Attualità

Canale della Fame e dintorni negli scatti anche spiritosi di Patrizio Maiavacca, incontro al PalabancaEventi

«Dietro ogni immagine c’è una storia, un percorso emozionale. Non amo fotografare luoghi da cartolina, ma quelli imperfetti, perché non so che cosa nascondono e il mistero mi affascina». Parola di Patrizio Maiavacca, appassionato di fotografia fin dagli anni ’70 del secolo scorso, tra i fondatori del Collettivo Tiff (associazione culturale di fotografia creativa) e autore di una nuova pubblicazione – “Il Canale della Fame” (edizioni 89books) – presentata al PalabancaEventi in una affollata Sala Corrado Sforza Fogliani in dialogo con Roberto Tagliaferri della Banca di Piacenza, che ha sostenuto la stampa del volume.

Il progetto

Il progetto fotografico che sta alla base del libro – è stato spiegato – nasce dall’osservazione del Diversivo Est e del Diversivo Ovest, i canali artificiali costruiti negli Anni ’30 del secolo scorso, dopo un’inondazione, per raccogliere l’acqua piovana che scendeva dalle colline a sud di Piacenza e migliorare le condizioni igieniche della parte bassa della città, allora molto precarie. La pubblicazione – con immagini in bianco e nero – documenta il cambiamento dell’ambiente circostante il Canale della Fame, allora costruito in aperta campagna e che oggi scorre tra nuovi quartieri, orti urbani, infrastrutture stradali, aree industriali, accanto a terreni incolti e degradati.

I ricordi d’infanzia

«Da bambino – ha ricordato l’autore – abitavo in via Pietro Cella, che era ai confini della città, e passeggiavo con mio padre lungo le rive del canale (che prende il nome dal fatto che per la sua realizzazione furono utilizzate maestranze in stato di indigenza, ridotte, appunto, alla fame). Luoghi famigliari, dunque, mi avevano lasciato qualcosa dentro. Anche ora abito in quella zona e ho iniziato a percorrere in bicicletta le rive del canale dal Parco della Galleana fino a Borgotrebbia fotografando tutto quello che vedevo».

Rispondendo a una domanda dell’ing. Tagliaferri, il fotografo paesaggista ha spiegato la sua attrazione per il “soggetto acqua” (che aveva già ispirato il suo precedente volume sulla storia del Po): «Il suo movimento mi dà energia, ma per me acqua vuol dire rive, di un fiume, del mare, di un canale, che aiutano a concentrarmi su ciò che osservo. I miei scatti sono quasi sempre alle spalle dell’acqua, ad immortalare, anche con ironia, il territorio circostante».

Agli intervenuti è stata riservata copia del volume.

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