E’ confermato per lunedì 14 aprile, con inizio alle 10 presso la sede del Laboratorio Aperto nella ex chiesa del Carmine, l’appuntamento con il convegno “Diritto e lavoro: un terreno comune”, aperto a tutti i cittadini interessati e promosso nell’ambito del progetto interregionale “Common Ground” di cui verrà presentato, nell’occasione, il rapporto curato da Iress.
A seguire, interverrà il sociologo e docente dell’Università La Sapienza di Roma Marco Omizzolo, chiamato ad approfondire il tema delle agromafie e del caporalato in Italia, di cui fornirà un quadro orientato a indagare “le condizioni di vita e di lavoro degli schiavi nella società contemporanea”: una testimonianza importante, anche come autore di numerose pubblicazioni e ricerche di livello internazionale, condotte sul campo infiltrandosi nel sistema dello sfruttamento e del traffico di esseri umani. Di “Salute e grave sfruttamento lavorativo” parlerà la docente dell’Università Bicocca di Milano Mara Tognetti, esperta in sociologia della migrazione, della salute e della malattia.
Le conclusioni saranno affidate a Luca Rizzo Nervo, delegato alle Politiche per l’Immigrazione e la Cooperazione internazionale del Gabinetto del Presidente della Regione Emilia Romagna.
A Piacenza, il progetto è partito nel maggio 2024 e in quasi un anno di attività ha portato a risultati importanti grazie a un significativo lavoro di rete tra Comune (ente capofila, con gestione affidata al Consorzio Sol.Co.), Ispettorato Territoriale del Lavoro, Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, Questura, Prefettura e tutte le Forze dell’Ordine, Ausl, Organizzazioni Sindacali (Cgil, Cisl e Usb), Enti gestori dei centri di accoglienza e Terzo Settore.
Al 31 marzo 2025 era stata presa in carico la situazione di oltre 220 persone, per un totale di oltre 700 pratiche di accompagnamento – in particolare nell’ambito della ricerca di lavoro, in partnership con l’agenzia no-profit Winner Mestieri sul territorio emiliano-romagnolo – oltre a percorsi formativi di alfabetizzazione all’italiano, avviamento professionale e tirocini aziendali.
Obiettivo del progetto, che oltre alla Regione Emilia Romagna ha coinvolto Piemonte (capofila), Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia, far emergere situazioni di potenziale sfruttamento occupazionale, lavoro nero e caporalato, tra i cittadini e le cittadine di Paesi terzi, aiutando le vittime – effettive e potenziali – tramite colloqui individuali, accompagnamento ai servizi di prima necessità e assistenza legale nelle pratiche di denuncia e regolarizzazione in Italia.
Sono cinque, ad oggi, i permessi di soggiorno rilasciati a persone che hanno subito condizioni di sfruttamento lavorativo nella nostra provincia, a seguito della recente indagine sul fenomeno del caporalato agricolo nel territorio.
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