Economia

Educazione finanziaria con Gabriele Pinosa: “Politica monetaria vs politica fiscale, il segreto è trovare un punto di equilibrio”

«La moneta non è un gioco, né uno scherzo: il prezzo da pagare di fronte a una politica monetaria troppo espansiva è il rischio di iperinflazione». Questa la riflessione finale di Gabriele Pinosa, presidente di Go-Spa Consulting, protagonista al PalabancaEventi (Sala Corrado Sforza Fogliani) di una seguitissima lezione di educazione finanziaria avente per tema “La nuova sfida per le Banche centrali: come salvaguardare la moneta dalla politica?” promossa dalla Banca di Piacenza.

Dopo aver sottolineato la rilevanza per l’economia dell’equilibrio tra politica monetaria (offerta di moneta, tasso di interesse) e politica fiscale (spesa pubblica, trasferimenti, prelievo fiscale), il relatore ha spiegato che cosa succede quando si passa da una politica monetaria convenzionale (che agisce sul costo del denaro) a quella non convenzionale, il cosiddetto quantitative easing: «Tecnicamente, con il QE la banca centrale crea nuova moneta e compera sul mercato asset, ad esempio titoli del debito, con tre tipi di conseguenze: l’aumento della moneta in circolazione, l’incremento degli asset detenuti dalla banca centrale e l’aumento dei prezzi degli asset oggetto di acquisto».

Ma il quantitative easing ha dimostrato di non funzionare a dovere: in teoria, infatti, la moneta messa in circolazione dovrebbe finire sia al sistema finanziario, sia all’economia reale; in realtà, rimane nel sistema finanziario, provocando inflazione dal superiore apprezzamento degli asset causato dagli acquisti delle banche centrali; inflazione che invece in questo caso non atterra nell’economia reale.

«La politica monetaria – ha proseguito il dott. Pinosa – negli anni ’10 era diventata the only game in town e alle banche centrali si attribuivano poteri taumaturgici che in realtà non avevano e non hanno». Poi con la pandemia qualcosa è cambiato. Per risollevare economie al collasso si è ricorsi a piani straordinari (come il Next Generation Eu dell’Unione Europea che ha stanziato 800 miliardi di euro).

«Abbiamo in questo caso l’intervento della politica fiscale – ha argomentato il presidente di Go-Spa Consulting – quando quella monetaria da sola non basta a sostenere lo sviluppo. Un’azione conosciuta come helicopter money, che sana il problema del blocco della circolazione monetaria portando il denaro all’economia reale. Era quindi ragionevole attendersi una ripartenza inflattiva, alimentata dall’enorme crescita del debito (misure fiscali) e della moneta, utilizzati per contrastare lo choc economico del Covid. Con il PNRR si è fatto debito, ma le risorse sono andate direttamente all’economia reale».

Il dott. Pinosa ha quindi trattato del “caso giapponese”, «una storia che fa da monito e che dimostra come l’ipermonetarismo causa conseguenze drammatiche». Negli Anni ’80 il Giappone era una potenza tecnologica che voleva sostituirsi agli Usa, ma l’America esercitava un potere nei confronti di Tokyo e a un certo punto (settembre 1985) disse “basta” e costrinse il Giappone a rivalutare lo yen con conseguente abbattimento del loro export. Si ricorse allora in maniera illimitata al quantitative easing «ma è inutile regalare moneta se non mi dai motivi per averne bisogno». Il sistema giapponese si è così ritrovato “drogato” di moneta e con un debito pubblico insostenibile.

Nell’ultima parte della sua lezione il dott. Pinosa ha illustrato gli impatti e i rischi della dominanza fiscale, fenomeno che si ha quando le necessità fiscali prevalgono sulla politica monetaria. «Banca centrale e Tesoro fanno il tiro alla fune e se prevale il secondo la politica monetaria assume un ruolo passivo e interviene solo per stabilizzare e correre ai ripari per evitare il collasso; con la dominanza fiscale si crea invece inflazione con aumento del debito pubblico». Il relatore ha spiegato che in Europa per la Bce è più facile rimanere più indipendente rispetto alle richieste della parte politica, mentre in Stati Uniti (vedi scontro Trump-Powell), Giappone e Regno Unito l’autorità politica è più forte rispetto a quella monetaria, maggiore è quindi il rischio di fenomeni inflattivi e iperinflattivi. «Dopo una dominanza di natura fiscale – ha spiegato il relatore – aumenta il rischio di default».

In questo scenario, c’è chi allora riscopre l’economia reale puntando su oro e argento o sull’ultima tendenza del momento, l’Halo trade, che guarda ad asset collegati a beni materiali poco soggetti all’obsolescenza tecnologica.

Il vicedirettore generale della Banca Pietro Boselli nell’aprire e chiudere l’incontro di educazione finanziaria ha sottolineato i benefici – per chi desidera investire i propri risparmi – della consulenza evoluta «che permette un dialogo continuo con il cliente, una visione integrata del patrimonio familiare e una percezione del valore del servizio decisamente più elevata». Il vicedirettore ha anche osservato che pur in uno scenario internazionale complesso l’investimento in titoli rimane un’opzione sicura «a patto che ci si rivolga a professionisti».

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