“Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale dice una cosa molto chiara: davanti alle grandi trasformazioni del nostro tempo, l’Emilia-Romagna sceglie di non arretrare e di non lasciare che siano le disuguaglianze a decidere chi vince e chi perde. È questa, a mio avviso, la vera forza del Patto”.
È il commento del consigliere regionale Luca Quintavalla (Pd), presidente della commissione Politiche economiche, a margine della firma del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, avvenuta a Bologna, nella Sala “Guido Fanti” dell’Assemblea legislativa, nella mattinata dell’8 settembre.
Non un semplice documento programmatico, ma una visione politica che mette insieme sviluppo, lavoro, sostenibilità e coesione sociale. E lo fa attraverso un metodo che appartiene alla storia migliore della nostra Regione: discutere, confrontarsi, condividere obiettivi e responsabilità. Il nuovo Patto ha il merito di guardare in faccia le sfide che abbiamo davanti.
La crisi climatica e la sicurezza del territorio, la transizione energetica e digitale, la competitività delle imprese, la difesa della sanità pubblica, il caro casa, la qualità del lavoro e il futuro delle giovani generazioni non sono questioni separate: fanno parte della stessa idea di sviluppo.
Particolarmente significativa è la scelta di includere l’economia sociale, riconoscendo il valore delle comunità, del Terzo settore e di tutte quelle esperienze che ogni giorno contribuiscono a costruire inclusione, solidarietà e benessere. È un modo concreto per affermare che la competitività di un territorio non si misura soltanto dalla sua capacità di produrre ricchezza, ma anche dalla capacità di distribuirne opportunità e diritti.
Questo Patto rappresenta un impegno preciso: tradurre gli obiettivi condivisi in politiche concrete, continuando a investire sulle persone, sulle imprese e sui territori, senza dimenticare le aree interne, la montagna e le periferie, in sintesi ‘insieme, con cura’.
L’Emilia-Romagna ha costruito la propria forza sulla capacità di tenere insieme crescita e solidarietà, innovazione e comunità. Oggi quella stessa capacità viene chiamata a misurarsi con una fase nuova. Il nostro compito è raccogliere questa sfida con coraggio e pragmatismo, perché la transizione non diventi una fonte di nuove disuguaglianze, ma l’occasione per costruire un modello di sviluppo più moderno, sostenibile e giusto. Questo è il senso politico del nuovo Patto: non difendere semplicemente ciò che siamo, ma costruire insieme ciò che vogliamo diventare”.
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