Economia

Food delivery, Confesercenti: “Una soluzione deve essere trovata, il quadro concorrenziale va riequilibrato”

Confesercenti interviene in merito alla situazione del delivery in Italia. “In particolare legata alle evidenti storture che colpiscono sia gli addetti (spesso sotto pagati e senza tutele) ed il mondo delle imprese del settore dei pubblici esercizi che devono sottostare a pesanti contratti (ormai allineati a costi nell’ordine del 30% sul valore dei prodotti oggetto del trasporto)“.

Una situazione non più sostenibile sia dal punto di vista etico che della sostenibilità di impresa e che deve vedere un immediato intervento normativo. Come più volte la nostra sede ha sottolineato anche a livello regionale e nazionale“.

LA NOTA DI CONFESERCENTI

Il lavoro dei rider, così come vengono chiamati i lavoratori addetti alla consegna dei pasti, è un servizio sempre più utilizzato dalle pmi della ristorazione italiana.

E’ un servizio in forte espansione, che porta con sé anche forti criticità sia per i lavoratori che vi operano sia per le attività che si avvalgono per la consegna dei propri prodotti.

Emerse diverse falle

Negli ultimi anni questo servizio, prima sconosciuto o poco utilizzato, ha fatto emergere diverse falle, legate alle problematiche lavorative, di sostenibilità economica e di responsabilità.

Le persone che decidono di intraprendere questo tipo di lavoro, sono spesso immigrati, persone in difficoltà e giovani in cerca di un’occupazione che sono costrette a sopportare vessazioni e soprusi per garantirsi una misera retribuzione.

Le difficoltà dei ristoratori

Oltre agli sforzi che queste persone devono affrontare nell’esercizio e nel mantenimento della loro attività, è doveroso ricordare anche le difficoltà che affrontano i ristoratori da cui arrivano gli ordini, che si devono affidare a piattaforme di delivery onerosissime che spesso portano anche ad un  azzeramento dell’utile aziendale.

A preoccupare Confesercenti è proprio il dumping contrattuale, alimentato da una giungla di quasi mille contratti collettivi nazionali di lavoro depositati al Cnel, che crea una concorrenza sleale con conseguenze su lavoratori e imprese. Nei soli comparti del terziario e del turismo, i contratti pirata causano perdite elevatissime per i lavoratori, comprimendone salari e tutele, e conseguentemente gravano anche sulle casse dello stato.

“Un evidente squilibrio competitivo”

Commenta così Fabrizio Samuelli (direttore di Confesercenti Piacenza): “questo tema lo abbiamo già portato alla attenzione delle nostre sedi nazionali e regionali perché investe in modo preoccupante lavoratori ed imprese. Esiste un evidente squilibrio competitivo tra le grandi piattaforme distributive e di e-commerce internazionali, con economia di scala immense, che si confrontano con microimprese che sostengono da sole costi fiscali e gestionali crescenti. Occorre riportare al centro le imprese dei territori: chi produce, chi distribuisce, chi eroga servizi nelle città, nei quartieri, nei borghi. È lì che si crea valore reale, si tiene insieme la comunità e si costruisce ogni giorno quella coesione sociale di cui il Paese ha bisogno” avvertendo che i giganti dell’e-commerce, grazie alla loro struttura internazionale e alle regole dell’Unione europea, “possono spostare profitti e imposte dove è più conveniente”.

Per anni anche Confesercenti ha chiesto una web tax che riequilibrasse questo divario. E su questo “Una soluzione deve essere trovata. Il quadro concorrenziale va riequilibrato” ha sottolineato.

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