E’ stata dell’1,4%, nel 2025, la variazione media registrata a Piacenza dall’indice dei prezzi al consumo ISTAT per l’intera collettività (NIC); una crescita più evidente rispetto a quella del 2024 (+0,9%), ma comunque in linea con il dato regionale e leggermente inferiore a quello nazionale (+1,5%).
I valori emergono dalle analisi della Camera di commercio dell’Emilia, che collocano Piacenza a metà della graduatoria relativa alla variazione avvenuta nelle province emiliano-romagnole.
“Nonostante l’incremento percentuale complessivo sia risultato abbastanza contenuto – sottolinea il Vicepresidente Vicario della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditore piacentino Filippo Cella – a generare qualche preoccupazione è il risultato di una doverosa valutazione dei dati in riferimento ai principali capitoli di spesa delle persone e delle famiglie”.
“Proprio da qui – prosegue Cella – emerge che su alcune voci fondamentali si sono registrati aumenti dei prezzi che vanno decisamente oltre la media e, in qualche caso, si collocano al di sopra delle previsioni di aumento della ricchezza disponibile per le famiglie, che viene indicata nel 2,3% in termini nominali”.
Il riferimento del Vicepresidente Vicario della Camera di commercio dell’Emilia è, ad esempio, ai costi per l’istruzione, aumentati del 4,2%, ma anche ad altri beni e servizi (+3,1%), ai servizi ricettivi e ristorazione (+2,7%), ai prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,6%), e ancora, ai servizi sanitari e alle spese per la salute (+2,4%).
“Per tutte queste voci fondamentali – osserva Cella – i prezzi non sono soltanto aumentati al di sopra del dato medio complessivo, ma si collocano al di sopra di quello previsto per l’aumento del reddito disponibile per le famiglie, che in questi casi viene totalmente eroso”. “Per questo – conclude Filippo Cella – occorrerà vigilare su queste situazioni certamente non uniche e non tra le più gravi nel panorama nazionale e, probabilmente, intervenire per evitare che aumentino le difficoltà delle persone e delle famiglie anche in province dall’economia solida come la nostra”.
Tra gli aumenti dei prezzi superiori alla media provinciale dell’1,4% si segnalano anche quelli per le bevande alcoliche e i tabacchi (+1,6%), mentre al di sotto si ritrovano quelli relativi ai comparti dell’abbigliamento e calzature e ricreazione, spettacoli e cultura (entrambi con il +1,1%), i mobili, gli articoli e i servizi per la casa (+0,8%) e le spese per l’abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+0,5%).
Prezzi invariati, invece, per i trasporti, mentre un calo sensibile (-6,1%) si è registrato sul capitolo delle comunicazioni.
Febbraio e marzo sono stati, in termini tendenziali, i mesi con l’indice dei prezzi al consumo più alto dell’anno, in coincidenza con significativi aumenti delle spese energetiche e di quelle per la casa che, in questo bimestre, hanno segnato, rispettivamente, +2,8% e +5,3%. Queste stesse voci, poi, hanno toccato il punto più basso dell’anno a novembre, con una flessione del 2,0%.
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