Attualità

“Quali strategie e impegni per il distretto sociosanitario di Ponente?”

Lo scorso 8 gennaio è stata ratificata all’unanimità dai sindaci (Val Tidone, Val Trebbia, Val Luretta) la nomina del nuovo direttore del distretto sociosanitario di Ponente.

“Conclusi gli apprezzamenti per la riconosciuta esperienza e professionalità del nuovo direttore, poteva esser l’occasione per avere informazioni sulle strategie, sugli impegni che la nuova direzione intende mettere in campo per rispondere ai bisogni sanitari della popolazione del territorio”. Così inizia la nota del Coordinamento Provinciale su sanità e Medicina Territoriale.

LA NOTA DEL COORDINAMENTO PROVINCIALE SU SANITÀ E MEDICINA TERRITORIALE

Leggendo quanto riportato dalla stampa, il nuovo direttore, dopo un generico richiamo al “raccordo tra ospedali-territorio” non ha aggiunto molto. In compenso ha presentato come investimenti importanti degli interventi che al contrario riducono la copertura sanitaria nel distretto di ponente. Sia in val Tidone che in val Trebbia.

Per quanto riguarda Castel San Giovanni e la Val Tidone, sono stati annunciati la imminente apertuta di un CAU (centro assistenza urgenza) e l’avvio di un Osco (a gestione infermieristica) con 20 posti letto. Dove sta il miglioramento?

Si chiude il Punto di Primo Intervento (PPI) strettamente connesso con le funzioni ospedaliere e viene sostituito col CAU, un ambulatorio che per normativa regionale è gestito da medici di medicina generale che frniranno prestazioni ambulatoriali Non è quindi un potenziamento. Anzi …l’unico Pronto Soccorso accessibile per gli abitanti della Val Tidone, sarà ora solo il PS del capoluogo.

I 20 posti letto in dotazione all’Osco non sono un potenziamento, ma una riorganizzazione al ribasso dell’esistente, con posti letto tolti dall’organizzazione ospedaliera e dedicati solo alla presa in carico ambulatoriale per cronicità e lunghe degenze.

Si realizza così quanto la dirigente di Ausl aveva già annunciato ai Sindaci in conferenza sociosanitaria due anni fa. Cioè che Castel San Giovanni, assieme a Fiorenzuola, non sarà più un ospedale, ma solo un presidio territoriale (un OsCo).

Altri servizi fanno le spese di questa riorganizzazione

A fare le spese di questa riorganizzazione sono anche servizi come odontoiatria (chiusa), salute donna e piccola chirurgia, poiché sono state cedute sale operatorie, personale e posti letto, passate in gestione all’istituto Rizzoli. L’istituto Rizzoli svolge la sua specializzazione in ortopedia (sostiuendosi ad un reparto di ortopedia he Ausl aveva già ma che ha chiuso) in contratto di convenzione con Ausl òa anche in libera professione (a pagamento), al pari di altre strutture sanitarie private che operano in convenzione con AUSL.

In val Trebbia, dopo le proteste per la chiusura del PPI a Bobbio era stata annunciata la trasformazione dell’OsCo di Bobbio in “ospedale di montagna”. Difficile capire in cosa consista il miglioramento. L’ospedale di montagna ha sempre un reparto di medicina con 24posti letto per cronicità e lunghe degenze. Il PPI però è stato chiuso e sostituito da un CAU.

Fa piacere sapere che durante l’incontro dell’8 gennaio il nuovo direttore di distretto abbia annunciato che i due reparti (lunghe degenze e cronicità) saranno intitolati a due importati figure di medici che hanno lavorato nell’ospedale di Bobbio quando era ancora un ospedale a tutti gli effetti.

Meritava però chiarimento una recente delibera di Ausl che assegna al direttore sanitario di Bobbio a funzioni di coordinamento ed intervento di assistenza domiciliare sul territorio impegnando in queste mansioni anche personale già in forza nei reparti. La normativa assegna l’assistenza domiciliare alle Case di Comunità: la delibera Asl invece aggiunge queste mansioni a personale già in servizio, aumentandone il carico di lavoro.

“Integrazione ospedale e territorio”

Questa delibera fa sorgere un dubbio sullo slogan “integrazione ospedale e territorio”. Anziché la messa in campo di una struttura aggiuntiva a sostegno del territorio, fa temere

che la promessa Casa di Comunità a Bobbio si riduca ad un riciclaggio (ottimizzazione nel linguaggio manageriale) di risorse già esistenti. Per Bobbio l’ investimento effettuato riguarda la messa in sicurezza dell’ospedale al cui interno verrebbe realizzata una Casa di Comunità, ma ad oggi manca un piano di investimento per diagnostica e personale (come prevede la norma nazionale). Con che risorse di personale e strumenti Ausl intende far funzionare la Casa di Comunità?

Che “ospedale di montagna” e Casa di Comunità per Ausl siano destinate ad esser una cosa sola ? senza dover provvedere la Casa di Comunità di dotazioni e personale come la normativa prevede specificamente.

Stupisce che In occasione dell’insediamento del nuovo direttore del distretto di ponente i sindaci non hanno ritenuto necessario sollevare perplessità, non han chiesto al nuovo direttore di definire con più precisione l’organizzazione che la sanità dovrà avere su questo territorio. Va tutto bene? Convince il declassamento dellospedale di Castel San Giovanni a semplice presidio (osco), e che le aspettative ceate attorno al nuovo ospedale di Montagna a Bobbio si siano fermate al manteniomento della precedente situazione? Sulla sanità territoriale non ci sono interrogativi?.

Eppure diversi sindaci parlano di fusione dei comuni come occasione per il miglioramento della qualità dei servizi, e denunciano lo spopolamento dei territori montani anche come effetto di carenza nei servizi. Allora non va tutto bene, e questa era un’occasione (purtroppo non utilizzata) per chiedere ad Ausl chiarimenti ed impegni

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