Attualità

Biodiversità, il gambero della Lousiana e le problematiche per il nostro sistema ambientale

La perdita di biodiversità è causata, tra le altre, dall’attività antropica, dal riscaldamento globale e dalla diffusione di specie alloctone invasive. In Italia sono oltre 3.500 le varietà animali e vegetali aliene la cui presenza è già stata documentata e si stima che ogni anno se ne aggiungano altre 200.

E’ iniziato con queste premesse, l’evento “Gli alieni tra noi: il gambero della Louisiana” organizzato dal Consorzio di Bonifica di Piacenza e dalla Sezione di Piacenza del Club Alpino Italiano (CAI) in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità (22 maggio).

Al centro della serata il progetto europeo LIFE CLAW e in particolare il Procambarus clarkii(conosciuto come gambero della Louisiana o gambero killer), un crostaceo di origine nord-americana, introdotto in Europa negli anni ‘70 a scopo alimentare e poi proliferato fino a diventare la specie di gambero d’acqua dolce più traslocata al mondo e presente ora in tutti i continenti eccetto Antartide e Oceania. Si tratta di una specie di dimensioni medio- grandi (10-15 cm), con un ciclo vitale breve (1-2 anni di vita) ed un’elevata fecondità (700-750 uova/femmina). Il gambero killer ha un’attività anche diurna, una dieta onnivora (mangia uova di anfibi e pesci) e percorre fino a 4 km al giorno, vivendo anche in acque salmastre e facendo un’intensa attività di scavo.

Tra i danni causati da questo gambero: instabilità degli argini e delle sponde di canali, fenomeni di intorbidimento delle acque, riduzione della presenza di vegetazione nelle zone umide e attività di predazione e competizione ai danni di altre specie. Ma non solo, il gambero della Louisiana è portatore sano di una malattia, innocua per gli uomini ma letale per i gamberi autoctoni: la peste del gambero.

Ad intervenire durante la serata sono stati: Claudio Faimali, presidente della sezione di Piacenza del Club Alpino Italiano; Maria Chiara Contini, biologa del Parco Nazionale dell’Appenino Tosco Emiliano; Daniela Ghia, docente dell’Università degli Studi di Pavia; Gianluca Fea, idrobiologo dell’Università degli Studi di Pavia; Licia Colli, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; Chiara Gemmati, resp. relazioni esterne del Consorzio di Bonifica di Piacenza; Luigi Bisi, presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

Il progetto LIFE CLAW “Crayfish lineages conservation in North-Western Apennine” (LIFE18 NAT/IT/000806) è un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso lo strumento LIFE e ha come obiettivo quello di conservare e migliorare le popolazioni del gambero di acqua dolce autoctono Austropotamobius pallipes in Emilia Romagna e in Liguria. Per questo è previsto anche il contrasto alle specie di gambero alloctono invasive al fine di limitare la loro diffusione. Attività alle quali, oltre ai tecnici degli enti coinvolti nel progetto, partecipano attivamente anche i volontari delle associazioni piscatorie piacentine e parmensi.

I partner del progetto LIFE CLAW sono: il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano (coordinatore), il Consorzio di Bonifica di Piacenza, l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale, il Parco Naturale Regionale dell’Antola, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università degli Studi di Pavia, l’Acquario di Genova-Costa Edutainment, il Comune di Fontanigorda e l’Unione di Comuni Montana Lunigiana.

Il convegno, svolto presso la sede del CAI, rientra tra gli eventi che il Consorzio di Bonifica di Piacenza ha inserito nel palinsesto di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) relativo alla “Settimana della Bonifica 2025”.

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