Nuovi preoccupanti dati nell’ambito del mercato del lavoro relativo alle micro e piccole imprese artigiane. L’ultima rilevazione effettuata dall’Osservatorio Lavoro del Centro Studi di CNA, relativa al mese di dicembre 2020, evidenzia un crollo delle assunzioni e un forte arretramento delle cessazioni.
Entrambi i fattori sono, infatti, in territorio negativo, frutto, rispettivamente, della crisi economica e dei provvedimenti governativi che vanno dal blocco dei licenziamenti al massiccio riscorso alla Cassa integrazione guadagni.
“L’incidenza di questi due fattori – commenta il Presidente provinciale di CNA, Giovanni Rivaroli – si è ovviamente fatta sentire anche sul territorio piacentino, con dati che sostanzialmente rispecchiano quelli registrati a livello nazionale che evidenziano, nell’ambito delle piccole imprese artigiane, un calo del 2% nell’occupazione. Si tratta, in effetti, dello stesso dato registrato un anno fa, a dicembre 2019, dietro cui si cela, però, una sostanziale ed importante differenza; nel 2020, infatti, l’incremento tendenziale dell’occupazione è stato solo dello 0,2% a fronte del 2% che era invece stato registrato nel corso del 2019. Credo che il peggio debba ancora venire; quando cesserà il blocco dei licenziamenti, infatti, questi dati subiranno sicuramente un ulteriore e preoccupante aggravamento. A quel punto, ovviamente, saranno necessarie altre misure governative per contenere questa emorragia”.
Ma non è soltanto il dato relativo al calo dell’occupazione nell’ambito delle piccole e micro imprese artigiane a preoccupare i vertici provinciali di CNA. I numeri rilevati dall’Associazione di categoria, infatti, offrono anche un’altra chiave di lettura.
“Il nostro Centro Studi – aggiunge il Direttore di CNA Piacenza, Enrica Gambazza – mette in luce anche il preoccupante dato relativo al continuo rallentamento delle assunzioni. Proprio a dicembre 2020 si è rilevato il peggior risultato degli ultimi sei anni; con una diminuzione delle assunzioni del 30,5%, un calo che sul nostro territorio piacentino ha avuto fortunatamente minori dimensioni. Anche l’analisi delle varie tipologie contrattuali porta in luce elementi di preoccupazione. I contratti a tempo indeterminato continuano a calare, tanto che a fine 2020 la quota di questi contratti sul totale era di appena il 55,2% a fronte dell’86,1% del dicembre 2014. Ne consegue una crescita continua dei contratti a tempo determinato, quasi il 30% quelli rilevati a fine 2020 con un aumento di oltre il 23% solo ne-gli ultimi sei anni. Segno evidente di come nel mercato del lavoro ci sia sempre più preca-rietà”.
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