Attualità

Emozioni e senso di comunità a Morfasso con il cortometraggio “Briciole al cielo”

La serata che non ti aspetti in un paesino di montagna (o forse te l’aspetti proprio lì…).

Un forte sapore di “comunità” che scaturisce dalle parole profonde e dalla mimica mal nascosta di chi si trova nel salone parrocchiale di Morfasso per la “serata del dono”.

Un’atmosfera che sa di buono

Mani che si cercano con pudore per un segno tattile di gratitudine, applausi che sorgono spontaneamente – senza regia alcuna – in un’atmosfera che sa di buono, del buono che sgorga con vigore per dimostrare che la solidarietà non è solo un fatto culturale e sociale ma una ‘pratica’ quotidiana, alimento insostituibile della comunità locale. Quel buono concreto di cui la gente ha bisogno ed aspetta solo un piccolo input per farlo divenire sentimento vero ed azione.

L’occasione è la prima tappa italiana del tour del cortometraggio “Briciole al cielo” che toccherà scuole, oratori, municipi, aule universitarie, teatri e cinema in tutta Italia.

Tempo, competenze, passione

Ad accoglierla, le tante associazioni di volontariato morfassine che per la prima volta si presentano tutte insieme, non solo per programmare e gestire attività, ma per raccontare cosa sta all’origine del loro donare: tempo, competenze, passione.

Si inizia con AIDO, organizzatrice dell’evento, che per bocca del presidente provinciale Gianfranco Antonelli e di quello della sezione di Lugagnano ed alta Val d’Arda, Giancarlo Bersani, sottolinea l’importanza del “Sì’” per continuare la vita in altri quando la nostra terrena termina. I tanti, troppi no alla donazione sono uno schiaffo doloroso per le 8.000 persone che in Italia stanno aspettando un organo per continuare a vivere, dolore che diventa dramma per i circa 300 che se ne vanno perché non ne arriva alcuno.

Il cortometraggio

Ecco finalmente il momento del cortometraggio “Briciole al cielo”, introdotto dalla conduttrice Valeria Tedaldi, che del film è anche segretaria di edizione. Prima, però, è il Mo Paolo Burzoni a spiegare come è stata pensata e realizzata la colonna sonora che accompagna per mano lo spettatore, facendolo entrare direttamente nella storia raccontata.

Poi i 12 minuti del film: respiri rallentati in sala ed occhi incollati al grande schermo con i visi protesi che replicano i diversi momenti del racconto. Nessuno si muove, quasi a non voler interrompere quel filo invisibile che lega la storia del piccolo Giordano ai ricordi personali proiettati ad esperienze vissute e drammi sfiorati o dolorosamente consumati.

L’applauso finale

Ed allora l’applauso finale, lungo, partecipato e spontaneo serve per liberare il pesante carico emotivo che è salito a galla: gli occhi si cercano per un cenno di consenso, di partecipazione, tra le mille domande che esplodono senza far rumore.

“Difficile riprendere …” chiosa la conduttrice ed allora tocca all’artista Giovanni Alberti raccontare delle mille telefonate, dei tanti incontri di persona con il regista morfassino Tiramani, per arrivare a realizzare i disegni che nel film raccontano la prima parte della storia del piccolo Giordano; quella più tragica, quando il dramma ha interrotto inaspettatamente una tranquilla vacanza in Toscana e quando inizia la lunga striscia di strane coincidenze, di accadimenti non sempre spiegabili che fanno titolare alla stampa nazionale “Miracolo”.

Il messaggio di Giordano

A stemperare l’aria ecco che arriva il videomessaggio di Giordano, che racconta della sua straordinaria vitalità a testimonianza che quel piccolo, anonimo donatore ha salvato un’altra vita giovanissima che stava per essere persa.

Il regista viene quindi chiamato a spiegare alcune scelte del film e così si scopre che la scena finale con la macchina da presa che si allontana verso il cielo di Genova sta a rappresentare – in soggettiva – l’angelo che, considerata conclusa la sua missione, se ne torna in alto; l’aspetto molto particolare è che Giordano è l’unico in grado di vederlo per cui si stacca dall’abbraccio con la mamma e gli sorride inseguendolo con uno sguardo di grande complicità.

Il dono

Quello degli organi non è l’unico modo di donare ed ecco allora che i rappresentanti delle varie associazioni morfassine prendono il microfono per raccontare il loro modo di offrire agli altri e qui si scopre il valore della comunità fatta da persone diverse che nella stessa settimana si cambiano di divisa per attività diverse ma sempre con lo spirito di gratuità. Sì, perché, in comunità così piccole come quella morfassina, i bisogni sono spesso del singolo – per un problema di salute, per esempio – ma a volte è necessario dare una mano al Comune stesso, come alla parrocchia o alla scuola.

Le associazioni

AVIS comunale (con Stefania Negri), la Pubblica Assistenza Croce Verde (con Marino Rapacioli), il Gruppo Alpini (con Flavio Casali), la Pro Loco Alta val d’Arda (con Silvia Antonioni), la Pro Loco di Casali (con Monica Casali) che ha anche presentato un video che riassume le tante attività del gruppo, la Pro Loco di Monastero (con Stefano Corradi) e la Pro Loco di Morfasso (con Alessandro Negri) fanno capire questa vitalità unica della collettività morfassina. Raccontano come la fatica diviene condivisione per donare aiuto, sicurezza, serenità, cultura, spensieratezza, ogni realtà con la propria specifica declinazione.

Durante la presentazione delle associazioni è il piccolo Diego a sorprendere tutti portando un regalo da far avere al Giordano, che ha conosciuto solo attraverso il film appena proiettato.

Arriva anche Valter Sirosi, presidente del Cineclub Piacenza G. Cattivelli, che ha prodotto il cortometraggio di Tiramani, anticipando che si sta lavorando per portare l’opera alla sezione FEDIC della Mostra internazionale del cinema di Venezia.

“Tutta la nostra esistenza è in prestito”

A tirare le somme dell’impegnativa e coinvolgente serata la parola va prima al nuovo parroco, don Nicolas, colpito in particolare da una scena del film, quando il cardiochirurgo che ha impiantato il nuovo cuore osserva le sue mani e risponde alla mamma “Io le ho solo avute in prestito”; “Tutta la nostra esistenza è in prestito” ricorda il parroco “e Gesù è stato il primo a donare la sua stessa vita per tutti noi”.

Microfono, infine, al sindaco Paolo Calestani che si è detto orgoglioso di amministrare da tempo una comunità così viva e solidale e concludendo con “in questa vita dove tutto è incombente e di fretta dobbiamo imparare a fermarci un attimo per riflettere seriamente sui valori importanti della vita, come quello del dono, in tutte le sue espressioni.”

Siamo ai saluti finali ma Tiramani riprende il microfono, con la voce rotta: “Nella mia vita da soccorritore in Italia e all’estero mi è capitato più volte di trovarmi accanto a famigliari ai quali veniva chiesto se acconsentivano al prelievo degli organi del loro caro che non aveva più speranze; il loro ‘Sì equivale a dire stop alla sua vita e mai alcun famigliare dovrebbe essere chiamato a tale decisione. Nessuno – però – si ricorda mai dei donatori e dei loro famigliari per cui vi chiedo un gesto simbolico importante: alziamoci in piede e facciamo un applauso per tutti loro…”

L’applauso non termina più e gli occhi si bagnano di nuovo di buono.

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