“A seguito della sentenza del TAR di Parma con la quale il giudice ha rigettato il nostro ricorso e di cui è stata data notizia, mi permetto di esprimere alcune oggettive, che non ritengo opinabili, considerazioni sul percorso partecipato delle istituzioni e dei portatori d’interesse in merito all’iniziativa imprenditoriale”. Così inizia la nota del Comitato “RinnoviAMO Sarmato”.
La protesta comunque proseguirà, come spiega il Presidente del Comitato Rinnoviamo Sarmato Bruno Fellegara. Non ci fermiamo assolutamente! Stiamo valutando assieme ai nostri legali la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, perché ci sono tanti elementi su cui a nostro avviso il TAR non ha approfondito e di conseguenza non ci arrendiamo.
Sì, perché paradossalmente a dispetto di quelle che sono state le posizioni assunte e diffuse attraverso gli organi di stampa che vedevano l’Amministrazione Comunale contraria a questo impianto, alla fine però il parere espresso in sede di conferenza dei servizi è stato favorevole da parte di tutti. Quindi anche il Comune di Sarmato ha votato a favore. Questo tipo di dinamica ha comportato l’impossibilità da parte dell’istituzione di poter fare assieme a noi un ricorso più solido per quanto riguarda l’annullamento. Invece con il parere favorevole di fatto anche il Comune non può fare alcun ricorso e siamo rimasti solo noi. Il Comitato è l’unico che può cercare di contrastare questa iniziativa imprenditoriale che obiettivamente colpisce una popolazione che da decenni è sofferente.
La giustizia amministrativa ha emesso il proprio verdetto: Sarmato vedrà sorgere, a fianco di un borgo storico residenziale, in un campo, dove quindi non c’era nulla, un’impianto per la produzione di biometano destinato a produrre 500 smc/h attraverso il conferimento di biomasse stimate in oltre 69.00t/anno (>189 t/d).
Si chiude, per il momento, il travagliato e discusso braccio di ferro che ha visto tra i contendenti, il Comitato “Rinnoviamo Sarmato” – già artefice attraverso un proprio aderente di un precedente riscorso al TAR che lo aveva visto uscire vincente contro Arpae per l’accesso agli atti, condannando l’Agenzia e rendere disponibili tutti i documenti agli atti ed a risarcire il ricorrente – promotore del ricorso contro l’Agenzia Regionale Arpae di Piacenza e nei confronti di Apis PC1 Società Agricola S.r.l. per l’annullamento dell’autorizzazione unica, rilasciata in capo alla Società stessa con determinazione dirigenziale ARPAE del 28.11.2024, pubblicata in pari data per la costruzione e la gestione di un impianto per la produzione di biometano da biomasse vegetali, sottoprodotti agroindustriali e reflui zootecnici con capacità produttiva pari a 500 smc/h, in Comune di Sarmato (PC), Via Emilia Piacentina e di tutti gli atti comunque connessi al procedimento autorizzatorio.
Le sentenze vanno rispettate, dichiarano dal Comitato, la commenteremo assieme ai nostri legali in una prossima assemblea pubblica e non mancheremo di dare risalto alla nostra deferente contestazione nel civile rispetto delle normative; “usciamo delusi, amareggiati e afflitti ma mai rassegnati” – è questo l’imperativo di riferimento del Comitato, che non esclude pertanto ulteriori azioni legali.
Ma chi sono in realtà i vincitori e i vinti secondo il Comitato:
o Corresponsabile di aver avallato con il proprio parere favorevole – a dispetto di tutte le precedenti esternazioni e di una delibera di giunta che ne contestavano la realizzazione – il rilascio dell’autorizzazione impedendo, nei fatti, qualsiasi azione e/o ricorso legale in opposizione al provvedimento;
o Compartecipe per aver minimizzato l’iniziativa imprenditoriale, affrontandola in modo inidoneo (“… il Comune non c’entra!”) oltre che tardivo (incarico a professionista esperto in diritto amministrativo soltanto una settimana prima della Conferenza di Servizi decisoria).
a. iniziative imprenditoriali eseguite da VERI operatori agricoli – leggasi Aziende che lavorano effettivamente la terra, operanti dunque nel territorio sede d’impianto, attraverso coltivazioni agricole VERE – e pertanto proprietarie di terreni e di stalle per l’allevamento zootecnico, che agiscono nella reale economia circolare attraverso la cosiddetta “filiera corta” senza alterare gli equilibri esistenti nella zona;
b. rispetto a operatori finanziari – che propongono, in serie, progetti di costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di biometano alimentati quasi esclusivamente da contoterzisti (leggasi commercianti per la compravendita di prodotti derivanti da attività agricola e masse provenienti da allevamenti zootecnici remoti), profittando (legittimamente) degli incentivi della misura “Sviluppo del biometano, secondo criteri per la promozione dell’economia circolare” del PNRR poiché prevedono un sostegno in conto capitale (pari al massimo al 40% delle spese sostenute) e un incentivo in conto energia (tariffa incentivante applicata alla produzione netta di biometano).
Questo (secondo ma non ultimo) round si chiude, conclude il Comitato, a differenza del primo ricorso al TAR, con un risultato che ci vede soccombere e che lascia un grande amaro in bocca; una delusione che tocca tutti coloro che fino all’ultimo hanno riposto le proprie speranze nella giustizia amministrativa. Una sentenza che, purtroppo per noi, vede prevalere i dichiarati interessi di legge, declamati come “pubblica utilità, indifferibili ed urgenti”.
Rispetteremo, come anticipato, pur non condividendola, la sentenza giuridica emessa, ma non rinunceremo a esprimere, nelle forme consentite dalla legge, il nostro totale dissenso rispetto alla realizzazione di un impianto che riteniamo del tutto inopportuno per localizzazione, dimensioni e potenziali impatti, situato a ridosso delle nostre abitazioni e percepito da molti residenti come deturpante, invasivo e lesivo degli interessi della comunità.
Vorremmo presto un giorno poter affermare, scusandoci pubblicamente “Ci siamo sbagliati, avevamo torto“; temiamo invece che saremo costretti ad urlare “Ve l’avevamo detto!”
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