Fa discutere la scelta di ridurre o eliminare la carne di maiale e i salumi dai menù delle mense scolastiche del territorio provinciale di Piacenza, al centro di una polemica che negli ultimi giorni ha animato il dibattito pubblico. A intervenire è Confagricoltura Piacenza per voce della presidente della Sezione di prodotto suinicola, Giovanna Parmigiani. L’allevatrice sceglie di non entrare nel merito della polemica e riporta l’attenzione su tre aspetti concreti: la qualità del prodotto, il suo valore nutrizionale e la coerenza economica delle scelte.
«Non entriamo nel merito della polemica — premette Parmigiani — ci sentiamo solo di dire che, anche dal punto di vista nutrizionale e della gradibilità e fruibilità del menù, ci sembra quantomeno riduttivo decidere di estromettere un prodotto di comprovata salubrità e qualità.»
Per un territorio come quello piacentino il tema non è secondario. La filiera suinicola e i salumi a denominazione d’origine rappresentano una componente rilevante dell’economia agricola provinciale e della sua identità gastronomica. Secondo la Sezione, la ristorazione scolastica dovrebbe quindi lavorare su come ampliare l’offerta, invece di sottrarre un alimento.
«Chiediamo semmai di ragionare — prosegue Parmigiani — e non concorrere all’impoverimento del menù e, a tratti, anche della proposta culturale che c’è dietro. A parità di costi ci sono probabilmente scelte che possono prevedere più alternative. Una riflessione semplice può essere quella di affiancare alla coppa e agli altri salumi anche la fesa di tacchino cotta al forno, quella affettata di uso comune, proposta proprio come alternativa.»
Alcune critiche riguardano la consistenza delle carni, talvolta giudicate stoppose. Per la presidente della Sezione il problema sta nella preparazione più che nella materia prima. «È più una questione di come si cucinano — osserva —. Anzi, la lonza o altri tagli, come insegnano anche le famiglie, possono essere scelte interessanti, di buona qualità e che consentono di contenere i costi.»
«L’invito — conclude Parmigiani — è a non fare, come talvolta accade, una corsa al ribasso miope, che impoverisce anche l’offerta sulla base di opportunità che francamente non si vedono, né un punto di vista nutrizionale né da quello, più biecamente, economico.»
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