Attualità

Conferenza nazionale sulle dipendenze, Polledri: “Non più solo sostanze ma anche gaming, social e utilizzo compulsivo del web”

Massimo Polledri, Esperto del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio, ha partecipato alla 7ª Conferenza Nazionale sulle Dipendenze (Roma, 7-8 novembre 2025).

Nel corso dei lavori, il Dr. Polledri ha portato il contributo clinico e operativo sulla Doppia Diagnosi, sottolineando come il 30-40% delle persone affette da Disturbo da Uso di Sostanze presentino anche una Patologia Psichiatrica Maggiore: una quota imponente che obbliga a ripensare i modelli di intervento, l’integrazione dei servizi, e soprattutto la gestione continuativa dei casi complessi.

«Non è più possibile pensare alla dipendenza come fenomeno ‘lineare’: la comorbilità psichiatrica severa è parte integrante della realtà clinica» ha dichiarato Polledri.

Sono emersi inoltre riferimenti comparativi internazionali, modelli integrati, e l’esigenza di mantenere e rafforzare approcci di presa in carico continuativa.

Ulteriori elementi emersi nei lavori confermano un quadro in rapida evoluzione:

  • Il monito del Santo Padre ha richiamato la responsabilità collettiva: il consumo di sostanze non è un fenomeno “neutrale”, privo di conseguenze sociali: indebolisce i legami, la capacità di decisione e rende vulnerabili le persone, soprattutto quelle più fragili.
  • Il Presidente della Repubblica ha richiamato, con forza, i doveri della Repubblica nel proteggere la persona e la salute pubblica e l’esigenza di non abbassare la guardia di fronte ad un fenomeno che non è mai statico, ma cambia, si ibrida e si sposta rapidamente.

Nella Conferenza è stato ribadito come oggi accanto alle sostanze classiche esistano nuove aree di dipendenza comportamentale – gaming, social network, utilizzo compulsivo di Internet – con particolare impatto nei minori. La neurobiologia mostra come tali dipendenze possano modificare i circuiti cerebrali della ricompensa, diminuire la soglia alla gratificazione e aumentare l’impulsività, con effetti documentati anche nel cervello in sviluppo di bambini ed adolescenti.

Polledri ha evidenziato la necessità di modelli integrati che tengano insieme psichiatria, neuropsicologia, sostanze, comportamenti e tecnologie: non si tratta più solo di “cosa si consuma”, ma di come il cervello – vulnerabile o già compromesso – reagisce, si modella e mantiene le condotte di dipendenza.

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