“Quando una provincia strategica come Piacenza registra una delle peggiori performance dell’export regionale, il minimo che ci si aspetterebbe è una valutazione specifica del problema. Invece dalla documentazione ufficiale ricevuta emerge esattamente il contrario”.
Lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato una risoluzione e una nuova richiesta di accesso agli atti dopo avere analizzato la documentazione trasmessa dalla Regione Emilia-Romagna sul tema dell’export, della competitività e delle misure di sostegno al sistema produttivo.
“Da mesi sentiamo parlare di internazionalizzazione, competitività e sostegno alle imprese. Poi però scopriamo che nei tavoli regionali dedicati all’export, tra il 2024 e il 2026, non sono stati affrontati temi specifici delle singole province. Una scelta che lascia perplessi soprattutto se si considera che Piacenza, secondo le stime richiamate nella mia interrogazione, registra un calo dell’export pari al 13,1 per cento, uno dei dati peggiori dell’intera regione”.
“La questione è politica e programmatoria. Se una provincia perde terreno, bisogna capire perché. Se un territorio strategico rallenta, bisogna intervenire. Invece emerge una Regione che monitora i fenomeni in modo generale ma che fatica a costruire strumenti realmente calibrati sulle esigenze dei singoli territori”.
“La stessa documentazione regionale conferma che non risultano attivate progettualità specifiche con Lombardia e Piemonte sul fronte dell’internazionalizzazione e della programmazione economica territoriale. Eppure Piacenza rappresenta il principale punto di connessione dell’Emilia-Romagna con queste due regioni, sia dal punto di vista logistico che manifatturiero. È difficile comprendere come si possa parlare di strategia senza valorizzare proprio il territorio che più di ogni altro svolge questa funzione”.
“Vogliamo conoscere i criteri con cui vengono distribuite le risorse, capire quali strumenti funzionano davvero, verificare quali risultati abbiano prodotto i bandi regionali e accertare se esistano analisi territoriali specifiche sulla situazione piacentina. Prima delle dichiarazioni servono i dati. Prima delle conferenze servono le verifiche”.
“La Regione continua a raccontare l’Emilia-Romagna attraverso le medie. Ma le medie spesso nascondono le differenze. E quando si nascondono le differenze si rischia di non vedere i problemi. Piacenza non chiede corsie preferenziali. Chiede soltanto di essere considerata per ciò che è: uno dei motori economici dell’Emilia-Romagna e una piattaforma strategica per l’intero sistema produttivo regionale”.
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