“Filo-immigrazionismo = sfruttamento, precariato, neo-schiavismo”: è questo il testo dello striscione firmato con la tartaruga frecciata, simbolo di CasaPound, comparso nella notte in città.
“Avete presente quando, criticando l’immigrazione di massa, qualcuno vi risponde «ma poi chi raccoglie i pomodori o fa da badante ai nostri anziani»? Bene, questa risposta si schianta contro l’effettiva realtà, cioè il reale scopo del favoreggiamento dell’immigrazione: lo schiavismo 2.0. Piacenza si dimostra, ancora una volta, il più chiaro esempio del fallimento della criminale gestione di questo sistema: nella nuova inchiesta sullo sfruttamento di braccianti agricoli in un’azienda della Basilicata, sono venuti alla luce collegamenti con la nostra città. Una Piacenza ormai satura di questi casi che ormai da anni denunciamo, il primo presidio per dire no al caporalato e allo sfruttamento lo inscenammo nel 2018 in Piazza Cittadella e da allora continuiamo a batterci contro questo sistema di interesse.
Prosegue la nota di CasaPound: “A chi accampa scuse come quella classica degli italiani che non fanno più certi lavori, rispondiamo che chi sostiene l’immigrazionismo sta dalla parte del business sulla pelle di chi arriva nel nostro Paese. Non è colpa dei lavoratori italiani se immigrati dal terzo mondo accettano degli stipendi da fame da schiavisti che alimentano il caporalato, ai quali interessa sfruttare il precariato per abbassare il costo del lavoro e distruggere un sistema sociale. L’universo contrattistico del passato garantiva un certo stile di vita per tutti ma negli ultimi anni, sta venendo smantellato ed eroso da un immigrazione incontrollata, che al contempo genera perdità di identità e pericoli di radicalizzazione tra gli immigrati stessi, oltre che degrado e criminalità, come i fatti di Modena dimostrano. “
“L’unica soluzione a tutto questo, che come movimento sosteniamo da sempre, è una sola: la Remigrazione. Oltre a rispedire nei paesi d’origine chi non ha titolo a rimanere in Italia e chi commette reati, si prevede anche la confisca dei beni e delle strutture di chiunque sfrutti in modo criminale questo fenomeno. I problemi del lavoro, dei salari e delle politiche per la famiglia – chiude la nota del movimento – vanno affrontati alla radice, usare l’immigrazione come soluzione, anziché incentivare politiche per il lavoro e per la natalità, non risolve il problema ed ha enormi costi da un punto di vista sociale.”
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