Attualità

Biometano a Sarmato, il comitato dopo la sentenza del Tar: “Un impianto inopportuno, una sconfitta per tutti i cittadini”

“A seguito della sentenza del TAR di Parma con la quale il giudice ha rigettato il nostro ricorso e di cui è stata data notizia, mi permetto di esprimere alcune oggettive, che non ritengo opinabili, considerazioni sul percorso partecipato delle istituzioni e dei portatori d’interesse in merito all’iniziativa imprenditoriale”. Così inizia la nota del Comitato “RinnoviAMO Sarmato”.

LA NOTA DEL COMITATO “RINNOVIAMO SARMATO”

La giustizia amministrativa ha emesso il proprio verdetto: Sarmato vedrà sorgere, a fianco di un borgo storico residenziale, in un campo, dove quindi non c’era nulla, un’impianto per la produzione di biometano destinato a produrre 500 smc/h attraverso il conferimento di biomasse stimate in oltre 69.00t/anno (>189 t/d).

Si chiude, per il momento, il travagliato e discusso braccio di ferro che ha visto tra i contendenti, il Comitato “Rinnoviamo Sarmato” – già artefice attraverso un proprio aderente di un precedente riscorso al TAR che lo aveva visto uscire vincente contro Arpae per l’accesso agli atti, condannando l’Agenzia e rendere disponibili tutti i documenti agli atti ed a risarcire il ricorrente – promotore del ricorso contro l’Agenzia Regionale Arpae di Piacenza e nei confronti di Apis PC1 Società Agricola S.r.l. per l’annullamento dell’autorizzazione unica, rilasciata in capo alla Società stessa con determinazione dirigenziale ARPAE del 28.11.2024, pubblicata in pari data per la costruzione e la gestione di un impianto per la produzione di biometano da biomasse vegetali, sottoprodotti agroindustriali e reflui zootecnici con capacità produttiva pari a 500 smc/h, in Comune di Sarmato (PC), Via Emilia Piacentina e di tutti gli atti comunque connessi al procedimento autorizzatorio.

Le sentenze vanno rispettate, dichiarano dal Comitato, la commenteremo assieme ai nostri legali in una prossima assemblea pubblica e non mancheremo di dare risalto alla nostra deferente contestazione nel civile rispetto delle normative; “usciamo delusi, amareggiati e afflitti ma mai rassegnati” – è questo l’imperativo di riferimento del Comitato, che non esclude pertanto ulteriori azioni legali.

Ma chi sono in realtà i vincitori e i vinti secondo il Comitato:

VINCITORI

  • ARPAE – Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia Romagna – Servizio Autorizzazioni e Concessioni di Piacenza. Mission: “assicurare le autorizzazioni e concessioni, il monitoraggio, il controllo e la prevenzione ambientali per favorire la sostenibilità, la tutela della salute, la sicurezza del territorio e la valorizzazione delle risorse e della conoscenza ambientale”.
  • Apis PC1 Società Agricola S.r.l. OIbiettivo: la produzione di biometano attraverso la costruzione e gestione di un impianto che utilizzerà biomasse vegetali, sottoprodotti agro-industriali e reflui zootecnici. Informazioni societarie: Apis Pc1 Societa’ Agricola S.r.l. ha sede in Via Gianni Brida, 4 , nel comune di Bolzano. La data di fondazione risale all’anno 22/11/2022. Ad oggi risulta inattiva, il capitale sociale è limitato e non ha dipendenti; il socio unico è la società Vorn Bioenergy Italia Asset Holding s.r.l. (c.f.: 03096800218), anch’essa con sede in Bolzano, Via Gianni Brida, n. 4, con capitale sociale di Euro 16.889,00, controllata dalla società di diritto tedesco Vorn Bioenergy GMBH, con sede a Ratisbona (Germania), piattaforma europea di Macquarie Green Investment, parte della multinazionale australiana Macquarie.

VINTI

  • Il Comitato “Rinnoviamo Sarmato”, che ha creduto fermamente nei propri obiettivi statutari per la salvaguardia del contesto ambientale territoriale, senza mai risparmiarsi in mere azioni di sola facciata, impegnando la comunità aderente in assemblee, convegni e manifestazioni di dissenso e che ha visto, nella sentenza, riconosciuta la piena legittimazione ad agire sia del Comitato sia dei fondatori ricorrenti.
  • L’Amministrazione Comunale di Sarmato:

o   Corresponsabile di aver avallato con il proprio parere favorevole – a dispetto di tutte le precedenti esternazioni e di una delibera di giunta che ne contestavano la realizzazione – il rilascio dell’autorizzazione impedendo, nei fatti, qualsiasi azione e/o ricorso legale in opposizione al provvedimento;

o   Compartecipe per aver minimizzato l’iniziativa imprenditoriale, affrontandola in modo inidoneo (“… il Comune non c’entra!”) oltre che tardivo (incarico a professionista esperto in diritto amministrativo soltanto una settimana prima della Conferenza di Servizi decisoria).

  • Le Associazioni ambientaliste territoriali che a dispetto dei declamati criteri per un “biometano fatto bene” vede riconosciuta la realizzazione di impianti in totale antitesi ai principi base auspicati, quali una dieta sostenibile degli impianti, evitando pertanto il ricorso a coltivazioni dedicate e/o all’intensificazione zootecnica, unitamente alla localizzazione degli impianti in coerenza con il territorio, dove esiste disponibilità di materia prima in loco, in stretto rapporto con le aziende agricole residenti ed entro un raggio massimo contenuto, senza escludere la partecipazione e trasparenza nei confronti della comunità locale, assicurando informazione, controllo pubblico e percorsi partecipativi, per arrivare all’utilizzo del digestato gestito in modo agronomicamente sostenibile, evitando dispersioni e impatti negativi, migliorando la fertilità dei terreni e limitando i contenuti di azoto; tutti elementi disattesi in sede istruttoria ed autorizzativa.
  • La carta stampata nazionale – assente o addirittura compiacente: per non essere stata in grado di distinguere né di sottoporre all’attenzione mediatica le sostanziali differenze tra:

a.       iniziative imprenditoriali eseguite da VERI operatori agricoli – leggasi Aziende che lavorano effettivamente la terra, operanti dunque nel territorio sede d’impianto, attraverso coltivazioni agricole VERE –  e pertanto proprietarie di terreni e di stalle per l’allevamento zootecnico, che agiscono nella reale economia circolare attraverso la cosiddetta “filiera corta” senza alterare gli equilibri esistenti nella zona;

b.      rispetto a operatori finanziari – che propongono, in serie, progetti di costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di biometano alimentati quasi esclusivamente da contoterzisti (leggasi commercianti per la compravendita di prodotti derivanti da attività agricola e masse provenienti da allevamenti zootecnici remoti), profittando (legittimamente) degli incentivi della misura “Sviluppo del biometano, secondo criteri per la promozione dell’economia circolare” del PNRR poiché prevedono un sostegno in conto capitale (pari al massimo al 40% delle spese sostenute) e un incentivo in conto energia (tariffa incentivante applicata alla produzione netta di biometano).

  • Le popolazioni locali sedi d’impianti – con particolare riferimento agli interventi realizzati nel Cremasco e nella pianura cremonese (ecco almeno un esempio su tanti presenti in rete: https://www.youtube.com/watch?v=QarfjpS2kXM) che, dietro progetti approvati come (apparentemente) in grado di assicurare il rispetto di tutte le norme in materia di emissioni odorigene, hanno potuto toccare con mano cosa significhi realmente non essere più in grado, una volta realizzato l’impianto, di stendere i propri panni né di aprire le finestre durante le temperature canicolari;
  • Le istituzioni e le autorità territoriali che avrebbero dovuto tenere in debita considerazione gli interessi di una comunità segnata e provata da tempo immemore da una infinita serie di disagi olfattivi, subìti per decenni senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri;
  • Il sacrosanto e primario interesse pubblico sancito dall’art. 41 della Costituzione a garanzia dell’utilità sociale, della salute, dell’ambiente, della sicurezza, della libertà a vantaggio della dignità umana, rispetto al, pur sempre legittimo ma non certamente prioritario, diritto all’attività imprenditoriale;
  • le 150 mamme sarmatesi che non hanno saputo (o voluto) uscire allo scoperto, manifestando la propria legittima preoccupazione nei confronti dei propri figli che respireranno un’atmosfera sempre più inquinata per effetto del carico emissivo e dell’aumento del traffico dei mezzi pesanti destinati al trasporto delle biomasse in entrate e del digestato in uscita e che saranno costretti a vedere sorgere l’impianto a meno di trecento metri dalle strutture sportive che ospitano i loro figli;
  • le associazioni sarmatesi che non hanno ritenuto di rendersi solidali con le iniziative del Comitato, pur condividendone – nella totale omertà e a sole parole – i contenuti e le azioni, non si sa se intimoriti o rassegnati sui potenziali rischi conseguenti nel rendere di dominio pubblico la propria adesione al contrasto dell’impianto;
  • gli assertori e i sostenitori della fatalità ed ineluttabilità sulla realizzazione dell’impianto, oppure coloro che hanno preferito disinteressatamente voltare la testa dall’altra parte, unitamente a chi confida in un effimero effetto “indotto” di un anno di potenziali lavori di costruzione del biometano a vantaggio di qualche artigiano locale ma che nei fatti si tradurrà in circa venti anni di esercizio dell’impianto;
  • le amministrazioni comunali dei comuni limitrofi, finiti agli onori delle cronache per le continue lamentele della popolazione residente che lamenta disagi olfattivi ben oltre i confini amministrativi comunali sarmatesi ma che non è stata mai tradotta in incisive iniziative mediatiche e/o istituzionali;
  • ma soprattutto la popolazione sarmatese che, oltre a pagare di tasca propria il 40% di un impianto che non vuole – rammentiamo che i fondi PNRR sono fondi pubblici che derivano dall’Unione Europea – certamente non dimenticherà coloro che hanno consentito la realizzazione di questa assurda e inconcepibile iniziativa imprenditoriale, così a ridosso del tessuto residenziale, destinata a mantenere aperta e veder peggiorata la propria ferita ambientale che, temiamo, si tradurrà in oltre quindici anni di ulteriori disagi ambientali, olfattivi e di preoccupazioni per la salute, senza per questo apportare alcun beneficio alla collettività.

Questo (secondo ma non ultimo) round si chiude, conclude il Comitato, a differenza del primo ricorso al TAR, con un risultato che ci vede soccombere e che lascia un grande amaro in bocca; una delusione che tocca tutti coloro che fino all’ultimo hanno riposto le proprie speranze nella giustizia amministrativa. Una sentenza che, purtroppo per noi, vede prevalere i dichiarati interessi di legge, declamati come “pubblica utilità, indifferibili ed urgenti”.

Rispetteremo, come anticipato, pur non condividendola, la sentenza giuridica emessa, ma non rinunceremo a esprimere, nelle forme consentite dalla legge, il nostro totale dissenso rispetto alla realizzazione di un impianto che riteniamo del tutto inopportuno per localizzazione, dimensioni e potenziali impatti, situato a ridosso delle nostre abitazioni e percepito da molti residenti come deturpante, invasivo e lesivo degli interessi della comunità.

Vorremmo presto un giorno poter affermare, scusandoci pubblicamente “Ci siamo sbagliati, avevamo torto“; temiamo invece che saremo costretti ad urlare “Ve l’avevamo detto!”

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