Politica

Biometano a Sarmato, il comitato risponde al sindaco: “Parole scomposte al limite del buon gusto, il problema sono le risposte che non arrivano”

“Capita raramente di assistere ad atteggiamenti così scomposti, al limite del buon gusto e con derive che sfiorano la derisione, alimentati più dal livore che dall’evidenza dei fatti. A Sarmato, purtroppo, sta accadendo anche questo. Ci riferiamo alle dichiarazioni del sindaco nelle quali, anziché rispondere nel merito alle legittime contestazioni sollevate dal Comitato, si preferisce ricorrere a toni stizziti e a una rappresentazione delle vicende che, a nostro avviso, omette proprio gli elementi che meriterebbero di essere chiariti”. Così la nota del comitato “RinnoviAMO SARMATO” dopo il comunicato del primo cittadino Claudia Ferrari.

Il Comitato chiede chiarimenti su rumore, verifiche e sanzioni

E allora alcune domande, semplicissime, continuiamo a porle.

Se sono state segnalate attività rumorose e presunti superamenti dei limiti acustici, documentati dal Comitato attraverso video e riferiti a specifici episodi del 23 e 24 settembre al di fuori delle fasce “protette”, quali provvedimenti sono stati adottati nei confronti dell’impresa esecutrice?

E ancora: quali verifiche sono state effettuate dal Comune? Quali contestazioni sono state formalizzate? Quali eventuali sanzioni sono state irrogate?

Non chiediamo dichiarazioni politiche. Chiediamo atti.

IL COMUNE ERA CONTRARIO O FAVOREVOLE?

C’è poi una questione ancora più rilevante.

La Sindaca sembra voler rappresentare oggi un’Amministrazione attenta alle preoccupazioni della popolazione.

Ma gli atti del procedimento autorizzativo raccontano una vicenda che merita di essere spiegata ai cittadini.

Il 6 novembre 2024 la Giunta comunale adottava la deliberazione n. 105, contenente un indirizzo politico-amministrativo relativo al procedimento dell’impianto volto ad esprimere parere negativo.

Il giorno successivo, 7 novembre 2024, si teneva la Conferenza di Servizi.

Ed è proprio su quel passaggio che chiediamo chiarezza: come si conciliano l’indirizzo politico espresso dall’Amministrazione il giorno precedente e la posizione concretamente assunta dal Comune nella Conferenza di Servizi del 7 novembre?

E soprattutto: perché la Sindaca si allontanò dalla Conferenza di Servizi intorno alle ore 11.30, proprio mentre era in discussione un procedimento destinato a incidere profondamente sul territorio comunale, agevolando nei fatti l’acuisisizione del parere favorevole del Comune a dispetto del parere negativo espresso il giorno prima?

Non è una questione di galateo istituzionale.

È una questione politica e amministrativa.

E merita una risposta pubblica.

IL SILENZIO DI CHI AMMINISTRA NON È SEMPRE POLITICAMENTE NEUTRO

La Sindaca richiama oggi le proteste del Comitato.

Bene.

Quelle proteste ci sono state. E sono state pubbliche, pacifiche, documentate e partecipate.

Ci sono state conferenze pubbliche alle quali hanno preso parte rappresentanti della società civile e professionisti, tra cui la dott.ssa Adele Pazzi, l’agronomo Andrea Bregoli e la dott.ssa Maria Grazie Bonfante, rappresentante nazionale di Terre Nostra.

Ci sono state testimonianze di cittadini provenienti da territori nei quali impianti analoghi sono stati realizzati e che hanno raccontato una realtà ben diversa dalle rassicurazioni iniziali, anche sotto il profilo delle emissioni odorigene e della vivibilità delle abitazioni.

E poi c’è stata la fiaccolata del 7 dicembre 2024, con una partecipazione significativa della popolazione, comprese famiglie e bambini.

Di fronte a tutto questo, la domanda è inevitabile: quante manifestazioni pubbliche a favore dell’impianto ha organizzato o promosso l’Amministrazione comunale come promesso lo scorso 10 Agosto 2024?

Quante iniziative pubbliche sono state promosse per spiegare ai cittadini perché questo impianto sarebbe “cosa buona e giusta”?

Quanti cittadini favorevoli sono stati chiamati a confrontarsi pubblicamente con quelli contrari?

La risposta, per quanto ci risulta, è una sola: NESSUNA.

E allora non si comprende perché oggi la Sindaca senta il bisogno di rappresentare le proteste come un problema, anziché interrogarsi sulle ragioni per cui una parte così consistente della comunità ha sentito il bisogno di protestare.

IL COMITATO NON È “UN CITTADINO QUALUNQUE”

C’è poi un’altra affermazione che merita di essere chiarita.

Il Comitato Rinnoviamo Sarmato non pretende privilegi e non pretende di sostituirsi ai cittadini.

Ma certamente non può essere liquidato come una semplice somma di opinioni individuali.

La questione è stata sottoposta anche al giudice amministrativo.

Con la sentenza TAR Emilia-Romagna, Sezione staccata di Parma, Sezione I, n. 7 del 12 gennaio 2026, resa sul ricorso R.G. n. 69/2025, il TAR ha esaminato proprio l’eccezione relativa alla legittimazione del Comitato e l’ha ritenuta infondata.

Il Collegio ha riconosciuto la sussistenza dei requisiti della finalità statutaria e della stabilità organizzativa, associativa e territoriale, ritenendo che lo Statuto del Comitato fosse coerente con la tutela degli interessi ambientali coinvolti e considerando le adesioni raccolte compatibili con una concreta rappresentatività degli interessi ambientali nel territorio.

Il TAR ha quindi concluso testualmente che “la legittimazione attiva in capo al Comitato ricorrente deve essere riconosciuta”.

Dunque, quando il Comitato parla, non parla semplicemente “un cittadino”.

Parla un soggetto collettivo al quale il giudice amministrativo ha riconosciuto una propria legittimazione ad agire a tutela degli interessi ambientali del territorio.

Questo non significa che il Comitato abbia sempre ragione.

Significa qualcosa di molto più semplice: ha pieno titolo per discutere, contestare, chiedere atti, promuovere iniziative e, quando ne ricorrono i presupposti, rivolgersi al giudice.

E continuerà a farlo.

Sempre nel rispetto delle istituzioni.

Ma senza alcuna intenzione di farsi intimidire da dichiarazioni sopra le righe.

E C’È UN’ALTRA QUESTIONE CHE MERITA DI ESSERE CONOSCIUTA

Vogliamo infine dare una notizia ai sarmatesi.

Dalle verifiche effettuate sulla diffusione nazionale degli impianti di biometano emerge una circostanza che riteniamo meritevole di particolare attenzione: Sarmato si trova in una configurazione territoriale molto particolare, con due impianti della capacità indicata di 500 Smc/h, ciascuno nello stesso Comune.

Abbiamo individuato altre realtà italiane nelle quali risultano presenti o progettati impianti riconducibili a questa configurazione, tra cui Quinzano d’Oglio, Bondeno, Paliano, Melfi e Gela.

Ma il dato che più ci interessa non è il semplice numero degli impianti.

È dove vengono collocati.

In diversi dei casi esaminati, gli impianti risultano inseriti in contesti agricoli marginali, industriali o in aree significativamente distanti dai principali nuclei abitati.

A Bondeno, ad esempio, il progetto indicato per la località Zerbinate è collocato in un’area prevalentemente agricola a distanza significativa dal principale centro abitato.

A Melfi, gli impianti della zona industriale di San Nicola sono inseriti in un contesto produttivo ben distinto dal centro urbano.

Anche nei casi di Paliano e di altre realtà esaminate, la localizzazione è stata oggetto di valutazioni legate alle distanze dagli abitati e alla compatibilità territoriale.

Ed è proprio questo il punto che Sarmato vuole porre.

“Quando si parla di impianti energetici conta anche dove li si colloca”

Perché quando si parla di impianti energetici non conta soltanto la tecnologia utilizzata.

  • Conta anche dove la si colloca.
  • Conta la distanza dalle abitazioni.
  • Conta il traffico indotto.
  • Conta la qualità dell’aria.
  • Contano le emissioni odorigene.
  • Conta il rumore.
  • Conta il paesaggio.
  • Conta il consumo di suolo.
  • Conta il rapporto con il tessuto abitato.

E conta soprattutto il principio secondo cui la transizione energetica non può diventare un alibi per concentrare gli impatti sempre sulle stesse comunità.

SARMATO NON CHIEDE UN TRATTAMENTO DI FAVORE

Chiede semplicemente che venga spiegato perché proprio qui. Perché due impianti della stessa capacità nello stesso territorio. Perché questa localizzazione. Perché questa vicinanza all’abitato. Perché questo modello insediativo.

E, soprattutto, perché le preoccupazioni di una parte consistente della popolazione debbano essere trattate come un fastidio anziché come una questione amministrativa, ambientale e politica alla quale dare risposte documentate.

Noi non abbiamo paura del confronto. Anzi, lo chiediamo. Ma il confronto deve avvenire sui fatti. Sugli atti. Sui numeri. Sulle autorizzazioni. Sulle prescrizioni. Sui controlli. Sui dati ambientali. E sulle responsabilità di chi governa il territorio.

Perché una cosa è certa: il Comitato continuerà a fare ciò per cui è nato: difendere il territorio, l’ambiente e la salute dei cittadini di Sarmato. Lo farà senza insultare nessuno. Ma anche senza accettare che una legittima contestazione venga trasformata in una colpa. Le domande resteranno. E continueremo a pretendere risposte.

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