La Guardia Archeologica Nazionale esprime “profonda indignazione per il via libera alla demolizione della Casa del guardiano del ponte, in località Case di Rocco a Piacenza, dopo che la Commissione regionale per il Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna ha escluso con un tratto di penna la sussistenza dell’interesse culturale necessario alla sua tutela”.
Un edificio storico non deve necessariamente possedere decorazioni, affreschi o qualità monumentali per rappresentare una testimonianza importante del passato. La storia non si misura soltanto dal presunto pregio architettonico.
Parliamo di una costruzione risalente al Seicento, in un’area la cui memoria documentaria affonda nel Medioevo: il toponimo Casa di Rocco compare già in una testimonianza del 1248.
Ma soprattutto emerge un elemento che merita chiarimenti: una perizia del 2025 riferisce che, in passato, proprio il Comune avrebbe impedito un intervento di demolizione e ricostruzione per salvaguardare le caratteristiche storiche del fabbricato.
Come si conciliano quelle precedenti valutazioni con la decisione attuale? Quali documenti storici sono stati effettivamente esaminati?
«Non contestiamo il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini. Contestiamo l’idea che, di fronte a un edificio storico degradato, la demolizione possa essere considerata inevitabile senza una verifica approfondita delle alternative», dichiara Paolo Caratossidis, fondatore della Guardia Archeologica Nazionale.
«Non possiamo accettare che quattro secoli di storia vengano liquidati attraverso una valutazione della quale chiediamo di conoscere integralmente i presupposti. Prima di distruggere, bisogna essere certi di avere compreso ciò che si sta distruggendo».
La Guardia Archeologica Nazionale chiede formalmente al Comune di Piacenza di valutare l’immediata sospensione dell’esecuzione dell’ordinanza ai sensi dell’articolo 21-quater della legge 241/1990 e sollecita il Ministero della Cultura a riesaminare il procedimento di verifica dell’interesse culturale previsto dall’articolo 12 del D.Lgs. 42/2004.
Si chiede inoltre l’acquisizione e la rivalutazione della documentazione storico-archivistica, dei precedenti provvedimenti comunali, delle perizie tecniche e delle possibili soluzioni di messa in sicurezza conservativa.
Non chiediamo di ignorare il pericolo. Chiediamo di scongiurare una perdita irreversibile senza aver verificato ogni ragionevole alternativa.
Le ruspe possono aspettare il tempo necessario a un ultimo, rigoroso approfondimento. La storia, una volta demolita, non torna più.
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