Fabrizio De André e la poetica della giustizia, a Piacenza un incontro tra musica, diritto e processo penale. Giovedì 8 ottobre 2026, dalle ore 18 alle 20, la Sala Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza ospiterà il convegno gratuito e aperto alla cittadinanza “Fabrizio De André e la poetica della giustizia. Anche se piangeranno con te, la legge non può cambiare”.
L’incontro, organizzato dalla Fondazione Forense Piacentina e dalla Camera Penale di Piacenza, propone una riflessione sul rapporto tra la grande canzone d’autore e il mondo del diritto, con particolare attenzione alle dinamiche della giustizia e del processo penale.
A confrontarsi sul tema saranno l’avvocato Raffaele Caruso, del Foro di Genova e autore del volume Alla stazione successiva. La giustizia, ascoltando De André, il dottor Vincenzo Riganti, magistrato GIP presso il Tribunale di Piacenza, e l’avvocato Cosimo Maria Pricolo, del Foro di Piacenza.
A introdurre e moderare l’appuntamento sarà l’avvocato Roberto Rovero, responsabile della Scuola della Camera Penale di Piacenza e componente della Commissione Formazione della Fondazione Forense Piacentina.
Ho scommesso scrivendo il libro – commenta l’avvocato Raffaele Caruso – su un filo conduttore che consenta di estrapolare un pensiero coerente sulla giustizia.
Sì, molto duri perché propone una giustizia che in qualche modo deve andare oltre alla legge, deve allargare le maglie della legge.
Questo lo dice sin dalle prime canzoni e porta avanti poi questo pensiero in tanti testi che partono da un po’ da Geordie , quando riconosce che i giudici di Londra, il popolo e lo scettro del re piangono di fronte alle lacrime della fidanzata del giovane, ma purtroppo la legge non può cambiare. Quindi questo contrasto è un po’ la sua critica di fondo al meccanismo giudiziario che deve aprirsi un po’ di più all’umano.
Il dibattito sarà accompagnato dalla musica dal vivo di Francesco Cau, alla chitarra e voce, e Agnese Caruso, alla voce. Le canzoni di De André diventeranno così parte integrante del percorso di riflessione, offrendo un ulteriore punto di osservazione sui temi della colpa, della pena, della giustizia e dell’umanità che attraversano la sua produzione artistica.
Il Giudice è la persona a cui viene messa in mano la possibilità di guardare alla giustizia in modo diverso, ma il protagonista della canzone con cui all’inizio De Andrè empatizza, poi invece una volta giunto nello scranno più altro, quando diventa arbitro in terra del bene e del male, si mette ad esercitare vendetta e non giustizia e quindi perde. La canzone arriva al suo punto più alto quando il Giudice alla fine di fronte a Dio anche lui si inginocchia e diventa ancora più basso davanti a Dio di cui ignora la statura e ignora quindi anche la capacità di fare giustizia. Non ha capito nulla, perché la giustizia di Dio è misericordia e lui invece ha esercitato vendetta.
In occasione dell’evento è possibile prenotare prima del convegno una visita guidata ai tesori del Collegio e all’Ecce Homo.
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