Gli istituti penitenziari italiani alla fine di giugno 2026, ospitavano complessivamente 64.773 persone detenute, con un tasso di sovraffollamento pari al 126,6% della capienza regolamentare. Nello stesso periodo, la Casa Circondariale di Piacenza registrava una presenza superiore di circa 155 persone rispetto ai posti disponibili.
“Dietro questi numeri ci sono persone, con le loro storie di vita, costrette a vivere in condizioni che troppo spesso non garantiscono dignità, salute e reali opportunità di reinserimento», sottolinea il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Piacenza”. Il commento di Mariarosa Ponginebbi, Garante dei diritti della libertà personale del Comune di Piacenza e membro della Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali.
Il sovraffollamento non significa soltanto carenza di spazi, ma anche condizioni materiali difficili: celle e ambienti comuni degradati, infiltrazioni, muffe, arredi usurati, docce insufficienti, presenza di infestanti. A ciò si aggiungono il caldo insopportabile, la tensione quotidiana, il disagio psichico, gli episodi di autolesionismo, le aggressioni e un crescente rischio di suicidio.
Negli ultimi tre anni in Italia, oltre 17 mila persone detenute hanno ottenuto un risarcimento economico o una riduzione della pena per aver subito trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’articolo 35-ter dell’Ordinamento penitenziario.
«È un dato che dovrebbe interrogare profondamente le istituzioni. Non lo affermano soltanto i Garanti o le associazioni: lo riconosce lo Stato attraverso le decisioni della magistratura, chiamata a certificare condizioni incompatibili con la dignità della persona e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».
Il Presidente della Repubblica ha più volte richiamato Governo e Parlamento alla necessità di affrontare con urgenza l’emergenza del sovraffollamento e dell’elevato numero di suicidi nelle carceri. Nonostante questi richiami, la situazione continua a peggiorare.
Dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per le condizioni detentive italiane, il rischio è quello di tornare ai livelli di criticità che avevano portato alla censura internazionale.
Emblematica è la recente decisione del Tribunale di Firenze che, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni detentive del carcere di Sollicciano, dopo gli accertamenti effettuati da Polizia, ASL e Guardia di Finanza.
«Quando un giudice dispone la chiusura di interi reparti di un carcere significa che il degrado non è più soltanto denunciato, ma è stato ufficialmente accertato. Davanti a tutto questo non bastano annunci: servono risposte immediate».
Per queste ragioni la Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, della quale fa parte anche il Garante del Comune di Piacenza, chiede un provvedimento straordinario di carattere deflattivo e costituzionalmente orientato.
«Non è buonismo, ma responsabilità. Un sistema saturo non rieduca, non cura, non reinserisce e non produce maggiore sicurezza».
Tra le richieste avanzate dalla Conferenza vi è l’introduzione della liberazione anticipata speciale, portando da 45 a 75 giorni per semestre la detrazione di pena per le persone detenute che partecipano positivamente al percorso trattamentale.
«Non si tratta di un “liberi tutti”, ma di uno strumento premiale fondato sulla buona condotta, sulla responsabilizzazione e sulla partecipazione al percorso rieducativo previsto dalla Costituzione».
La Conferenza propone inoltre un intervento immediato per le persone detenute con un residuo di pena non superiore a un anno, condannate per reati non ostativi e per le quali non sussistano concrete esigenze di sicurezza tali da imporre la permanenza in carcere. «La tutela delle vittime è sacrosanta, ma non si realizza rendendo il carcere più disumano. La sicurezza si costruisce attraverso la prevenzione della recidiva: la persona detenuta non coincide con il reato commesso e la pena non può esaurirsi nella sola custodia, ma deve offrire concrete possibilità di cambiamento attraverso percorsi di responsabilità e reinserimento».
Si tratta di circa 8-9 mila persone che potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione, favorendo percorsi di lavoro, cura, responsabilizzazione e reinserimento sociale.
Occorre inoltre rafforzare la magistratura di sorveglianza, gli Uffici di esecuzione penale esterna (UEPE), gli educatori, gli psicologi, gli assistenti sociali, il personale sanitario, la Polizia penitenziaria, i mediatori culturali, i cancellieri dei Tribunali di sorveglianza e tutti gli operatori che ogni giorno contribuiscono a sostenere il sistema penitenziario.
«La dignità delle persone detenute e quella del personale penitenziario non sono in conflitto: sono parte della stessa battaglia per un sistema più giusto, più sicuro e pienamente rispettoso della Costituzione». Serve anche un piano straordinario per la salute penitenziaria, il disagio psichico, le dipendenze, le persone detenute malate, gli stranieri privi di rete familiare, i giovani adulti e i minori.
Il carcere non può essere il contenitore di tutte le fragilità sociali alle quali non è stata data risposta fuori. Un sistema penitenziario rispettoso dei diritti è anche un sistema più efficace nel garantire sicurezza alla collettività. La Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale aderisce con convinzione alla mobilitazione nazionale del 14 luglio, promossa dalle associazioni e dalle reti del Terzo settore che da anni operano intorno al mondo del carcere, realtà impegnate quotidianamente nella tutela della dignità umana, dei diritti fondamentali e del reinserimento sociale delle persone private della libertà.
L’obiettivo di questa giornata è sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica, intorno alla questione penitenziaria, oggi vera e propria emergenza sociale e umana.
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