Nella mattinata di martedì 3 febbraio, nella Sala Garibaldi della Provincia di Piacenza, si è svolto l’incontro dal titolo “Mercato del lavoro e territorio”, nel quale Piacenz@ Economia Lavoro e Società ha presentato il “Rapporto Congiunturale n. 48 – Dati primo semestre 2025” e una monografia sul mercato del lavoro.
L’appuntamento è stato aperto dai saluti istituzionali della Presidente della Provincia di Piacenza Monica Patelli e dal Presidente della Camera di Commercio dell’Emilia Stefano Landi.
Il Rapporto Congiunturale n. 48 di Piacenz@ Economia Lavoro e Società è stato illustrato nei dettagli da Antonio Colnaghi dell’Ufficio Statistica della Provincia di Piacenza mentre il Direttore Generale della Provincia di Piacenza Vittorio Silva è entrato nel merito del focus dell’incontro con la sua relazione dal tema “I cambiamenti del lavoro a Piacenza dal periodo pre-covid ad oggi: dinamica e aspetti strutturali”. I commenti sono stati affidati a Paolo Rizzi dell’Università Cattolica di Piacenza. Il momento di restituzione delle analisi e di confronto è stato completato dagli interventi di Ivo Bussacchini, in rappresentanza di CGIL, CISL, UIL, e di Cristina Repetti, Responsabile Risorse Umane di T.G.R., azienda piacentina specializzata nelle lavorazioni meccaniche).
Analisi completa, focus su mercato del lavoro e territorio, comunicato stampa con quadro di sintesi e slide delle presentazioni disponibili al sito di Piacenz@
Grazie alla collaborazione tra la Camera di Commercio dell’Emilia, la Provincia di Piacenza e l’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’ambito delle attività dell’Osservatorio socio-economico locale, si rende qui disponibile – con il numero 48 di Piacenz@ – l’ultimo aggiornamento semestrale del quadro economico e del mercato del lavoro provinciali.
Nel corso dei primi sei mesi del 2025, l’economia piacentina – seguendo quella regionale e nazionale in un contesto caratterizzato dalla permanenza di tensioni geopolitiche internazionali, e aggravatosi a causa dell’aggressiva politica commerciale protezionistica avviata in questo periodo dagli Stati Uniti – ha proseguito lungo un sentiero di crescita molto moderata.
Secondo le elaborazioni di Unioncamere Emilia-Romagna su dati Prometeia (Scenari per le economie locali, ottobre 2025), il tasso di sviluppo del valore aggiunto provinciale – a causa della debolezza dell’industria e della scarsa propulsività del terziario – non dovrebbe infatti superare nel 2025 lo 0,3% (come nel 2024), con una prestazione al di sotto di quella emiliano-romagnola (+0,5%).
Il nostro sistema locale, in rallentamento già dalla seconda metà del 2023 dopo il rimbalzo post-pandemico, ha sperimentato in particolare nel primo semestre del 2025 un ulteriore appesantimento del trend, mostrando in parecchie occasioni risultati negativi, questa volta (e contrariamente a quanto viene spesso rilevato) anche peggiori di quelli regionali (cfr. il quadro di sintesi).
Così è stato, sul versante delle imprese e dei mercati, per la manifattura industriale e artigiana, il commercio con l’estero, le vendite del commercio al dettaglio, il volume d’affari del settore delle costruzioni e lo stock delle imprese; sul mercato del lavoro, non positiva è poi stata la congiuntura per il lavoro dipendente e per la cassa integrazione, mentre hanno evidenziato un rialzo i prezzi al consumo. Meglio invece hanno fatto il turismo (che – andando oltre le previsioni – ha conosciuto uno sviluppo degli arrivi e delle presenze), ed il mercato immobiliare residenziale (grazie all’aumento delle compravendite di abitazioni, favorite in questo periodo anche dalla crescita dei prestiti bancari).
Particolarmente pesante è risultata la caduta della produzione dell’industria manifatturiera rilevata dall’indagine campionaria della Camera di commercio dell’Emilia e Unioncamere regionale,cheha chiuso a Piacenza il primo semestre del 2025 con una flessione tendenziale di ben il 7,5% (quando era ancora in rialzo dell’1,7% un anno prima), mentre in regione è diminuita del 2,3%. Qui, l’ambito piacentino fa peggio di quello regionale anche per quanto riguarda il fatturato totale (-8,0% contro -2,1%), gli ordini complessivi (rispettivamente -9,2% e -1,3%) e gli ordini con l’estero (in calo del 7,1% a Piacenza, in aumento dello 0,4 in regione).
Nella stessa direzione vanno i dati riferiti alle piccole imprese della subfornitura, con la produzione artigiana manifatturiera che cala a Piacenza del 6,3% (da -3,3% nel primo semestre del 2024), ad un ritmo superiore rispetto al -2,3% dell’Emilia-Romagna.
La caduta dei livelli di attività della manifattura piacentina interviene nel contesto di un deciso peggioramento sul fronte del commercio con l’estero. Secondo i dati provvisori dell’ISTAT, mentre le importazioni (3,753 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2025), sono risultate in aumento (+11%, in sintonia con gli andamenti registrati dalla maggioranza dei contesti territoriali di riferimento), le esportazioni provinciali sono diminuite notevolmente, passando da 3,413 miliardi di euro nel 2024 a 3,021 nel 2025, ed evidenziando una contrazione di ben l’11,5%, in controtendenza rispetto all’ambito regionale (dove l’export risulta sostanzialmente invariato) e nazionale (in crescita). Il dato è tuttavia da imputare, più che alle dinamiche dell’industria, agli andamenti rilevati per i settori operanti nei poli logistici piacentini, segnatamente Tessile-abbigliamento (-24% pari a -259 milioni di euro), Computer e apparecchi elettronici (-53%, -97 mln€.), e Apparecchi elettrici (-14%, -33 mln€.).
I principali comparti di specializzazione della manifattura piacentina hanno infatti registrato – nonostante le non facili condizioni esterne – risultati ancora positivi delle esportazioni, in particolare il settore alimentare (+9%), i mezzi di trasporto (+9%) e la meccanica (+1%). Hanno influito inoltre sul risultato complessivo – dal punto di vista degli sbocchi commerciali – non tanto i dazi statunitensi, visto che l’export verso gli USA è comunque cresciuto del 2%, quanto le esportazioni verso l’Asia (-30%, con la Cina a -38%) e verso l’Europa (-9,2%, con la Polonia a -42%, la Spagna a -20% e la Francia – primo mercato estero – a -7%, mentre la Germania sale del 12%).
Anche nel caso del commercio al dettaglio – sempre grazie all’indagine campionaria della Camera di Commercio – si è osservata nel corso dei primi sei mesi del 2025 un’evoluzione negativa a livello provinciale, con le vendite che diminuiscono dello 0,8% (dopo il -0,5% di un anno prima), mentre in regione il calo è stato dello 0,6%. Il risultato si deve qui unicamente alla variazione nel primo trimestre (-1,9%), visto il recupero nel trimestre successivo (+0,2%).
Per quanto riguarda invece le dinamiche all’interno del settore edilizio/immobiliare, da un lato si è accentuata la flessione del volume d’affari del comparto delle costruzioni piacentino, che (vuoi forse anche per l’avvicinarsi della conclusione del PNRR) registra adesso un -4,1% (dal debole -0,1% del primo semestre 2024), contro il -1,7% medio regionale; dall’altro lato si è assistito ad un aumento delle compravendite immobiliari residenziali (2.364 tra gennaio e giugno 2025, 330 in più rispetto al corrispondente periodo del 2024), con uno sviluppo che è a Piacenza (+16%) più elevato di quello che si osserva in Emilia-Romagna e in Italia (compresi tra il 10 e il 12 per cento).
In questo caso, la crescita delle compravendite di abitazioni registrata nel periodo potrebbe essere collegata all’aumento dei prestiti bancari erogati alle famiglie consumatrici (+2,4%, oltre 60 milioni di euro in più, per uno stock di 2.686 milioni), attraverso la concessione di nuovi mutui per la casa. In generale, i prestiti a tutto il sistema economico piacentino hanno conosciuto nel primo semestre 2025 uno sviluppo complessivo dell’1%, arrivando a 6,31 miliardi di euro, con variazioni positive anche nei confronti delle attività industriali (+7%, in recupero dalla contrazione della stessa entità di un anno prima), mentre si registra un calo dei finanziamenti per i servizi (-4,3%) e le costruzioni (-12,2%, viste anche le prospettive a breve-medio termine non favorevoli per il settore). Sostanzialmente invariati (-0,3%) sono stati invece i depositi (pari a 10,57 miliardi di euro).
Dopo la parentesi negativa dello scorso anno, nel primo semestre del 2025 è riuscito invece ad invertire la rotta e a tornare a crescere il turismo provinciale. Sia gli arrivi che le presenze (dati provvisori) sono infatti aumentati nel nostro territorio di oltre l’8 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2024, ad un tasso che risulta più elevato di quello regionale, dove mediamente i turisti crescono del 5,7% ed i pernottamenti del 4,5%. Prestazioni molto buone hanno registrato in particolare le presenze del settore extra-alberghiero (+23%), e quelle riferite alla componente estera della domanda (con gli stranieri in aumento del 16%).
Con riferimento invece alle imprese registrate presso la Camera di Commercio dell’Emilia al 30 giugno 2025 (28.635), si attenua la riduzione dello stock rispetto a un anno prima (-35, con una variazione pari a -0,1%), quando – nel passaggio 2024/2023 – la flessione era stata molto più consistente (-182). Calano leggermente le imprese artigiane (-13) e quelle femminili (-20), decisamente di più quelle condotte da giovani con meno di 35 anni (-78, pari a -3,9%), mentre continua (ormai senza soluzione di continuità) l’ascesa delle imprese straniere (+173), che arrivano a raggiungere il 15,6% del totale (contro un dato medio nazionale dell’11,5%).
I diffusi andamenti al ribasso a livello delle imprese e dei mercati hanno cominciato ad avere ripercussioni anche sul mercato del lavoro, in precedenza al riparo dai rallentamenti della congiuntura. Per la prima volta dopo diversi semestri, il saldo piacentino tra gli avviamenti e le cessazioni dei contratti di lavoro dipendente rilevato dall’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna ha infatti segnato a consuntivo dei primi sei mesi del 2025 un valore negativo (-509), determinato in particolare dall’arretramento, relativamente alle tipologie contrattuali, delle posizioni di lavoro non stabile (in apprendistato, a tempo determinato e in somministrazione: circa 1.700 in meno, solo parzialmente bilanciato dalla dinamica positiva dei contratti a tempo indeterminato), e a livello settoriale, del comparto dei servizi (al cui interno ritroviamo anche la logistica).
Alle difficoltà di questo periodo le imprese hanno quindi risposto riducendo in prima battuta i contratti a termine. In seconda battuta (ma non è questo necessariamente l’ordine), facendo un maggior ricorso alla Cassa integrazione. Le ore autorizzate di CIG a sostegno dei lavoratori dipendenti per fronteggiare le situazioni di crisi aziendale hanno infatti raggiunto nei primi sei mesi del 2025 le 800mila unità, 290mila in più a confronto col primo semestre del 2024, con una variazione complessiva a livello provinciale di +56%, superiore a quella regionale e nazionale (in entrambi i casi pari a circa +20%).
Qualche motivo di preoccupazione desta in particolare l’aumento della cassa straordinaria, quella utilizzata per le crisi strutturali e le riconversioni aziendali, più che raddoppiata rispetto a un anno prima (+121%). Bisogna comunque affermare che i volumi complessivi di CIG in gioco sul territorio piacentino non sono certamente paragonabili con quelli – molto più elevati (sino a quasi dieci volte) – che si riscontrano in altre realtà della regione, come Bologna, Modena e Reggio Emilia.
Per quanto riguarda infine l’inflazione, nel corso del primo semestre del 2025 l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC) rilevato nel comune capoluogo ha evidenziato una dinamica decrescente, passando da una variazione tendenziale mensile di +2,0% registrata nel mese di gennaio, ad una variazione di +1,4% nel mese di giugno, con una media nel periodo di +1,8%. Il dato è però in aumento rispetto al primo semestre del 2024, quando l’inflazione si era attestata a +0,7% (e dopo il +7,8% del primo semestre 2023 a seguito dello shock dei prezzi dell’energia). In particolare, dato anche il loro peso nel paniere, sono stati i prodotti alimentari a contribuire al rialzo dell’inflazione piacentina, con variazioni mensili dei prezzi comprese in generale tra il +3 e il +4 per cento.
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