Attualità

Fol in Fest in Alta Val Tidone, César Brie emoziona con “Moriremo domani”

“Moriremo domani” è il titolo, ad effetto, dello spettacolo teatrale che giovedì sera ha animato e richiamato il pubblico in piazza della Chiesa nella località di Nibbiano (nel comune di Alta Val Tidone). L’evento rientra nel programma della quarta edizione del Fol in Fest 2025, iniziato mercoledì 23 luglio e che si svilupperà per tutto il fine settimana nei comuni piacentini di montagna di Alta Val Tidone, Morfasso, Ottone e Ferriere.

Lo spettacolo

A mettere in scena lo spettacolo teatrale, che ha appassionato il pubblico, è stato il regista, attore e scrittore César Brie che ha lavorato con un gruppo di ragazzi diplomatosi nel 2023 all’Accademia dei Filodrammatici di Milano e che per oltre un anno si sono trovati all’Isola del Teatro per creare quest’opera. “È uno spettacolo nato con gli studenti – ha dichiarato Brie – basato sul testo di una canzone della cantante rock SoKo (pseudonimo di Stéphanie Alexandra Mina Sokolinski, ndr) e parla dell’adolescenza e del passaggio all’età adulta”.

Il risultato è stato un canto fragile e intenso alla giovinezza perduta, un mosaico di ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza degli attori-autori attraverso storie personali e oggetti simbolici.

La cultura di massa arriva ovunque

“La cultura di massa oggi arriva ovunque – ha proseguito il regista – quindi non c’è una differenza grande tra una persona che vive a Milano e una che vive a Nibbiano. Siamo tutti figli del nostro tempo, dove il nostro tempo è contemporaneo e si sviluppa grazie ad internet. Il significato culturale e sociale del teatro è un altro: è quello di condividere, di comunicare. Un piccolo gruppo di persone asserva un altro piccolo gruppo di persone che sono gli attori e creano un rapporto che è unico ogni volta”.

Anima e idoli

E quindi il link al team del festival, l’anima e gli idoli. “Lo spettacolo parla della nostra società che esalta l’apparenza e tutto ciò che è effimero – ha concluso Brie -. Abbiamo una scena che si chiama proprio “idoli”, dove gli attori supplicano i loro idoli e si confessano con loro. Penso che oggi, in mezzo alla globalizzazione, ci sia anche un enorme bisogno da parte dei giovani di toccare altre cose più profonde e questo spettacolo credo che lo abbia dimostrato”.

Inatti lo spettacolo è una drammaturgia originale degli stessi attori in scena, una raccolta di storie personali, incentrate su ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, e cerca di trovare un significato universale in queste esperienze. Il tema principale è il passaggio all’età adulta.

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