Il 26 Giugno l’ONU lo indica come giornata “per la lotta alla droga e alla diffusione del Narcotraffico”. Credo si debba accendere un campanello d’allarme a tutti i livelli, da quello dei genitori, alla scuola, agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine.
Un allarme ma anche una speranza e un riconoscimento dei segni positivi sul recupero e sulla riabilitazione. Partendo da quest’ultimo ho partecipato all’incontro dei Corrispondenti Permanenti del Gruppo Pompidou di Cooperazione per la lotta all’abuso e al traffico illecito di droga. Un organismo intergovernativo istituito nel 1971 e che, al momento, comprende 39 Stati membri oltre al Messico in qualità di osservatore e la Commissione Europea.
E’ stata dedicata a un approfondimento nazionale e internazionale sulla tematica dell’educazione e del recupero, con testimonianze italiane dal campo di istituzioni e di operatori dei territori napoletani e romani di Scampia, Caivano e Tor Bella Monaca, tra cui anche don Maurizio Patriciello e don Antonio Coluccia. Quest’ultimo ha già avuto un attentato e gira con scorta rinforzata.
Eppure, passo dopo passo riconquistano pezzi di territorio e giovani. Il messaggio che arriva da loro, forte e chiaro è che: “Non è la droga che arriva perché c’è il degrado, ma il contrario. E’ la droga la causa del degrado e della corruzione”.
Molti pensano che oggi la droga, quella “leggera” e la pesante siano in qualche modo una “cura” per la noia e la disperazione. Al limite da limitare legalizzandola in parte. Ma dovremmo riconoscere, perché i dati ci sono tutti e basterebbe conoscere Serd e carcere per vedere che le droghe sono la causa della disperazione e del fallimento esistenziale di milioni di persone.
Anche di una società: solo negli USA lo scorso anno circa 60 mila persone sono morte per il solo Fentanyl, un oppioide di sintesi 470 volte più potente della morfina. Negli otto anni della guerra del Vietnam ne morirono meno. Non voglio riportare i dati medici sulle modifiche cerebrali e sulle capacità nel cervello degli adolescenti o i numeri dell’uso.
Basta sapere che circa il 39% negli ultimi due anni di superiori ne ha fatto uso almeno una volta. Di questi un 30% poi passerà anche alla cocaina. E nelle carceri un altro 30% è tossicodipendente con reati connessi all’uso, al commercio o a fatti collegabili per procurarsela o sotto effetto. Un bel giorno per pensare, un bel giorno per cercare di capire dove è il male e cosa possiamo fare per fermarlo, ognuno nel suo piccolo. Per questo invito a cercare gli interventi di uomini coraggiosi come Don Coluccia e Don Patricello e a non voltarsi dall’altra parte.
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