Coldiretti Piacenza interviene nuovamente sul tema dei crediti di imposta per gli investimenti in beni strumentali, transizione digitale ed ecologica, cosiddette 4.0 e 5.0.
Tante le novità che hanno interessato queste agevolazioni negli ultimi due mesi.
Risulta quindi fondamentale delineare un quadro complessivo della situazione, permettendo così alle imprese di poter orientare al meglio le proprie decisioni, sottolinea Emanuele Gonsalvi, Responsabile dell’Area Fiscale di Coldiretti Piacenza.
Coldiretti Piacenza ricorda che possono accedere a questa agevolazione gli investimenti 4.0 effettuati o quantomeno iniziati nel 2025.
Qualora alla data del 31/12/2025 l’investimento non risulti effettuato (il bene non è ancora stato consegnato) per accedere all’agevolazione è necessario ordine e pagamento di un acconto almeno pari al 20%, gli investimenti così prenotati dovranno essere ultimati entro il prossimo 30 giugno 2026.
Per accedere all’agevolazione sono sempre richieste le comunicazioni (preventive e di completamento) al Gse.
La comunicazione preventiva, finalizzata alla prenotazione, può essere trasmessa entro e non oltre il 31 gennaio 2026.Le risorse inizialmente stanziate dalla legge di bilancio 2025 pari a 2.2 miliardi, sono esaurite ad inizio novembre, anche in seguito al taglio dei fondi alla misura 5.0.
La finanziaria 2026 ha previsto un ulteriore stanziamento, di 1.3 miliardi.
Coldiretti Piacenza ricorda che possono accedere a questa agevolazione gli investimenti 5.0 (quindi transizione digitale + transizione ecologica) effettuati nel 2024 e nel 2025.
Entro il 31/12/2025 gli investimenti devono risultare effettuati – per i beni mobili è necessaria la consegna quindi ddt, fattura accompagnatoria o verbale di consegna nel caso di beni acquisiti mediante leasing, mentre non è richiesto entro lo stesso termine di procedere al pagamento.
L’iter documentale e quindi le certificazioni tecniche e la certificazione contabile devono essere completate e trasmesse al Gse entro il prossimo 28 febbraio 2026.
Le risorse inizialmente previste dalla norma istitutiva (art. 38 del dl 2 marzo 2024, n. 19) erano pari a 6.3 miliardi. Come noto, con decreto Mimit del 6 novembre scorso, tali risorse sono state decurtate a 2.5 miliardi.
Nonostante questo taglio di risorse fino al 27 novembre 2025, era possibile prenotare ulteriori investimenti trasmettendo le relative comunicazioni al Gse. Lo stesso Gse ha completato la verifica e l’istruttoria di tutte le pratiche ricevute nel mese di novembre.
Alcune di queste risultano ammesse al credito d’imposta con risorse già assegnate e sono quindi semplicemente da completare entro il prossimo 28 febbraio 2026. Altre risultano valutate e tecnicamente ammissibili, ma per le stesse al momento non ci sono risorse da assegnare.
Come previsto dal d.l. 175 del 21 novembre scorso, queste pratiche, tecnicamente ammissibili, in assenza di risorse, hanno automaticamente accesso al credito d’imposta 4.0 nella misura del 20% (per il quale, come sopra riportato, è stato recentemente disposto uno specifico stanziamento di 1.3 miliardi).
Il divieto alla compensazione tra i crediti d’imposta e i debiti Inps e Inail, introdotto dalla prima stesura della legge di bilancio 2026, è stato di fatto eliminato.
Nella versione attuale della legge di bilancio, approvata ieri al Senato e per la quale l’approvazione definitiva è prevista per il prossimo 30 dicembre, non è più presente tale divieto.
Entrambi i crediti d’imposta, 4.0 e 5.0, saranno quindi ancora compensabili con i contributi sia dovuti dagli autonomi per la propria posizione previdenziale, sia dovuti dalle imprese datoriali per i propri dipendenti.
Proprio su questo ultimo punto interviene il direttore di Coldiretti Piacenza, Roberto Gallizioli, che sottolinea il valore del lavoro svolto:
«La possibilità di compensare i crediti d’imposta tramite F24 è uno strumento essenziale per il settore agricolo. Senza questa leva, molte agevolazioni fiscali – in particolare quelle legate agli investimenti in Transizione 4.0 e 5.0 – sarebbero rimaste solo teoriche. Il divieto avrebbe impedito alle aziende di utilizzare crediti già maturati, mettendo in difficoltà chi ha investito confidando in regole chiare e stabili.
Questo risultato è il frutto di un’azione sindacale determinata e responsabile. Coldiretti ha rappresentato le esigenze reali delle imprese agricole, portando al centro del dibattito le conseguenze concrete che questa norma avrebbe avuto sui territori. È una risposta importante che va nella direzione della certezza del diritto e della tutela di chi produce».
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