qualità e di questo patrimonio ritengo sia fondamentale continuare a monitorare, approfondire e migliorare il funzionamento dei servizi, soprattutto in una fase storica segnata da trasformazioni demografiche, nuove fragilità e crescenti bisogni di salute”.

Perrucci invita a potenziare l’erogazione e la fruizione delle prestazioni specialistiche che “creano situazioni problematiche in quanto i tempi di attesa sono spesso al di fuori delle aspettative dei cittadini”.

“Certamente oggi il sistema sanitario pubblico ha risorse economiche inadeguate rispetto ai bisogni della popolazione e soffre di un impianto normativo e organizzativo complesso e poco propenso a fornire soluzioni in tempi compatibili con le necessità delle persone”.

“A questi aspetti critici si aggiungono anche problemi endogeni connessi all’organizzazione delle risorse professionali a disposizione e ai conseguenti meccanismi gestionali per riorganizzare o implementare le prestazioni specialistiche in un contesto extraospedaliero”.

“Ritengo infatti che molti professionisti delle branche specialistiche abbiano tempistiche lavorative connesse all’impegno di reparto poco compatibili con la grande richiesta di prestazione a livello territoriale. Tuttavia, questa particolare situazione non può costituire di per sé una giustificazione e non può neppure essere un ostacolo insuperabile per programmare un’appropriata e mirata riorganizzazione del servizio in questione”.

Zanardi (FdI): “Basta dare la colpa al governo, la Sanità è regionale”

“Il vero nodo è un altro, il vero nodo è come queste risorse vengono utilizzate, come vengono organizzati i servizi, come si programmano gli investimenti sul territorio e quali priorità vengono stabilite. La sanità è di competenza regionale e quindi ritengo che continuare a scaricare le responsabilità sul Governo nazionale sia un alibi che non regge più”.

“E allora è inevitabile porsi una domanda, vale a dire se le scelte fatte da chi di competenza abbiano davvero risposto ai bisogni specifici del nostro territorio. È già stato detto anche in precedenza, Piacenza è una provincia con le sue caratteristiche, è una popolazione che invecchia rapidamente, ha un territorio vasto e facendo un ragionamento sulla provincia, in parte anche montano, con tutte le sue difficoltà, ha le periferiche che soffrono di isolamento sanitario, ha una forte pressione anche sul punto soccorso dovuta a volte alla carenza anche di servizi intermedi. Chiaramente Piacenza, e questo credo che lo condividiamo tutti, non deve essere trattata come una periferia del sistema ma come un territorio che ha esigenze precise e legittime”.

“I cittadini chiaramente meritano una sanità efficiente, accessibile, vicina e che funzioni non solo sulla carta ma poi nel concreto e nella vita reale. Però a Piacenza vediamo un Ausl con un disavanzo pesante, dotazioni di personale e posti letto che sono sotto la media regionale, strutture territoriali non pienamente operative: speriamo che lo siano comunque in tempi celeri come raccontato.

“Il punto dolente, quello che ci segnalano i cittadini, riguarda sicuramente le liste d’attesa perché chiaramente la salute non può aspettare. Tra l’altro ci sono evidenti discrasie rispetto ai dati sulla performance che non sono comprensibili ai cittadini perché a fronte di dati che valorizzano performance di un certo tipo in realtà poi nel concreto i problemi li riscontrano”.

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