“Evidentemente essere balzati all’attenzione dei media nazionali per le note vicende giudiziarie sugli abusi in materia di reati informatici deve aver confuso ancora di più l’equilibrio nelle scelte del primo cittadino nei confronti della propria comunità; la vicenda riguarda il Caro-Rifiuti ed i rincari Atersir”. Con queste parole si apre il comunicato del COMITATO “RinnoviAMO SARMATO”.
Mentre la maggioranza dei Comuni della Val Tidone avviano il ricorso al TAR per scongiurare gli aumenti tariffari, la Sindaca di Sarmato (almeno a tutt’oggi) tradisce il patto con i cittadini e sceglie la resa.
Un atteggiamento inspiegabile e grave, soprattutto alla luce delle specificità del servizio locale: Sarmato è inserito tra i bacini che applicano la TCP (Tariffa Corrispettiva Puntuale).
Ai cittadini di Sarmato, che da anni si sottopongono con rigore e sacrificio alle rigide regole della raccolta differenziata e al calcolo al milligrammo dei conferimenti, viene servito l’ennesimo schiaffo: l’impegno virtuoso degli utenti viene tradito da una giunta che accetta supinamente i rincari predisposti dall’alto.
La Sindaca di Sarmato ha preferito svestire i panni di difensore dei suoi concittadini per indossare quelli di esattore per conto terzi, avallando un Piano Economico Finanziario senza esercitare alcuna reale opposizione politica o legale, ignorando che i rincari prevedono un incremento di costi tra il 2 e il 4% in più da riconoscere al gestore Iren e senza che sia proposto alcun miglioramento del servizio rifiuti.
L’assenza di una minoranza all’interno del Consiglio Comunale di Sarmato sta mostrando il suo lato peggiore: la totale mancanza di un contrappeso che difenda i cittadini dai diktat della maggioranza.
La Sindaca, forte di un consiglio senza opposizione, evidentemente si sente libera di firmare cambiali in bianco ad Atersir senza dover rendere conto a nessuno.
I sarmatesi rispettano le regole della TCP, ma il premio della giunta è l’accettazione passiva della stangata.
E come se non bastasse questo ulteriore scivolone non risulta essere neppure l’ultimo in materia ambientale.
L’Azienda JMG Cranes ha inaugurato infatti in data 07 Ottobre 2026 la Hydrogen Valley a Sarmato, prevedendo un innovativo impianto a idrogeno verde tra avanguardia tecnologica, nodi normativi e silenzio delle istituzioni locali.
Si ufficializza, pertanto, l’avvio operativo della nuova Hydrogen Valley all’interno del polo industriale di via dell’Innovazione 2, nell’area riqualificata dell’ex zuccherificio Eridania; un investimento strategico da 6,7 milioni di euro (sostenuto in gran parte da fondi PNRR) che posiziona lo stabilimento di Sarmato come uno dei rari ecosistemi autosufficienti d’Italia per la produzione e l’applicazione di idrogeno verde nella movimentazione pesante.
L’operazione, pur rappresentando una pietra miliare per la transizione energetica della provincia di Piacenza, si inserisce in un contesto di totale assenza di comunicazioni, prese di posizione o informative pubbliche da parte dell’Amministrazione Comunale di Sarmato, lasciando all’iniziativa privata l’onere dell’informazione alla cittadinanza e del coordinamento territoriale.
Il funzionamento e la gestione dell’hub energetico rispondono a un quadro normativo multilivello estremamente rigido.
elementi che impongono, per il potenziale rischio ambientale, un rigoroso rispetto delle norme e delle misure di sicurezza.
Senza poi voler infierire ulteriormente sulle “distrazioni” e “dimenticanze” dell’attuale amministrazione comunale, non possiamo infine non citare la svolta digitale della Val Tidone: ovvero l’imminente insediamento dei Data Center tra Sarmato e Castel San Giovanni singolarmente taciuto alla cittadinanza.
Il quadrante occidentale della provincia di Piacenza si prepara a vivere una radicale trasformazione strutturale.
I territori comunali di Sarmato e Castel San Giovanni sono ormai prossimi a ospitare imponenti infrastrutture digitali di nuova generazione (Data Center Hyperscale e strutture Cloud Edge), configurandosi come la naturale estensione strategica dell’ecosistema tecnologico di Milano.
La transizione da poli prettamente logistici a veri e propri hub per l’Intelligenza Artificiale e la gestione dei dati globali porta con sé una serie di significativi benefici macroeconomici, sollevando al contempo serie preoccupazioni ambientali per le comunità residenti.
L’insediamento dei Data Center nell’area industriale sarmatese (come la riqualificazione di lotti in Via Zuccherificio) e a ridosso delle arterie di Castel San Giovanni, garantisce alcuni vantaggi competitivi:
L’imminenza di questi insediamenti genera tuttavia forti perplessità a causa della natura intrinsecamente “energivora” delle sale server, allineandosi alle recenti preoccupazioni sollevate a livello nazionale dalle reti territoriali a tutela del suolo:
Il dibattito locale si sposta ora sulla capacità dei Comuni di Sarmato e Castel San Giovanni di contrattare adeguate misure di compensazione urbanistica e ambientale ad oggi sconosciute (si faranno? E quali?).
In assenza di un quadro normativo nazionale stringente e di una pianificazione territoriale che ponga fine a iniziative imprenditoriali estemporanee e mancanti di programmazione urbanistica ed ambientale – vedi nuovo impianto di biometano da 500 smc/h , il rischio evidenziato dai comitati è che l’arrivo dei colossi tecnologici produca disagi ambientali di gran lunga superiori ai benefici, a fronte di vincoli infrastrutturali permanenti.
Dall’amministrazione comunale sarmatese si registra il solito mantra : INFORMAZIONI NON PERVENUTE.
Con buona pace dei residenti!
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