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CAU a Bobbio, sul destino del PPI il comitato parla di risposte vaghe da AUSL

Cau a Bobbio la risposta di Ausl alle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi dal Comitato Terme e val Trebbia in merito al PPI di Bobbio merita una particolare attenzione.

CAU a Bobbio dalla AUSL fraseggio burocratico

Intanto ha colpito quel fraseggiare confuso e burocratico con cui in realtà si è evitato di rispondere al quesito principale che era stato posto, e cioè in cosa consisterebbe l’annunciato e celebrato cambiamento, di Bobbio, da Osco a Stabilimento ospedaliero. Anche in merito all’annunciata apertura di un CAU, centro di assistenza – urgenza a Bobbio, per la presa in carico dei codici bianchi e verdi, Ausl è riuscita a non dire nulla di preciso senza rispondere alla domanda

CAU a Bobbio inieme al PPI funzioni sovrapposte

Ma a Bobbio non c’è già un PPI con identiche funzioni? La domanda posta su Bobbio andrebbe riproposta anche per Fiorenzuola e Castel San Giovanni, dove ci sono PPI che Ausl ha già fatto capire che saranno sostituiti con dei CAU. Il quadro normativo a cui Asul si riferisce è quello lanciato dalla Regione per la riforma dell’emergenza urgenza che vede nei CAU la soluzione proposta. Il tutto motivato dal fatto che, visti i tagli alla sanità e la carenza di personale, occorre trovare una soluzione emergenziale attraverso un maggiore coinvolgimento dei medici di base anche nella emergenza urgenza.

CAU a Bobbio il parere del comitato

In realtà, a nostro parere, questo progetto apre a preoccupanti considerazioni sul sistema sanitario che si vuole costruire. Molte cose non tornano.  I CAU saranno costituiti con l’impiego di MMG e sostituiranno i PS ed i PPI oggi presenti nei piccoli ospedali, come successo proprio in questi giorni con i primi CAU inaugurati in Ausl Bologna. A fronte di una già evidente carenza di MMG a copertura della rete degli ambulatori territoriali, un loro impiego, volontario ma incentivato da una buona retribuzione oraria per 12 ore settimanali nei CAU come prevede l’accordo firmato in regione, aumenterà inevitabilmente questa carenza riducendo gli orari di apertura degli ambulatori.

Normativa Regionale e cartellonistica

A guardare la normativa regionale e la cartellonistica esposta all’ingresso dei CAU appena inaugurati, le prestazioni fornite risultano essere a carattere ambulatoriale quali quelle che già oggi i Medici di base forniscono nei loro ambulatori, ma anche nelle case di comunità una volta costituite. In sostanza, il progetto CAU non convince, Non è quell’investimento celebrato come risoluzione strutturale di un problema, ma solo una pezza, come la classica corta tovaglia che se tirata da una parte ne scopre un’altra, e che ha come conseguenza immediata la chiusura dei PPI e dei piccoli Pronto Soccorso che ancora resistevano alla destrutturazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Cau a Bobbio il quadro della situazione

Un quadro, questo, funzionale ad un punto di vista aziendalistico che ha deciso da tempo,vedi a Piacenza il piano sociosanitario del 2017, di riorganizzare il sistema attorno ad un unico ospedale provinciale e conseguente riduzione della distribuzione territoriale della risposta ospedaliera, ma certamente non funzionale ai bisogni dell’utenza che paga tutto questo con lunghe liste di attesa, maggiori spostamenti, maggiore ricorso al privato, convenzionato e no. Rimane il problema di quale soluzione adottare per affrontare le criticità della rete di emergenza urgenza, che, è bene ricordare, dipende da anni di tagli e di blocco delle assunzioni.

Sul territorio

A Piacenza e non solo, per noi, chiarisce il comitato, questo vuol dire: Chiarezza da parte di Ausl sul mantenimento dei PPI di Bobbio, Castel San Giovanni e Fiorenzuola, garantendone l’apertura h 24, evitando così la loro esternalizzazione tramite l’apertura di CAU ed organizzando, in questi presidi, adeguati servizi ospedalieri.

Attuazione, da parte di Ausl dei servizi ambulatoriali così come definito dalla regione a carico dei CAU all’interno delle case di comunità nelle quali, come prevede il DM 77/2022 già è prevista la presenza dei MMG, di personale e dotazioni che ne sostengono l’attività. Il tutto sostenendo la più generale rivendicazione per un maggiore finanziamento del SSN Finito il lancio celebrativo dei CAU quel che si delinea è un passo accelerato nella riorganizzazione della rete ospedaliera che non convince. Il nodo resta sempre la revisione del Piano socio Sanitario votato nel 2017, sul quale non è più rinviabile un confronto per definire in modo preciso il mantenimento di una distribuzione territoriale della rete ospedaliera e l’assetto delle case di comunità da realizzare in provincia. Questione già sollevata in più occasioni, anche nel recente presidio in P.zza Cavalli organizzato da una rete di associazioni e dalla Cgil.

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