Confcooperative Piacenza compie 75 anni e celebra l’anniversario con l’assemblea di tutte le imprese aderenti e una riflessione proiettata nel futuro, dedicata all’Economia Sociale. A ospitare l’evento la sala concerti del Conservatorio Nicolini.
“Comunità che si fanno imprese” è il titolo dell’iniziativa pubblica che ha visto la premiazione di alcune realtà della cooperazione piacentina. Non solo celebrazione del 75esimo, ma anche lo sguardo riservato al presente e al futuro con i principi dell’Economia Sociale, il modello che Confcooperative ha proposto alle istituzioni, a partire dalla Regione Emilia-Romagna, per affrontare le sfide della sostenibilità e dello sviluppo. Dopo i saluti delle autorità e del presidente di Confcooperative Piacenza Daniel Negri, è stato Marco Allena, Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a introdurre il tema del 75esimo.
Al centro alcuni dei temi cari alla cooperazione: un’economia che non punti soltanto al profitto, capace di concorrere con il lavoro delle sue imprese al bene comune, offrendo occasioni di sviluppo alle aree più periferiche e lontane, creando opportunità di impiego per le persone fragili, valorizzando il patrimonio artistico e culturale, rendendo più inclusiva la nostra comunità.
“Abbiamo intrapreso una strada per noi importante, che è quella del tema dell’economia sociale, è un tema che ci propone l’Europa e che propone a tutti i Paesi membri per il 2025“, spiega Francesco Milza, presidente regionale.
“Pensiamo che sia un momento anche di riflessione rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Certo è importante la crescita economica, ma è importante una crescita sostenibile, pensiamo che dentro proprio al tema dell’economia sociale ci sia tutto questo. Quindi proviamo a svilupparlo, la cooperazione ha sicuramente le basi per poter essere protagonista rispetto a questo tema“.
Era presente anche il piacentino Vincenzo Colla, nominato vicepresidente della Regione Emilia Romagna.
“Mi è stata assegnata a questa delega. L’economia sociale deve essere un nuovo modo anche di concepire lo sviluppo, non è solo un fatto di welfare. E’ una nuova idea, una nuova modalità per cambiare i modelli, per fare ricucitura sociale. Ovviamente c’è una sterzata che è stata fatta su questo tema anche in Europa, positiva, quindi riteniamo che su questo sia anche una novità dal punto di vista della traiettoria. Ovviamente sempre guardando anche alle figure più deboli, ma nello stesso tempo valorizzando tutto il tema di chi lavora nel sociale, dell’impresa sociale, delle strutture che operano nel sociale, che a volte le trascuriamo un po’, mentre lì c’è anche tanta passione, tanta qualità e risposta importantissima”.
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