Non si placa il confronto sul futuro dell’edificio seicentesco di Case di Rocco, lungo via Emilia Pavese a Piacenza. Dopo il nulla osta all’abbattimento e in vista dell’avvio dei lavori commissionati dal Comune, arriva una nuova richiesta di sospensione della demolizione. A formularla è Italia Nostra.
Al centro delle contestazioni ci sono le motivazioni con cui il Comitato regionale per il Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna ha escluso il riconoscimento dell’interesse culturale del fabbricato: secondo gli autori dell’appello, alcune valutazioni potrebbero essere state formulate sulla base di informazioni incomplete o non corrette.
La richiesta punta a ottenere un ulteriore approfondimento prima di procedere con un intervento considerato irreversibile. In particolare, vengono contestate alcune affermazioni relative alle caratteristiche architettoniche dell’edificio, alla sua unicità e al rapporto con la storia del territorio.
Uno dei primi punti riguarda la descrizione del fabbricato come un’architettura rurale di servizio, priva di elementi decorativi o peculiarità architettoniche. Una valutazione che viene messa in discussione richiamando la presenza di timpani sulle aperture del piano terra, alternativamente curvi e ad angolo, cantonali bugnati, una nicchia in facciata e una fascia marcapiano.
Secondo gli autori dell’appello, questi elementi renderebbero contestabile la definizione dell’edificio come completamente privo di caratteristiche architettoniche di rilievo.
Un’altra obiezione riguarda la presunta mancanza di unicità del fabbricato, descritto nelle motivazioni come una tipologia comune e ampiamente replicata di presidio logistico di sosta. Gli oppositori della demolizione sostengono invece di non conoscere, almeno nel territorio piacentino, altri edifici con analoghe caratteristiche e chiedono che vengano eventualmente indicati esempi comparabili.
Particolare attenzione viene riservata anche alla storia dell’insediamento. Secondo la documentazione richiamata nell’appello, l’edificio avrebbe ospitato fino al Settecento i monaci che si occupavano del passaggio sul vicino fiume Trebbia, presenti nella zona fin dal Medioevo.
Viene inoltre ricordata la tradizione che collega il nome di Case di Rocco al passaggio di San Rocco da Montpellier nel XIV secolo, così come il coinvolgimento del complesso nelle manovre della battaglia del Trebbia del 1799, combattuta tra le forze austro-russe e quelle francesi.
A questi elementi si aggiunge la posizione dell’edificio lungo via Emilia Pavese, un tracciato che gli autori della richiesta collegano a importanti percorsi storici, tra cui la via Postumia, la via Francigena e gli itinerari di pellegrinaggio.
La demolizione delle antiche pertinenze, che secondo il Comitato avrebbe compromesso l’unitarietà del complesso, viene interpretata in modo diverso da chi chiede la conservazione. Il fabbricato superstite rappresenterebbe infatti l’ultima testimonianza non modificata dell’antico insediamento e un elemento dell’identità storica del quartiere.
Nell’appello viene richiamata anche una precedente vicenda amministrativa: da una relazione peritale del Tribunale di Piacenza emergerebbe che, alcuni anni fa, il Comune aveva espresso parere negativo a una proposta di abbattimento e ricostruzione proprio in considerazione dell’interesse storico e architettonico dell’edificio.
Gli autori della richiesta sostengono inoltre che la tutela dell’architettura storica minore non dipenda esclusivamente dall’apposizione di un vincolo ministeriale, ma possa rientrare anche nelle competenze urbanistiche comunali. A sostegno di questa interpretazione vengono richiamati la normativa regionale, il Piano territoriale paesistico regionale del 1993 e il precedente Piano regolatore generale del 1980, che avrebbe previsto una tutela conservativa per il complesso di Case di Rocco.
Da qui la richiesta al Comune di Piacenza di non procedere immediatamente con la demolizione e di valutare invece un intervento urgente di consolidamento delle parti dell’edificio che potrebbero rappresentare un pericolo per i residenti dei condomini vicini.
Una soluzione che, secondo i promotori dell’appello, permetterebbe di affrontare le esigenze di sicurezza pubblica senza cancellare definitivamente una testimonianza della storia locale.
La richiesta conclusiva è dunque quella di sospendere con urgenza l’abbattimento, consentendo ulteriori verifiche sulla documentazione storica e architettonica e, contemporaneamente, adottando le misure necessarie a tutelare l’incolumità delle persone.
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