Politica

Foreste, Albasi (Pd) al tavolo regionale: “Servono strumenti pensati anche per la specificità del Piacentino”

Il Consigliere regionale Lodovico Albasi ha partecipato al Tavolo Regionale di Settore Forestale convocato dalla Regione Emilia-Romagna, portando all’attenzione dell’incontro alcune delle principali questioni che interessano il territorio piacentino e, in particolare, le aree interne e montane.

LA NOTA DI ALBASI

“La futura programmazione forestale può rappresentare un’opportunità importante – sottolinea Albasi – ma deve riuscire a misurarsi con le caratteristiche molto diverse dei territori. Nel piacentino abbiamo innanzitutto una fortissima frammentazione delle proprietà, con boschi passati attraverso successioni ereditarie, proprietari talvolta difficilmente individuabili o residenti all’estero. A questo si aggiunge, soprattutto nell’alta montagna, la realtà storica dei comunelli, proprietà collettive nate secoli fa per consentire alle comunità locali di utilizzare il bosco e ricavarne risorse anche a beneficio delle proprie frazioni. Sono peculiarità che devono essere considerate”.

Altro tema sollevato da Albasi è quello dell’abbandono dei boschi e dei terreni agricoli. La progressiva perdita di redditività dell’attività agricola in montagna ha infatti favorito negli anni l’espansione spontanea delle superfici boscate su aree un tempo coltivate.

Evitare che l’abbandono diventi irreversibile

“Dobbiamo evitare che l’abbandono diventi irreversibile. Quando un terreno non viene più coltivato, progressivamente viene riconquistato dalla vegetazione e può perdere la propria precedente funzione agricola. Per questo occorre rendere conveniente continuare a presidiare e gestire il territorio, sia per chi fa agricoltura sia per chi si prende cura del bosco”.

A questo si lega anche la necessità, secondo il consigliere, di individuare strumenti che facilitino il recupero e la gestione dei boschi oggi abbandonati, consentendo, nel rispetto della proprietà e delle norme forestali, a chi è disponibile a occuparsene di utilizzare anche il legname prodotto.

Serve una gestione ordinata nei boschi

“L’obiettivo non è semplicemente tagliare alberi, ma riportare una gestione ordinata nei boschi: favorirne la rigenerazione, governare le acque e ridurre le situazioni di rischio. Nel piacentino vediamo ancora le conseguenze del gelicidio del 2015, con alberi danneggiati o caduti rimasti in molte aree forestali. La manutenzione del bosco è quindi anche e soprattutto una questione di prevenzione del dissesto idrogeologico”.

Albasi ha poi posto l’accento sulla necessità di costruire una vera filiera locale del legno, dalla gestione del bosco fino alla lavorazione e commercializzazione.

“Una parte molto consistente del legname che utilizziamo arriva dall’estero, mentre contemporaneamente abbiamo superfici forestali che aumentano e spesso non vengono valorizzate. Dobbiamo programmare oggi pensando anche alla qualità del legno che produrremo tra quindici o vent’anni. Il bosco deve poter essere non soltanto un patrimonio ambientale, ma anche una risorsa economica per chi vive e lavora in montagna”.

Da qui anche la riflessione sugli strumenti della Politica agricola comune PAC e sulla necessità di rafforzare gli incentivi per la gestione forestale: “Se per un agricoltore è economicamente più conveniente mantenere un terreno agricolo che occuparsi di un bosco, è inevitabile che la gestione forestale venga trascurata. Dobbiamo rendere più conveniente anche mantenere, utilizzare in maniera sostenibile e valorizzare il patrimonio boschivo, sostenendo chi si occupa del taglio, della manutenzione e della commercializzazione del legname”.

Una filiera regolata e tracciabile

Il tutto, sottolinea Albasi, deve avvenire dentro una filiera regolata e tracciabile, capace anche di contrastare il commercio illegale del legname e di valorizzare maggiormente la produzione locale.

Infine, il consigliere ha richiamato il percorso già avviato dalla Regione sui castagneti, evidenziando la necessità di definire con precisione le superfici interessate e di sostenere chi sceglie di mantenerle o recuperarle.

“La sfida – conclude Albasi – è tenere insieme redditività, cura del territorio, prevenzione del dissesto e qualità della produzione forestale. Se vogliamo che la montagna continui a essere abitata e presidiata, anche il bosco deve tornare a rappresentare una risorsa e non essere semplicemente lasciato all’abbandono”.

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