Un’embolia polmonare non riconosciuta in tempo e inizialmente ricondotta alla depressione di cui l’uomo soffriva. È questa, secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, la vicenda che ha portato alla morte di un uomo di 66 anni e ora a un risarcimento milionario a favore dei suoi familiari.
Quel giorno il 66enne aveva accusato difficoltà respiratorie e altri malesseri. Dopo il primo intervento dei soccorritori, era stato trasferito in ospedale per essere sottoposto agli accertamenti e alle cure del caso.
I medici, tuttavia, avrebbero ricondotto i sintomi a un quadro depressivo, di cui l’uomo era effettivamente affetto. La causa delle sue condizioni era però un’altra: era in corso un’embolia polmonare.
Le condizioni dell’uomo sono quindi precipitate fino al decesso. La vicenda è successivamente approdata davanti al Tribunale civile di Piacenza, dove è stata esaminata la responsabilità sanitaria per quanto accaduto.
Il giudice Antonino Fazio ha stabilito un risarcimento complessivo di 1,7 milioni di euro in favore della famiglia del 66enne, ponendo il pagamento a carico dell’Ausl.
Una decisione che riconosce dunque ai familiari un importante risarcimento per la morte dell’uomo, ritenendo determinante il mancato riconoscimento tempestivo dell’embolia polmonare.
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