Migranti, si presenta la Carta di Piacenza: “Serve un cambiamento radicale nella gestione dei permessi di soggiorno”

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Dopo mesi di discussione nei luoghi di lavoro e tra le associazioni e le comunità straniere della provincia di Piacenza, sabato 11 Marzo è prevista la “firma” della “Carta di Piacenza”. Una giornata importante per i diritti dei cittadini e dei lavoratori migranti arrivati sul nostro territorio.

“Si tratta di una piattaforma di rivendicazioni nei confronti delle istituzioni che hanno voce in capitolo sui diritti civili dei migranti, a partire da Questura e Prefettura di Piacenza, finalizzata a richiedere un cambiamento radicale nelle prassi, nei tempi e nelle modalità con cui vengono gestite le pratiche di rilascio e rinnovo dei Permessi di Soggiorno”, spiegano, in una nota, la “galassia” dei promotori della Carta, tra cui i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil di Piacenza.

Quella di sabato 11 sarà una tappa fondamentale di un percorso di mobilitazione partito dal basso, partito diversi mesi fa, che ha coinvolto una moltitudine di comunità straniere, laiche e religiose della provincia di Piacenza: dalla Comunità Islamica al Tempio Sikh, ai rappresentanti dei cittadini di Marocco, Senegal, Ecuador, Bosnia Erzegovina, Albania, Macedonia, Ghana, Nigeria, Gambia, Mali, Costa d’Avorio, Sri Lanka, Somalia, Burkina Faso, Afghanistan, a cui si aggiungono gli studenti stranieri delle nostre università.

Un percorso partito nei luoghi di lavoro

Un percorso partito nei luoghi di lavoro, attraverso i delegati del sindacato che hanno voluto organizzare una richiesta di cambiamento che emergeva con forza dai colleghi non nati in Italia, per affrontare una situazione diventata insostenibile. Registriamo, infatti, più di un anno di attesa per una pratica, con tutte le conseguenze per i cittadini in possesso di una semplice ricevuta postale e di un titolo di soggiorno scaduto; assistiamo a code infinite davanti alla Questura, a tempi di attesa inaccettabili, al pari di un criterio di valutazione delle pratiche che potrebbe essere migliorato riguardo alla discrezionalità procedurale.

Tra mille difficoltà, in questi anni abbiamo imbastito un confronto tra sindacati e uffici immigrazione istituzionali. Confronto che oggi occorre rilanciare. A partire da pratiche e procedure chiare e condivise finalizzate a rendere esigibili i diritti di cittadinanza dei migranti.

In un contesto geopolitico mai così caotico, con conflitti e nazionalismi in aumento, occorre tutelare al massimo il diritto di asilo sancito dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra. 

Queste le premesse che hanno dato il là a questa mobilitazione che vuole arrivare alla condivisione della “Carta di Piacenza”. Carta passata anche da un primo momento di confronto generale lo scorso 26 Novembre, quando i delegati e le segreterie di CGIL, CISL e UIL hanno incontrato i rappresentanti di alcune associazioni di cittadini stranieri. Insieme hanno redatto la bozza della Carta che è stata poi discussa ulteriormente nei luoghi di lavoro e nelle comunità straniere.

Un punto di arrivo e un punto di partenza

“Sabato 11 Marzo sarà sia un punto di arrivo sia uno di partenza: la conclusione del lavoro di discussione e confronto, con la sottoscrizione della “Carta di Piacenza”, e l’inizio della fase di rilancio del confronto con le istituzioni locali del Ministero dell’Interno.

Per questo, dopo aver sottoscritto la “Carta di Piacenza”, CGIL, CISL e UIL insieme alle comunità straniere della provincia, chiederanno un incontro urgente a Questura e Prefettura.

“Chiediamo – spiegano – un cambiamento significativo delle prassi e un nuovo e più forte riconoscimento del ruolo del sindacato come interlocutore nell’interpretazione della normativa e delle prassi conseguenti.

In gioco c’è il diritto di migliaia di lavoratori e contribuenti extracomunitari che vedono tempi troppo lunghi per espletare pratiche che consentano loro di rimanere legalmente in un Paese e in un territorio, quello piacentino, che stanno contribuendo a far crescere anche attraverso il loro lavoro. Siamo consapevoli che le criticità che registriamo qui sono le stesse di altri territori, per questo auspichiamo che la nostra iniziativa sia da esempio e da stimolo ad altre realtà locali che invitiamo da subito ad unirsi a questa mobilitazione per la dignità dei lavoratori migranti”.

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