Economia

Confagricoltura: “Serve un cambio di sistema che garantisca la sopravvivenza delle imprese”

L’Assemblea generale di Confagricoltura Piacenza si è tenuta 24 giugno come da programma. L’assise, a porte chiuse, ha comunque voluto lanciare un segnale di ritorno alla normalità con un rinfresco all’aperto come augurio concreto di ripartenza.

“Lunedì 14 giugno si sono riaperte, dopo 15 mesi, le porte dei nostri uffici”– ha detto il presidente Filippo Gasparini – intervenendo con la relazione conclusiva. “Nella crisi l’Associazione ha mostrato competenza, proattività e disponibilità: sono caratteristiche fondamentali, insieme a saldi valori umani, che tutta Confagricoltura Piacenza possiede. Abbiamo proseguito il percorso che vede l’associazione consolidata, potenziata e con i conti in ordine. Ringrazio di questo il direttore, Marco Casagrande e tutta la squadra dei collaboratori che ha lavorato nel migliore dei modi pur senza essere nelle condizioni migliori”. Venendo alle considerazioni di carattere generale il presidente ha parlato di PNRR, di Pac e delle diverse battaglie sindacali affrontate nel corso dell’ultimo anno, senza mancare di fare il punto sulle difficoltà dei comparti e sugli obiettivi dei prossimi mesi. “Stanno arrivando le risorse per uscire dalla crisi – ha spiegato Gasparini – ribadiamo che i principi guida di Confagricoltura Piacenza sono: produttività, profitto e mutualismo. Sono queste le direttive che vorremmo alla base del PNRR così come della Pac, così come della politica nazionale. Ci troviamo in battaglia contro una serie infinita di disposizioni senza visione etica, norme che drenano risorse alle imprese impedendo sviluppo. La vera condizionalità la stanno facendo le nostre imprese, che pur in mancanza di reddito continuano a garantire prodotti di qualità. Ma è attraverso l’adeguata remunerazione della qualità che si devono poter ottenere le risorse necessarie per continuare a garantirla. Con “qualità del prodotto” intendo il concetto in senso lato, ossia includendo anche la qualità del processo e con esso, in primis, la sicurezza e la regolarità del lavoro, per noi imprescindibili. Le aziende devono avere a disposizione le risorse per operare assicurando le garanzie necessarie anche in termini di lavoro. Oggi abbiamo prodotti già di qualità, ma quello che manca clamorosamente è la remunerazione, questo volano non lo stiamo perseguendo”.

A sulle vicende territoriali legate ai rinnovi cariche ha ricordato: “Il rinnovo del Cda di Terrepadane ci ha visti in prima linea. È una battaglia tutt’altro che terminata. Il risultato di queste elezioni non è l’affermazione o la vittoria di un sindacato su un altro, ma l’affermazione della volontà delle aziende del territorio. Abbiamo più volte denunciato lo sfacelo dei sistemi che calpestano tutto ribadendo che per noi contano i valori, in primis la difesa degli uomini, delle loro famiglie e delle loro imprese. In questi valori c’è anche il presidio dell’occupazione, il riconoscimento del valore del lavoro, il localismo non come chiusura ma come ricchezza distintiva di un territorio data dalla sua economia, dalla sua gente e dalle sue tradizioni”. Anche il Consorzio di Bonifica è al centro di una querelle per il rinnovo degli organi di rappresentanza. “Vogliamo che anche il prossimo Cda sia caratterizzato dalla proattività e dalla spinta propulsiva che il suo compianto presidente Fausto Zermani ha saputo infondere alla struttura, in questo certamente supportato da professionalità preziose delle quali il Consorzio si è dotato nel corso degli anni”. Un ultimo passaggio su un altro rinnovo cariche, quello di Ainpo.

“Anche in questo caso abbiamo presentato una lista congiunta. A noi non interessano le casacche, ma le imprese”. E in chiusura: “È evidente che ogni settore ha le sue specificità, ma i problemi sono tragicamente trasversali e ci parlano di un’offerta segmentata, di filiere che non riescono a far riconoscere agli agricoltori il valore delle loro produzioni, di regole illogiche che ingessano le imprese. Si pone per tutti il problema dei costi produttivi crescenti e delle marginalità che ormai da troppi anni si riducono costantemente. È nella ridefinizione dei valori e delle logiche che governano questo Paese il livello al quale dobbiamo agire per un cambio di sistema che possa garantire la sopravvivenza delle nostre imprese. Siamo in piena campagna e forse la nostra forza deriva anche dal fatto che nei campi non c’è solo fatica, ma anche bellezza e meraviglia”.

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