La Basilica di Basilica di Sant’Antonino gremita in ogni ordine di posto, con fedeli e appassionati in piedi lungo le navate: si è presentato così il colpo d’occhio nella serata di mercoledì 25 marzo, quando il Conservatorio Nicolini ha riportato a Piacenza uno dei capolavori più amati della storia della musica, il Requiem in re minore K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart.
Un evento atteso e straordinariamente partecipato, aperto dagli interventi istituzionali del presidente del Conservatorio Massimo Trespidi, del direttore Roberto Solci e del vicario generale della Diocesi di Piacenza-Bobbio Don Giuseppe Basini, che hanno sottolineato il valore culturale e spirituale dell’iniziativa, nonché il ruolo centrale della formazione musicale per il territorio. «Il Requiem si configura come un’occasione di riflessione profonda e di raccoglimento interiore: attraverso la musica siamo guidati a esplorare, comprendere e dare voce ai sentimenti che rendono inquieto l’animo umano» ha sottolineato Trespidi.
Sul palco oltre 150 musicisti tra coro e, in gran parte studenti dell’istituzione piacentina affiancati dai loro docenti, in un progetto che ha saputo coniugare didattica e grande repertorio. La direzione è stata affidata ai Maestri Stefano Bommino e Giuseppe Camerlingo, capaci di guidare l’ensemble con precisione e sensibilità, valorizzando il lavoro corale e orchestrale.
Applauditi anche i giovani solisti – Corina Baranovschi (soprano), Ziyu Liu (mezzosoprano), Musin Kim (tenore) e Muzhenhan Hou (basso) – selezionati tramite audizione interna, che hanno offerto interpretazioni intense e mature, testimoniando la qualità del percorso formativo del Conservatorio.
L’esecuzione ha restituito tutta la forza espressiva del capolavoro mozartiano: dalla drammaticità incalzante del Dies Irae alla sospensione quasi irreale del Lacrimosa, la partitura ha attraversato momenti di tensione e raccoglimento, coinvolgendo profondamente il pubblico. In un luogo carico di storia e spiritualità, la musica ha assunto un significato ancora più intenso, trasformandosi in un’esperienza condivisa di riflessione sul limite umano e sulla speranza.
Al termine, lunghi e calorosi applausi hanno salutato i protagonisti di una serata che ha confermato il Conservatorio Nicolini come un punto di riferimento non solo per la formazione musicale, ma anche per la vita culturale della città.
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